Sanità, le riforme necessarie ma da non fare
Così il messaggio che arriva ai cittadini è semplice: il diritto alla continuità delle abitudini pesa più del diritto alla continuità delle cure
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Sanità, le riforme necessarie ma da non fare
Sergio Harari | 18 giugno 2026Così il messaggio che arriva ai cittadini è semplice: il diritto alla continuità delle abitudini pesa più del diritto alla continuità delle cure
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In sanità le riforme hanno sicuramente un pregio: mettono tutti d’accordo. A parole. Poi, appena esce un testo, perfettibile, discutibile, comincia il gioco al massacro che conosciamo: i comunicati preoccupati, gli allarmi sulla «tenuta del sistema», gli appelli alla prudenza. E soprattutto il riflesso condizionato delle corporazioni, pronte a spiegare che sì, certo, cambiare è necessario, ma non così, non ora, non qui.
È successo di nuovo con il tentativo del ministro Schillaci di mettere mano al lavoro dei medici di medicina generale. Prima l’annuncio della riorganizzazione, poi la levata di scudi della categoria, quindi il rapido riposizionamento della politica, maggioranza compresa. Il copione è noto: si convoca la retorica dell’«indispensabile rafforzamento del territorio», ma appena si toccano ruoli, orari, contratti di lavoro e responsabilità, il tavolo si rovescia. E il messaggio che arriva ai cittadini è semplice: il diritto alla continuità delle abitudini pesa più del diritto alla continuità delle cure. Ora si è arrivati a una mediazione al ribasso, meglio che nulla. Il punto, però, non è tanto difendere quella specifica proposta ma registrare l’ennesima conferma che il Servizio sanitario nazionale è ostaggio di veti incrociati.
Ognuno protegge il proprio pezzo di rendita e nessuno si assume il rischio di un vero governo del sistema. Così il SSN resta formalmente «di tutti» ma in realtà perde un pezzo alla volta la sua unicità e universalità. In questo eterno presente, l’unica riforma stabile è quella che non si fa.
E ogni volta che una proposta naufraga passa l’idea che meno si fa meglio è, meglio lasciar andare avanti le cose come sono per inerzia e aggiustamenti spontanei, al massimo qualche correttivo, ripensare e riformare davvero anche no. Fino al giorno in cui non parleremo più di riforma perché non ci sarà più nulla da riformare, ma un altro sistema cresciuto senza governo e strategie se non quelle del mercato. Ma allora sarà tardi per scoprire che gli interessi di parte non curano nessuno.
18 giugno 2026
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