Nick Cave in concerto in Versilia, il felice ritorno dal silenzio con i suoi The Bad Seeds
Corriere della Sera - Cultura

Nick Cave in concerto in Versilia, il felice ritorno dal silenzio con i suoi The Bad Seeds

Martedì 23 giugno 2026
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Una ricerca dell’anima lontano dalle opinioni altrui: venerdì a La prima estate al Lido di Camaiore

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Nick Cave in concerto in Versilia, il felice ritorno dal silenzio con i suoi The Bad Seeds

di Edoardo Semmola

Una ricerca dell’anima lontano dalle opinioni altrui: venerdì a La prima estate al Lido di Camaiore

Prima di mettersi in viaggio per Dublino e Atene, dove suonerà domani, e poi da Atene a noi, dove lo aspettiamo, venerdì, al Lido di Camaiore ospite de La Prima Estate, Nick Cave stava cercando il silenzio. «Ne ho molto bisogno, affinché le parole trovino la loro strada — scriveva attraverso la newsletter Red Hand Files prima dell’inizio del tour — e io abbia qualcosa da cantare quando entrerò in studio per iniziare quello che potrebbe, in un futuro lontano, quando tutte le stelle si allineeranno e i pianeti batteranno le mani dalla gioia, diventare il prossimo disco dei Bad Seeds».

Racconta di aver messo sotto silenzio, appunto, il telefono: niente social, ma non li ha mai frequentati, soprattutto niente dibattito politico che bolla come «stressante come una sorta di acufene». Il silenzio dunque. «Con attenzione alle cose che mi circondano, e libero dalle opinioni incessanti degli altri, per il bene dell’anima». Una frase, quest’ultima, che meglio di molte altre rappresenta una fotografia di quello che il multiforme iper-introspettivo geniale cantautore australiano è diventato oggi: un artista che da tantissimo tempo è in lotta con se stesso per uscire vivo dalla tempesta della vita, e che finalmente sta assaporando la pace.

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Nick Cave è uno dei pochi rimasti di quella meravigliosa scuola di cantautori rock tutta esuberante carisma, razionale follia, apocalisse psicologica e buio nell’anima. Chi lo segue da sempre rimarrà legato a capolavori difficilmente eguagliabili come The First Born Is Dead, The Good Son, The Boatman’s Call. Ma sarà rimasto colpito dalla recente «rinascita». Sono passati due anni da Wild God, l’ultimo potentissimo album in studio realizzato con i suoi Bad Seeds, la band con cui è diventato leggenda negli anni Novanta. E se l’anima del nuovo disco avrà come sembra le sue radici piantate nel bisogno di silenzio, c’è da aspettarsi l’ennesimo cambiamento di approccio e visione del songwriter vivente più influente sulla scena internazionale. Già con Wild God , album solare ma tutt’altro che figlio di un bisogno di silenzio, si era lasciato alle spalle il mood gotico — ma non la sua estetica — disperato, avvelenato e vampiresco che lo ha a lungo caratterizzato.

E ha rinforzato il legame con il suo (e non solo suo) maestro d’elezione Leonard Cohen, mettendosi sul sentiero da lui tracciato che va dalla tragedia alla redenzione. Certo, alcune spigolosità alla Tom Waits e alla Johnny Cash e un orizzonte narrativo sopra le righe e dylaniano, non le abbandonerà mai. Ma proprio «orizzonte» forse è diventato la sua nuova parola di riferimento: lo punta, lo scorge, ora sembra crederci, con gioia quasi, pur con le dovute e ineliminabili scorie di una vita puntellata di tragedie, perdite e vuoti incolmabili, droga, amori disperati, tendenze autodistruttive e soprattutto di una poesia che più nera non ce n’è.

Questa sua continua evoluzione senza mai rinnegare le tappe precedenti del viaggio rendono l’esperienza di vederlo dal vivo per alcuni quasi religiosa, mistica, per altri una seduta psicanalitica, un’immersione nel mistero, la ricerca dello sprofondo e poi dell’estasi, perché questa sua rara incredibile capacità di prendere a uno a uno gli ascoltatori per la mente e per le viscere allo stesso tempo e traghettarli in mondi inesplorati, è la cifra stilistica della sua arte.

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23 giugno 2026 ( modifica il 23 giugno 2026 | 08:15)

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