Troppi festival con qualcuno messo in castigo
Corriere della Sera - Cultura

Troppi festival con qualcuno messo in castigo

Lunedì 22 giugno 2026
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«Vengo anch’io, no tu no»: non è soltanto il titolo di una divertente e amara canzone di Enzo Jannacci; è anche una certa filosofia festivaliera... Servirebbe più ironia per non prendersi troppo sul serio

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Troppi festival con qualcuno messo in castigo

Giancristiano Desiderio | 22 giugno 2026

«Vengo anch’io, no tu no»: non è soltanto il titolo di una divertente e amara canzone di Enzo Jannacci; è anche una certa filosofia festivaliera... Servirebbe più ironia per non prendersi troppo sul serio

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Festival, rassegne, retrospettive, kermesse, incontri, seminari, laboratori, workshop, saloni, corsi e ricorsi tutt’altro che storici (che Vico ci perdoni) e poi mostre, cicli, biennali e ancora e ancora e ancora senza soluzione di continuità.
L’Italia può essere definita in tanti modi ma oggi è senz’altro il Paese dei festival. Sapete quanti se ne organizzano e naturalmente finanziano? Beh, nessuno conosce il numero esatto ma ciò che si sa è che in Italia ogni anno vanno in scena la bellezza di oltre tremila festival. Nessuno in Europa è al nostro passo. Siamo il fanalino di coda per il debito pubblico, ma sulla mania festivaliera non ci batte nessuno. I campioni siamo noi.

Dal Festival di Sanremo a salire — o a scendere, questo dipende, forse, dalla vostra personale valutazione — ne abbiamo per tutti i gusti: filosofici, letterari, scientifici, economici, fisici, storici, artistici, politici, biologici, tecnologici, sentimentali, geografici e ancora e ancora e ancora senza soluzione di continuità anche qua.
Ma non si sarà esagerato con la teoria e la pratica dei festival su qualunque cosa?
Da Nord a Sud, per quattro stagioni, la Penisola è attraversata da festival e controfestival. Con quali risultati?

Molte sono le spese statali e regionali, pochi gli effetti culturali, tantissime sono le polemiche ideologiche.
Si parte con l’inclusione e si arriva all’esclusione.
Si parla di tolleranza e si genera intolleranza.
Si esaltano il confronto e il rispetto e ci si ritrova nello scontro e nella delegittimazione.
Si inizia con la Repubblica di Platone e si finisce con la feccia di Romolo.
Vengo anch’io, no tu no: non è soltanto il titolo di una divertente e amara canzone di Enzo Jannacci; è anche la filosofia festivaliera in cui a guardar bene c’è sempre qualcuno da mettere in castigo.
Servirebbe più ironia per non prendersi troppo sul serio.
A pensarci bene manca il festival dell’ironia.

22 giugno 2026 ( modifica il 22 giugno 2026 | 19:49)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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