Per l’AI servono regole globali
Crea problemi sociali, senza un governo farà danni come ne ha fatti la finanza
Per l’AI servono regole globali
Giulio Tremonti | 21 giugno 2026Crea problemi sociali, senza un governo farà danni come ne ha fatti la finanza
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Come cinque secoli fa l’invenzione della stampa a caratteri mobili ha diffuso il sapere, fino ad allora custodito e monopolizzato dalla Chiesa nei suoi monasteri, come ne Il nome della Rosa, così oggi, con il salto dalla carta alla rete, la storia si ripete ma al contrario, con il sapere che è di nuovo verticalizzato e concentrato nelle mani degli «oligarchi» della rete. Come nella Montagna Incantata il gesuita Naphta dice che tutto nel suo mondo è cambiato con il passaggio da Tolomeo a Copernico, così oggi la Silicon Valley, dominando tanto Wall Street quanto Capitol Hill, concentra ed esercita un potere senza limiti, sviluppato universalmente sulla rete e sintetizzato nell’intelligenza artificiale. Questo un caso in cui l’aggettivo artificiale incombe sul sostantivo intelligenza e quasi lo assorbe, un po’ come in Goethe con Mefistofele che ghermisce l’anima di Faust.
Ma andiamo alle origini. C’è una leggenda sull’origine della rete: i tecnici che la sviluppavano dicevano di avere una «visione». Ma anche al «Dipartimento di Stato» avevano una visione. Terminata la Guerra fredda si consentì infatti che internet uscisse dai forzieri militari in cui era nato per svilupparlo in base al più estremo laissez-faire regolamentare e fiscale, dato l’obiettivo strategico di irradiare e diffondere nel mondo i valori occidentali. È stato così che rivoluzione digitale e globalizzazione politica sono state contemporanee e tra di loro complementari.
Nel 1994 in controtendenza rispetto al pensiero allora dominante ho scritto un libro intitolato: Il fantasma della povertà. C’era scritto che si stava passando dalle «res» alle «new properties», dalla vecchia ricchezza materiale a nuove e sofisticate forme di ricchezza «immateriale». E poi nel 1998 su Liberal un articolo sui conseguenti effetti politici: Ce la farà Tocqueville ad avere la meglio su internet?. Un articolo in cui era scritto che: «Nel labirinto informatico l’intelligenza naturale può perdersi o cedere ed essere sostituita da forme di intelligenza artificiale non solo invasiva ma tout court sostitutiva delle mente umana».
Oggi è evidente il rischio che l’IA produca effetti negativi e non limitati al mondo del lavoro, ma estesi alle strutture sociali: dallo straniamento alla solitudine nella moltitudine, dal nichilismo all’esplosione della violenza irrazionale, dal distacco dalla politica al populismo. E non solo questo: tra evoluzione e salto di specie il rischio delle possibili mutazioni va molto oltre.
Un caso su tutti: il nostro cervello ci si presenta oggi come una macchina estremamente sofisticata, ma finora unica. E pure oggi non si può escludere l’apparizione di un novum organum, come nel linguaggio dei francescani di Oxford: un cervello fatto da componenti artificiali. Con effetti drammatici, per esempio nel campo militare: non più l’uomo che uccide l’uomo, ma la macchina che decide di uccidere l’uomo.
Oggi quello che è certo è che la politica non può più procedere come l’Angelus novus, con la testa rivolta all’indietro. Finora le classi dirigenti hanno creduto nel mercato, in un’idea che da ultimo è degenerata nella finanza. Dopo la crisi globale del 2008 fu rilevato dall’Italia che non si poteva vivere in un mondo in cui l’unica regola era che non ci fossero regole. Fu fatta allora la proposta di introdurre un Global Legal Standard, una proposta che fu tuttavia battuta dal fanatico crematismo della finanza.
Oggi che ai vecchi pericoli se ne aggiungono di nuovi e peggiori è di nuovo tornata la ragione per pensare alla necessità di regole non solo locali, ma globali e globali come è globale l’IA. E dunque regole valide non solo negli USA e nell’Unione Europea, ma anche in Cina.
Oppure c’è un’altra e non così remota ipotesi. L’ipotesi che la storia del sapere faccia un altro salto, ma questa volta all’indietro: l’ipotesi che nel suo sviluppo illimitato l’IA divori sé stessa, con la fine prossima ventura dell’energia necessaria per produrla sulla terra!
21 giugno 2026
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