Maledizione Brexit o assenza di leader?
Corriere della Sera - Cultura

Maledizione Brexit o assenza di leader?

Lunedì 22 giugno 2026
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Maledizione Brexit o assenza di leader?

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
ma si dimettono tutti ultimamente i primi ministri in Gran Bretagna? Che cosa sta succedendo?
Betti Palazzo

Ci credo che Starmer si è dimesso, non aveva scelta, con la destra di Farage che ha vinto ovunque dovrebbe abbandonare il Paese.
Matteo Galli

Per me non cambierà nulla, ormai la Gran Bretagna è un involucro vuoto.
Cristiano Rocco

Cari lettori,
nei dieci anni intercorsi dalla Brexit a oggi, il Regno Unito ha cambiato sette primi ministri (il sesto è stato Keir Starmer, il settimo sarà Andy Burnham, il sindaco uscente di Manchester che lo sostituirà). Tanti quanti nei precedenti quarant’anni. Da europei, ci piacerebbe se fosse una sorta di maledizione: chi lascia l’Europa muore.
Di sicuro la Brexit è stata un grave errore politico. Il Regno Unito aveva un piede nell’Unione e uno fuori. Era fuori dall’euro e da Schengen, ma partecipava alla libera circolazione dei cittadini europei: il che significa che l’economia attingeva a piene mani tra i migliori giovani spagnoli, francesi, polacchi e ovviamente italiani, che andavano a lavorare e a studiare a Londra. Ora non è più così. Per andare a Londra ci vogliono visto e passaporto, per restarci bisogna avere uno stipendio da quasi ricco.
Tuttavia la debolezza del sistema è dovuta ad altri due fattori. La crisi del sistema bipartitico. L’ascesa dei liberaldemocratici al centro, di Farage a destra, dei verdi a sinistra ha mandato in crisi le due forze tradizionali, i conservatori e i laburisti. Nel 2010 Cameron andò al potere senza la maggioranza assoluta. Due anni fa i laburisti di Starmer conquistarono 412 seggi su 650 con appena un terzo dei voti. Questo ovviamente indebolisce i governi, che si trovano a rappresentare una minoranza di elettori.
Ma la causa principale è l’assenza di leader. E se una Thatcher o un Blair non si ritrovano dietro l’angolo, ci si può chiedere se oggi sarebbero riconosciuti in un mondo social che premia il più «simpatico» (anche Boris Johnson fu considerato tale, prima del brusco risveglio del Covid) rispetto al migliore. E deve ancora arrivare Farage.

22 giugno 2026

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