«Ho venduto centinaia di statue false, ma non ho fatto niente di male». Robert Driessen e la peggior truffa d'arte d'Europa nel docufilm di Stefano Strocchi
Corriere della Sera - Cultura

«Ho venduto centinaia di statue false, ma non ho fatto niente di male». Robert Driessen e la peggior truffa d'arte d'Europa nel docufilm di Stefano Strocchi

Sabato 20 giugno 2026
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L'artista olandese fallito che spaccia falsi Giacometti dalla Thailandia antieroe dell'ultima opera del regista torinese. Un racconto sul genio e il talento (mancato) «tra Lupin III e Kill Bill»

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«Ho venduto centinaia di statue false, ma non ho fatto niente di male». Robert Driessen e la peggior truffa d'arte d'Europa nel docufilm di Stefano Strocchi

di Fabrizio Dividi

L'artista olandese fallito che spaccia falsi Giacometti dalla Thailandia antieroe dell'ultima opera del regista torinese. Un racconto sul genio e il talento (mancato) «tra Lupin III e Kill Bill»

Se esiste una differenza tra «essere» un artista e «fare» opere d’arte, il documentario di Stefano Strocchi Truffa a regola d’Arte è il modo migliore per comprenderla. Coprodotto da Indyca e sostenuto da Fctp, il film è in programma lunedì alle 21 (e martedì alle 19) al Cinema Centrale con il regista torinese, da molti anni residente a Berlino, che accompagnerà il pubblico in una vicenda ambientata nel mondo dei falsari. «Ho diretto molti doc “crime”, ma non amo la chiave truculenta e morbosa. Volevo piuttosto ispirarmi a una storia simile a un’avventura di Lupin III, ed è così che mi sono imbattuto nella vicenda di un falsario che è riuscito a vendere centinaia di statue “firmate Giacometti” dalla sua casa in Tailandia».
Il film procede al ritmo di un accattivante «sound» western cui ha collaborato anche Giorgio Li Calzi e ti fa incontrare una sconclusionata banda fatta di artisti mancati, nobili alla «conte Mascetti» e qualche maneggione. «Dopo aver diretto una serie sui furti d’arte per Sky, scopro che Robert Driessen, falsario che per anni aveva messo in scacco il sistema dell’arte internazionale, continuava a vendere le proprie opere su Amazon. Così gli scrivo e lo convinco a ripercorrere la sua storia». Ed è così che, sullo stile (ironico) del documentarista da Oscar Joshua Oppenheimer, il protagonista stimolato nella sua vanità, decide di reinterpretare la sua attività criminale. «In ogni artista mancato che, finalmente, può dichiarare di essere anche “autore”, scatta un orgoglio represso, ma non posso negare che questo signore sia simpatico e, a suo modo, in buona fede».
E il punto è proprio questo: qual è il limite tra arte e reato? «Quando mi dice “non facevo niente di male”, sbaglia. Meglio ammettere apertamente che lo faceva per soldi. Nel momento in cui, invece, confessa di non avere talento, è del tutto onesto ed è qui la differenza tra un genio e un seppur abile esecutore di opere altrui».
Come sempre, dove c’è un gatto, c’è anche la volpe. «Senza la figura di un “conte” decaduto con conoscenze ramificate, le opere di Driessen sarebbero apparse al massimo in qualche salotto. È grazie a lui che esperti, case d’asta e istituzioni sono stati truffati con opere contraffatte per milioni di euro». Il cast si completa con le «guardie», composte da detective e magistrati che hanno indagato sul caso: «Conoscerli è stato un regalo: personaggi così sembrano usciti da Kill Bill». Anche in questo caso, Strocchi ha ragione: vedere per credere.
Fabrizio Dividi

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