Paolo Kessisoglu e la battaglia per la salute mentale dei giovani: «I tentati suicidi sono il ricovero più frequente»
Dalla canzone nata dopo il crollo del ponte Morandi all'associazione «C'è da fare»: il comico racconta l'impegno per adolescenti e famiglie in difficoltà e porta a Cuneo lo spettacolo sulla salute mentale
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Paolo Kessisoglu e la battaglia per la salute mentale dei giovani: «I tentati suicidi sono il ricovero più frequente»
di Luca CastelliDalla canzone nata dopo il crollo del ponte Morandi all'associazione «C'è da fare»: il comico racconta l'impegno per adolescenti e famiglie in difficoltà e porta a Cuneo lo spettacolo sulla salute mentale
In principio fu una canzone, o quasi. Nel 2019 Paolo Kessisoglu pubblicò C’è da fare, un brano collettivo (con Gino Paoli, Gianni Morandi, Giorgia, Annalisa e una ventina di altri cantanti) a sostegno della sua città, Genova, ferita dal disastro del ponte Morandi. Qualche anno dopo, nel 2023, «C’è da fare» ha dato il nome all’associazione fondata dall’attore genovese con la compagna Silvia Rocchi, che si occupa di progetti per adolescenti e famiglie in grave stato di disagio psicologico e psichiatrico. Tra le prossime iniziative rientra C’è da ridere, spettacolo sulla salute mentale, giovedì sera (25 giugno) al Teatro Toselli di Cuneo con Kessisoglu, Marta & Gianluca, Ghemon, Filippo Giardina, Serena Bongiovanni e Fill Pill. «L’associazione non è nata dalla canzone per Genova», dice Kessisoglu. «Ma quando l’ho scritta mi sono subito reso conto che quel titolo avrebbe potuto funzionare anche in altre circostanze».
Come mai la salute mentale dei giovani? Qual è stata la scintilla?
«Il Covid. Durante la pandemia ho letto un articolo che descriveva una situazione di enorme disagio tra gli adolescenti, con numeri in crescita tra depressione e tentati suicidi».
A Cuneo porterete uno spettacolo comico: si può ridere sulla salute mentale?
«Secondo me sì. Il prendersi un po’ in giro, anche nel rapporto dei genitori con i figli, con le proprie e le loro fragilità, è già un primo modo per vedere i problemi e incominciare a risolverli».
Come ha messo su la squadra degli artisti?
«Lo spettacolo gira da un po’ di tempo e visti i nomi coinvolti e le loro agende non è possibile avere sempre gli stessi. La mia idea è che ciascuno presenti qualcosa legato al tema della serata o lo scriva ad hoc. Lo hanno fatto per esempio Ghemon, con un pezzo sulle ansie di sua madre, e Filippo Giardina, con un intervento sul continuare a sentirsi giovani nonostante l’età che avanza. Io farò un monologo sulle differenze generazionali raccontate attraverso i testi delle canzoni. Sarà anche un ringraziamento alla città di Cuneo e all’azienda Kahru, che per la seconda volta ci ha coinvolto nella corsa “Run the Night”, la sera successiva».
Lei sarà al via anche della corsa?
«Purtroppo no, perché ho un legamento del ginocchio che è lì che penzola e non posso correre. Io e la mia compagna Silvia Rocchi — da grandi appassionati della bicicletta — di solito partecipiamo alle attività ciclistiche legate ai nostri eventi. Al 99%, però, venerdì sulla griglia di partenza ci sarà Ghemon».
L’associazione ha compiuto tre anni. Cosa ha scoperto da questa esperienza?
«Che non è vero che viviamo in una società fatta solo di hater. Se chiedi aiuto nel modo giusto, trovi un sacco di persone generose e disponibili a dartelo».
E dai ragazzi che ha incontrato?
«In genere entriamo in contatto con i genitori, sia per ragioni di privacy sia per la serietà dei problemi che riguardano i ragazzi. Nelle email che riceviamo ci sono tutte le difficoltà della situazione, anche quelle logistiche. Molti non sanno cosa fare, a chi rivolgersi, per questo stiamo lavorando a una mappatura dei servizi».
Quali sono i problemi più diffusi tra gli adolescenti che seguite con i vostri progetti?
«Nelle attività con l’ospedale Niguarda di Milano, il motivo di ricovero più frequente è il tentato suicidio».
Sulla salute mentale dei giovani influisce anche quella degli adulti?
«Non è un adulto che balla in tanga su TikTok a spingere un ragazzo a fare l’insano gesto, ma di certo la sua autorevolezza è ormai venuta un po’ meno. Per non parlare di quella dei politici: se il presidente degli Stati Uniti e il primo ministro italiano passano due giorni a bisticciare sui social, allora siamo davvero alla follia».
Quello è tutto serbatoio per voi comici, no? Per esempio per la striscia curata da lei e Luca Bizzarri a «Dimartedì».
«Sì, ma noi di lavoro ne avremo comunque sempre e preferirei dei politici migliori. Anzi, lo chiedo proprio: non aiutateci così tanto».
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23 giugno 2026
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