«Mai stanca di vivere», una Oriana Fallaci inedita nel racconto di Riccardo Nencini a Santa Maria Capua Vetere
Corriere della Sera - Cultura

«Mai stanca di vivere», una Oriana Fallaci inedita nel racconto di Riccardo Nencini a Santa Maria Capua Vetere

Domenica 21 giugno 2026
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Martedì 23 alla Domus Svelata di via Cappabianca la presentazione del libro dell'ex senatore e viceministro divenuto il biografo della celebre giornalista e scrittrice

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«Mai stanca di vivere», una Oriana Fallaci inedita nel racconto di Riccardo Nencini a Santa Maria Capua Vetere

di Piero Rossano

Martedì 23 alla Domus Svelata di via Cappabianca la presentazione del libro dell'ex senatore e viceministro divenuto il biografo della celebre giornalista e scrittrice

C’è una Oriana Fallaci pubblica, la scrittrice appassionata e l’inviata coraggiosa; e una un po’ più intima, che lascia emergere un ulteriore spessore del personaggio. 
È anche questo, in inedite parentesi del suo vissuto, che Riccardo Nencini racconta in Mai stanca di vivere (Mondadori) a 20 anni dalla scomparsa.

L’autore, già deputato e senatore socialista, poi viceministro alle Infrastrutture, ne parla martedì 23 alle 17 a Santa Maria Capua Vetere, ospite della Domus Svelata di via Cappabianca, su iniziativa del dipartimento di Lettere e Beni culturali dell’Università della Campania – Luigi Vanvitelli e della stessa location, apprezzato centro culturale.

Nencini, fiorentino come la Fallaci, può definirsi a buon diritto suo biografo autorizzato (per il lungo sodalizio tra i due). Ne ha descritto in passato tratti, slanci e coraggio in opere quali Morirò in piedi (Polistampa), Il fuoco dentro (Pagliai Editore), A Firenze con Oriana Fallaci (Giulio Perrone Editore). 
In Mai stanca di vivere. Passioni e tumulti di Oriana Fallaci, Nencini ne ricostruisce la storia personale oltre che intellettuale, mettendo insieme i ricordi di un’amicizia vera («intervallata da un litigio decisivo per poi arrivare ad un rapporto intimo e autentico») con materiali d’archivio e documenti inediti.

«Le nostre erano telefonate lunghissime, specie quando era a New York», racconta Nencini. «E ancor più alla vigilia dei ritorni a Firenze». L’autore svela come «Oriana, malata e ormai agli sgoccioli, era convinta di morire a settembre del 2006. E così fu». E di come gli ultimi mesi della sua vita «li trascorse alla spasmodica ricerca di un posto, una casa diversa dalla sua» dove poter lasciare questo mondo. 

A Firenze Fallaci aveva a quel tempo una abitazione in via Prati. «Ma lei voleva morire nella Torre dei Mannelli». 
Perché è lì, ricorda oggi Nencini, che il padre raccoglieva i partigiani di Giustizia e Libertà. «Era lì che Oriana, facendo la staffetta per 30 chilometri fino a Monte Giovi, riportava le granate che venivano poi lanciate contro i nazifascisti». Ed è sempre lì che nel ’44 il padre venne catturato e torturato dalla banda guidata da Mario Carità. 
Nencini racconta di come Oriana accompagnò la mamma Tosca ad un colloquio con Carità per chiederne la liberazione e, al ritorno verso casa, «si sentì male ed ebbe un aborto spontaneo». 

Ed è questa la vera vicenda umana che sottintese il suo Lettera a un bambino mai nato, «ultimato a mano nel 1967 ma pubblicato solo nel 1975». 
«Perché si convinse a darlo alle stampe? Perché Giglio, il direttore de L’Europeo, le aveva chiesto un’inchiesta sugli aborti clandestini. Dopo una settimana, si presentò da lui con il lavoro autobiografico». 

Mai stanca di vivere è pieno di altri riferimenti inediti su unadonna «intessuta nel fil di ferro», come la definisce Nencini. 
«Un raro caso di intellettuale italiana in grado di rompere schemi e categorie in cui spesso la cultura si è rinchiusa», pensa ancora di lei Giulio Sodano, direttore del Dipartimento di Lettere.

Sodano dialoga con l’autore assieme a Elena Porciani, associata di Letteratura italiana contemporanea, e all’ex deputata e attuale componente della segreteria regionale dei Dem, Camilla Sgambato. Che ammette: «Pur avendo assunto nel corso degli anni posizioni che non sempre ho condiviso, la sua vicenda intellettuale è stata un punto di riferimento imprescindibile per comprendere le contraddizioni e i grandi dibattiti del nostro tempo». 
A moderare l’incontro è Maria Luisa Chirico, già professore ordinario di Filologia classica e oggi presidente della Delegazione di Terra di Lavoro dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, a introdurlo Andrea Frizzera, Istituto italiano per gli studi storici di Napoli.

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