Arnaldo Pomodoro, l'arte patrimonio di tutti
La collezione dello scultore, scomparso nel 2025 e che il 23 giugno avrebbe compiuto cent'anni, comprende oltre duecento sue opere e una novantina di lavori di altri artisti. Da Mirò a Richter, da Martini a Boetti
Domenica 21 giugno 2026
Arnaldo Pomodoro, l'arte patrimonio di tutti
La collezione dello scultore, scomparso nel 2025 e che il 23 giugno avrebbe compiuto cent'anni, comprende oltre duecento sue opere e una novantina di lavori di altri artisti. Da Mirò a Richter, da Martini a Boetti
di Stefano Bucci«L’ideale per me è ambientare le opere tra la gente, le case, il verde, le vie di ogni giorno, in un confronto con il tessuto urbano e con il paesaggio. La scultura è una presa di uno spazio proprio entro lo spazio maggiore in cui si vive e ci si muove. Ha senso quando trasforma il luogo in cui è posta, senza alcuna monumentalità celebrativa,ed è come una creatura vivente, che muta nel volgere della luce e delle ombre, ma anche nell’incontro con le persone, creando un inconsueto dialogo tra opera e fruitore». Così Arnaldo Pomodoro (1926-2025) raccontava la sua collezione.
Una collezione che ospita attualmente più di duecento opere dello stesso Pomodoro (tra sculture e disegni, realizzati dal 1955 alla sua morte), a cui si aggiungono circa novanta opere di altri artisti, donate dagli stessi o da collezionisti privati che hanno voluto così sostenere la Fondazione. Un modo per stabilire un parallelo con alcuni dei protagonisti internazionali delle arti visive, dal secondo dopoguerra ad oggi: da maestri come Arturo Martini, Man Ray, Joan Miró, Osvaldo Licini e Hans Richter,fino a Lucio Fontana, passando per i compagni di strada come Enrico Baj, Gastone Novelli e Jannis Kounellis, arrivando ai più giovani Mario Schifano, Franco Angeli, Giulio Paolini e Alighiero Boetti, con importanti presenze internazionali come quelle di Georges Mathieu, Louise Nevelson, Sam Francis, Mark Di Suvero e David Smith.
Proprio grazie a questo confronto si documentano gli interessi, gli scambi e le corrispondenze culturali vissuti da Arnaldo Pomodoro e condivisi con alcuni tra i grandi del Novecento. Sono opere che spaziano dall’Informale, l’epoca in cui lo stesso Pomodoro esordiva, toccando le principali vicende delle neo-avanguardie, fino a giungere alle ultime tendenze, specie quelle italiane. Anche se oltre a questi maestri, un'influenza decisiva sarebbe comunque arrivata a Pomodoro da civiltà antiche e culture lontane,come l'arte monumentale dell'Antico Egitto, le città rupestri (ad esempio Petra, in Giordania), l'arte etrusca e le incisioni precolombiane. Elementi che di fatto hanno nutrito la sua passione per il segno arcaico e le superfici erose dal tempo.
«Si supera così - spiegava ancora Arnaldo Pomodoro - il limite di un’arte chiusa nei musei e nelle collezioni private, e l’opera diventa un patrimonio di tutti e acquista una valenza testimoniale del proprio tempo: riesce a improntare di sé un contesto e lo arricchisce di ulteriori stratificazioni di memoria».
Nell'immagine: Franco Angeli (1935-1988), «Senza titolo» (1964, tecnica mista, centimetri 155 x 200), dalla collezione di Arnaldo Pomodoro.
Su «la Lettura» #760, in questa App e in edicola, Stefano Bucci racconta mostre e iniziative dedicate all'artista Arnaldo Pomodoro nato cento anni fa il 23 giugno 1926 e scomparso un anno fa, il 22 giugno del 2025.
20 giugno 2026 ( modifica il 20 giugno 2026 | 19:48)
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