La generazione irraggiungibile
Da bambini, uscivamo al mattino e tornavamo per pranzo, scomparivamo di nuovo e riapparivamo all’ora di cena... Dai diciott’anni in su, la sparizione era a tempo indeterminato...
La generazione irraggiungibile
Beppe Severgnini | 20 giugno 2026Da bambini, uscivamo al mattino e tornavamo per pranzo, scomparivamo di nuovo e riapparivamo all’ora di cena... Dai diciott’anni in su, la sparizione era a tempo indeterminato...
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
La Generazione Irraggiungibile. Appena letto il titolo, immagino, avete pensato alla vanagloria di noi boomer (come noi, non c’è nessuno!). Sospetto legittimo, ma conclusione sbagliata. Generazione irraggiungibile in senso letterale: nessuno sapeva dove fossimo, soprattutto d’estate.
Da bambini, uscivamo al mattino e tornavamo per pranzo, scomparivamo di nuovo e riapparivamo all’ora di cena. Durante l’adolescenza, spesso, saltava anche la pausa-pranzo in famiglia. Dai diciott’anni in su, la sparizione era a tempo indeterminato. Uscivamo di casa, e chi s’è visto s’è visto.
Ricordo splendide giornate all’oratorio San Luigi: solo uno di noi veniva tenuto sotto controllo, perché il suo balcone s’affacciava sul campo di calcio. Ricordo uscite di due o tre giorni con gli scout: si telefonava a casa solo in caso di emergenza (che non mancava, bisogna dire). Ricordo, dopo l’esame di maturità, il viaggio con pulmino Volskwagen fino al Circolo Polare Artico (avevamo la patente da pochi mesi, eppure siamo tornati indietro). Una telefonata a casa alla settimana, a turno. Poi i genitori chiamati passavano l’informazione agli altri: sono ancora vivi.
A vent’anni, traversata degli Usa in camper, dalla Pennsylvania alla California e ritorno. Chiamavo casa dalla Death Valley e mamma Carla si limitava a dire: «Death Valley, valle della morte? Ma che brutto nome. Va be’, divertitevi, noi stiamo per uscire, ci sentiamo eh».
Oggi quando viaggio insieme alla famiglia di mio figlio Antonio, con due auto, chiedo: «Condividiamo la posizione?».
Perché accadeva? La Generazione Irreperibile non voleva farsi trovare? Be’, anche. Ma se avessimo voluto, non sarebbe stato possibile. Gli esseri umani, ai tempi, non avevano i telefoni cellulari. Grande invenzione, sia chiaro. Ma certe vacanze e certi viaggi, ragazzi, potete scordarveli. A meno di scaricare la nuova app StopBoomer: se i genitori vi scrivono, crea storie edificanti che li tranquillizzano («Camilla non può rispondere per qualche ora, è in biblioteca», «Tommaso ha dovuto spegnere il telefono, nel monastero è la regola»).
D’accordo, la app StopBoomer ancora non esiste. In attesa che la inventino, cari coetanei, diamoci una regolata.
20 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Beppe SevergniniLa generazione irraggiungibile
Sabato 20 giugno 2026 di Antonio PolitoLa deriva sessista di Donald il bullo
Venerdì 19 giugno 2026 di Susanna TamaroPaese smarrito, serve una cura
Venerdì 19 giugno 2026 di Massimo SideriCome si diventa i più ricchi della storia
Venerdì 19 giugno 2026 di Paolo LepriIn Svezia arriva la «legge spia»
Venerdì 19 giugno 2026 di Alessandro Lanza *La demografia che può mettere in crisi la Cina
Venerdì 19 giugno 2026 LEGGI TUTTI Beppe SevergniniLe Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti