La mela in marcia
La mela in marcia
di Massimo Gramellini | 23 giugno 2026I tuoi preferiti
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Quando ho letto che Alex Schwazer aveva vinto una maratona di marcia a 41 anni sbriciolando il record italiano, sono stato attraversato da un pensiero malizioso che la ragione ha subito provveduto a scacciare. Come si può anche solo ipotizzare che un campione olimpico già condannato due volte per doping ci abbia provato di nuovo, e a un’età in cui chi pratica lo sport lo fa solo a livello amatoriale? Perché avrebbe dovuto distruggere l’aura di martire e vittima del sistema che la seconda condanna, piena di ombre, gli ha lasciato addosso? Non è nemmeno uno di quegli ex fuoriclasse incapaci di riadattarsi alla vita normale. Ha un lavoro, una famiglia e, immagino, un conto in banca che gli consente di ricominciare a marciare dopo la squalifica senza altri scopi che la passione. E invece.
E invece il laboratorio di Colonia sostiene di avergli di nuovo trovato tracce di doping nel sangue e nelle urine. Dopo dieci anni dall’ultima volta e quattordici dalla penultima. Questo stupefacente triplete rende impossibile il compromesso. O Schwazer è un autolesionista incapace di correggersi e ossessionato dalla voglia di primeggiare a qualsiasi costo e a qualsiasi età. Oppure c’è davvero qualcuno nel mondo dell’atletica che lo detesta al punto da perseguitarlo persino da pensionato. In entrambi i casi, una situazione esagerata che fa di lui un personaggio tragico. Condannato a marciare per tutta la vita su un binario obbligato: senza la volontà, o la possibilità, di scartare.
23 giugno 2026
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