I contatti tra i leader Ue e il sospetto di un piano della Casa Bianca per picconare l’Europa
Dicono a Palazzo Chiigi: «Le nazioni europee per reazione dovrebbero tendere a collaborare maggiormente tra loro». E nel 2027 si vota in Italia, Francia e Spagna.
I contatti tra i leader Ue e il sospetto di un piano della Casa Bianca per picconare l’Europa
di Francesco Verderami | 19 giugno 2026Dicono a Palazzo Chiigi: «Le nazioni europee per reazione dovrebbero tendere a collaborare maggiormente tra loro». E nel 2027 si vota in Italia, Francia e Spagna.
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Ha risposto al presidente americano da premier dell’Italia, ma indirettamente Giorgia Meloni si è fatta anche portavoce dell’Europa. Perché a Bruxelles i ripetuti attacchi di Donald Trump appaiono come «il chiaro tentativo di destabilizzare l’Unione insieme a Cina e Russia».
L’inquilino della Casa Bianca ha colpito uno alla volta tutti i capi del Vecchio Continente amici degli Stati Uniti, «e dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con leadership con le quali invece si mostra più accondiscendente», ha detto con durezza Meloni. Che evocando i nomi di Xi Jinping e di Vladimir Putin, li ha uniti a Trump in una strategia che mira a picconare l’architettura europea, considerata un ostacolo al disegno di un nuovo ordine internazionale.
L’Unione nel 2027 è attesa da appuntamenti elettorali (in Francia, Italia, Polonia e Spagna) che potrebbero mutare il corso della sua storia. E il fatto che il presidente americano stia appoggiando in vari Paesi le forze estremiste e anti europeiste, testimonia quale sia l’obiettivo. Almeno sull’analisi di quanto sta accadendo i leader europei sono concordi: nell’ottica di Trump — è la loro valutazione — c’è un mondo bipolare. E pur di non regalare Putin a Xi subisce passivamente i continui smacchi del presidente russo sul dossier ucraino.
Ma dall’altra parte dell’Atlantico si avverte un «crescente imbarazzo» nell’establishment. Più fonti politiche e diplomatiche raccontano che nell’Amministrazione americana c’è un’«assenza di compattezza», che viene sintetizzata così: «JD. Vance e Marco Rubio fanno capire che loro sono con Trump. Ma che loro non sono Trump». Per questo motivo i capi di Stato e di governo europei, insieme alla Commissione, hanno assunto un atteggiamento attendista: separano «la storia» — che consiglia di mantenere stabili rapporti con gli Stati Uniti — dalla «cronaca», dettata dai problemi quotidiani provocati dall’inquilino della Casa Bianca. E si aspetta che gli eventi a Washington facciano il loro corso.
In questa chiave va letta la gestione del G7 da parte del presidente francese Emmanuel Macron, che si è impegnato — come spiegano i rappresentanti di alcune delegazioni — «a ricreare un clima di dialogo» con Trump: un ponte, insomma, per riavvicinare le due sponde dell’Oceano. Sebbene tutti i presenti fossero convinti che Washington era uscita perdente dalla trattativa con l’Iran sul memorandum della tregua. E il risultato del conflitto, secondo un autorevole esponente del governo italiano, è che «Trump ha messo in difficoltà l’Europa, ha bloccato l’economia mondiale nello stretto di Hormuz e ha lasciato Israele in mezzo al guado».
Il punto è capire quali siano le contromosse dell’Unione davanti alla strategia della destabilizzazione della Casa Bianca. Anche perché dietro le dinamiche diplomatiche si celano questioni d’interesse nazionale per tutti i Paesi europei. In Italia il governo sta analizzando anche i peggiori scenari: per esempio, quali conseguenze avrebbe una rottura con gli Usa sull’investimento ventennale degli F35, o su alcune infrastrutture vitali come la gestione della rete e il sistema di pagamento bancario?
Dinnanzi alle difficoltà — dicono a Palazzo Chigi — «le nazioni europee per reazione dovrebbero tendere a collaborare maggiormente tra loro». Ma al momento la realtà pare avvitata su se stessa. E una dichiarazione congiunta al vertice Ue contro l’attacco a Meloni «sarebbe stato il segno di un’ambizione corale a difesa dell’Unione». Invece Trump può scaricare la sconfitta diplomatica con l’Iran accusando gli alleati di non averlo aiutato. E lo fa proprio sfruttando le debolezze dell’Europa.
Meloni era certa che Trump le avrebbe replicato. Così è stato. E accreditando la tesi della «fan» ingrata, ha alimentato la polemica politica domestica sulla subalternità della premier alla Casa Bianca. Troverà il modo di ricordare, a proposito di subalternità, che da quando è a Palazzo Chigi non ha mai permesso a un ministro della Giustizia americano di incontrare i vertici dei servizi italiani: «Quello accadeva con altri governi».
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19 giugno 2026, 22:58 - modifica il 19 giugno 2026 | 23:11
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