Il film della settimana: «Toy Story 5», la recensione e dove vederlo a Firenze
Il nuovo miracolo Pixar firmato Andrew Stanton, capace di dialogare sia con i bambini di oggi, sia con gli adulti «nostalgici»
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Il film della settimana: «Toy Story 5», la recensione e dove vederlo a Firenze
di Marco LuceriIl nuovo miracolo Pixar firmato Andrew Stanton, capace di dialogare sia con i bambini di oggi, sia con gli adulti «nostalgici»
C’era davvero bisogno di un quinto capitolo per la saga che più di ogni altra ha ridefinito l’animazione contemporanea? Dopo il finale perfetto del terzo capitolo e il suggestivo, ancorché ridondante, congedo del quarto, «Toy Story 5» poteva apparire come l'ennesima operazione commerciale di una Pixar incapace di proporre un’autentica novità. E invece il miracolo – o meglio, la maestria artigianale – si è compiuto ancora una volta.
Andrew Stanton firma un’opera sorprendentemente densa, capace di dialogare sia con i bambini di oggi, sempre più assorbiti degli schermi digitali, sia con gli adulti «nostalgici».
Questa volta Woody, Buzz e il resto della banda si trovano ad affrontare la minaccia più grande: l'obsolescenza tecnologica e l'isolamento generazionale. La trama non si limita a ricalcare le dinamiche del cortile di casa o della fuga rocambolesca, ma scava nell'essenza stessa del «gioco» nell'era dell'intelligenza artificiale e della virtualità.
Il film vive di un dualismo affascinante. Da un lato c'è l’immancabile ritmo slapstick, sorretto da una tecnica digitale sempre più all’avanguardia; dall'altro, pulsa un nucleo melodrammatico che tocca le corde del tempo che scorre (come spesso accade in un film Pixar, si tratta di un cinema che riflette anche su se stesso e sulla propria necessità di reinventarsi), con Woody a incarnare una resistenza quasi poetica, un barlume di calore analogico in un mondo che viaggia a velocità sostenuta su ben altri binari.
Non tutto è perfetto nel film: alcune sottotrame legate ai nuovi personaggi appaiono sfilacciate e il meccanismo della suspense, a tratti, si adagia su binari fin troppo prevedibili, ma l'emozione che esplode nell’ultima parte è autentica. «Toy Story 5» non è quindi solo un ottimo intrattenimento, è una riflessione teorica sulla memoria collettiva: la Pixar ci ricorda che i giocattoli non muoiono mai, finché c'è qualcuno disposto a ricordare il potere di una storia. Un colpo al cuore che commuove e interroga, ben oltre i titoli di coda.
Regia e sceneggiatura: Andrew Stanton. USA, 2026, 100’.
A Firenze è in queste sale: Adriano, Fiamma, Marconi, Portico, The Space, Uci.
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