Sì, rimpiangiamo il passato (perché non ci rassegniamo al peggio)
Corriere della Sera - Cultura

Sì, rimpiangiamo il passato (perché non ci rassegniamo al peggio)

Domenica 21 giugno 2026
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Sì, rimpiangiamo il passato (perché non ci rassegniamo al peggio)

di Aldo Grasso | 21 giugno 2026

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Per paura del rimpianto ci condanniamo alla rassegnazione. In un’epoca d’ansia perpetua, fra venti di guerra, precarietà e inquietudine diffusa, fra le mattane di Trump e l’immaginario nero di Vannacci, persino il rimpianto cambia pelle. Non è più la pigra malinconia dei passatisti, ma un’arma di resistenza morale. 

Oggi ci scopriamo a rimpiangere Reagan e Bush, Andreotti Berlusconi e D’Alema e altri protagonisti di politiche nelle quali non ci riconoscevamo. Non perché fossero perfetti, tutt’altro, ma perché rappresentavano un identificabile ordine di grandezza, una leggibilità del mondo che oggi pare smarrita.

Il rischio è quello di essere liquidati come nostalgici, come cultori di un’età dell’oro che non è mai esistita. Ma il punto non è salvare il passato in quanto tale, è frenare la corsa verso il baratro. Ciò che rimpiangiamo sono valori e riferimenti che apparivano più solidi, meno esposti all’erosione permanente dell’incapacità, dell’incoerenza e della volgarità.

Rimpiangere non significa voler tornare indietro, ma usare il passato come metro di giudizio. Non è struggimento, bensì il desiderio feroce e l’ostinazione a non rassegnarsi al peggio. Che cos’è, in sostanza, se non la memoria che passa all’attacco? Un modo per dire che se quel senso di stabilità è esistito, può e deve esistere ancora.

21 giugno 2026

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