Giostra del Saracino di Arezzo, il trionfo del quartiere di Sant'Andrea
Corriere della Sera - Cultura

Giostra del Saracino di Arezzo, il trionfo del quartiere di Sant'Andrea

Domenica 21 giugno 2026
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È stata la gara dei «5», il punteggio massimo raggiunto cinque volte. L'intera città coinvolta

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Giostra del Saracino di Arezzo, il trionfo del quartiere di Sant'Andrea

di Salvatore Mannino

È stata la gara dei «5», il punteggio massimo raggiunto cinque volte. L'intera città coinvolta

La Giostra del Saracino dei 5 (ben 5 su 8 carriere) è di Sant'Andrea, quartiere che torna alla vittoria dopo un anno di digiuno, avvicina con 40 lance d'oro la regina dell'albo d'oro Santo Spirito, ora a un solo successo di distanza e stacca i tradizionali rivali di Porta Crucifera, coi quali non mancano i momenti di tensione sulla lizza, mentre vola qualche cazzotto di troppo che la polizia municipale fa fatica a contenere.

È un trionfo da 10 e lode, come il punteggio col quale i biancoverdi si portano a casa la lancia d'oro, consegnata dal neosindaco Marcello Comanducci, alla sua prima uscita ufficiale. È anche un punteggio netto, nel senso che entrambi i giostratori, Tommaso Marmorini e Saverio Montini colpiscono il centro cioè il massimo del tabellone, di più è impossibile fare.

La qualità tecnica della competizione è del resto altissima: gli otto tiri (non servono gli spareggi in una Giostra che è anche veloce) sono tutti dentro il dischetto che racchiude il punteggio massimo o a pochi millimetri di distanza. Considerando che il cerchio al centro del tabellone del Buratto ha un diametro di circa 5 centimetri e i cavalieri lo mirano in sella a un cavallo lanciato sopra i 50 km di velocità, l'impresa è notevole, specie sotto i riflettori della gara in notturna e non alla luce del sole.

C'è spazio anche per una piccola contestazione, con Elia Cicerchia che dà l'impressione anche lui di aver colpito il 5. È il tiro che darebbe a Santo Spirito almeno la certezza dello spareggio, esulta il giostratore, esultano i tifosi gialloblù in tribuna ma l'Araldo che annuncia i punteggi gela tutti:per la giuria è un 4, non un centro. Come vedersi negare un rigore al Var.

Cicerchia, che con la vittoria avrebbe raggiunto, insieme al compagno Gian Maria Scortecci, il mitico Tripoli Torrini al vertice della classifica dei cavalieri più vincenti di tutti i tempi (15 lance d'oro) non polemizza ma non è convinto: «Se hanno valutato che è un 4 vuol dire che è un 4», dice con amarezza ma si vede bene che è il primo a non crederci.

La gara era partita, dopo una giornata che Arezzo ha vissuta tutta all'insegna dei colori dei quartieri (per strada non c'era nessuno che non avesse al collo o al polso un foulard con i suoi), con il 4 messo a segno dal debuttante Leonardo Tavanti per Porta Crucifera, che nonostante l'ingaggio del Re taumaturgo Martino Gianni come allenatore (cura a suon di vittorie i malanni dei quartieri in cui arriva) non riesce a uscire dalla crisi. Seguono i 5 netti di Giulio Vedovini (appena 17 anni, figlio d'arte dell'allenatore Enrico, già gran giostratore per Sant'Andrea) per Porta del Foro, campione in carica, e dell'eterno Gian Maria Scortecci, ora anche consigliere comunale, per Santo Spirito. Poi la carriera per Sant'Andrea di Tommaso Marmorini: dalla tribuna si grida al punteggio basso, la giuria corregge in un altro centro.

Pare una Giostra destinata agli spareggi, ma le seconde carriere sparigliano le carte. Matteo Bruni, giovanissimo figlio di Piero, l'impiegato dell'archivio di stato morto nell'incidente sul lavoro del 2018, asfissiato dal gas Argon, fa subito centro anche lui che era al debutto in piazza Grande. Francesco “Tallurino” Rossi, l'eroe della Giostra di settembre, stecca invece il tiro per Porta del Foro, con un quattro appena alto.

Tocca a Cicerchia che conclude la carriera a braccia levate ma, come detto, è solo un illusione. A quel punto è match ball per Sant'Andrea, uno smash che Saverio Montini non sbaglia, andando sicuro sul 5. Esplode la piazza, esplode la festa biancoverde, con la consegna della lancia e la salita in Duomo di giostratori, dirigenti e torcida per il Te Deum di ringraziamento. Poi tutti al quartiere, per una pazza notte di gioia fino all'alba.

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