Vecchio Cinema Paradiso
Maturità 2026: i titoli di tutte le tracce
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Vecchio Cinema Paradiso
di Maria Angela RobustelliEra stata una giornata difficile.
Mi sembrava di essere sempre allo stesso punto, immobile in una curva senza guard rail a cercare di parare i colpi degli ostacoli infiniti che, sgommando a tutta velocità, mi si avventavano contro facendomi rischiare di precipitare giù in un dirupo.
Mi serviva un bigliettino di auguri per una cena di compleanno a cui avevo deciso di partecipare all’ultimo momento ma erano già tutti chiusi, tranne il mega store cinese che un tempo era stato il glorioso cinema Arcobaleno.
Non ci ero più entrata da quando aveva chiuso definitivamente, anche un po’ per protesta.
Quel luogo, dove avevo visto i miei film preferiti da quando ero bambina fino a quando ebbi la libera uscita il sabato sera a sedici anni, dove avevo dato il mio primo bacio e dove tornai sempre per consuetudine anche da adulta, era stato spazzato via brutalmente. E la cosa mi immalinconiva.
Scesa al secondo piano, in un anonimo reparto di cancelleria, mi resi conto di trovarmi esattamente in corrispondenza della sala principale, dove tutte le volte, varcata la soglia con la tenda rossa di velluto, mi sembrava di entrare in una bolla viaggiante fatta di attesa del buio e impazienza di crescere.
La cosa diede una stangata al mio già assai precario stato emotivo.
Credo a un certo punto di aver pensato ad alta voce, commentando il fatto che i bigliettini di Auguri Dottoressa, Benvenuto con cicogna, Felice pensione e quello più inquietante per la sua inequivocabilità spiattellata, con delle enormi fedi e la scritta in maiuscolo, MATRIMONIO, fossero tutti uguali, a sfondo bianco, che sottolineavano un’evidenza impersonale, alimentando decisamente il mio disincanto cosmico.
Ma ‘nu Buon compleanno semplice, nun ce sta ?!, credetti di pensare e invece dissi ad alta voce, scandendo perfettamente la mia esasperazione.
No, nun ce sta !, mi sento rispondere di rimando.
A quel punto, sorpresa, sporgendomi per guardare al di là dell’espositore girevole, vedo un ragazzo bassino e sorridente, più o meno della mia età, con un’abbronzatura che non mi sognerei neanche dopo tre mesi di safari in Africa senza protezione.
Michele, 39 anni, nato e cresciuto a Miano, operatore ecologico da quando ne aveva appena compiuti diciotto. A quindici era già fidanzato con Carmen, che poi era diventata sua moglie. Due figlie, un lavoro sicuro e un mutuo. Orgoglioso della sua casetta non molto grande ma con ingresso indipendente, posto auto e una piccola tavernetta - che poi ho capito essere una specie di garage attrezzato - vicino a Corso Secondigliano.
Questo era un cinema, lo sapevate ? - mi dà il colpo di grazia con quel voi, come si fa con una signora d’età - Vabbè dammi del tu , annaspo io come se niente fosse. Certo, come no, chi se lo scorda , gli rispondo.
E così, quell’ ex scugnizzo di periferia, come camminando sulle rovine di un tempio, mi raccontò di quanto Toni, classe ’49, dell’Arenaccia, ultimo proiezionista del cinema quando lui era ancora un ragazzo, scomparso nel 2023, gli avesse a modo suo, cambiato la vita, riportandolo per qualche misterioso motivo sulla retta via.
Prima con le loro chiacchiere notturne e le sigarette fumate insieme in orario di chiusura della sala, durante una pausa abitudinale del giro di raccolta dei rifiuti nei quartieri alti, poi facendolo entrare in cabina di proiezione insieme a Carmen, mostrandone loro i segreti, per farli assistere a film come Titanic, La vita è bella o Matrix , da un’angolazione privilegiata e senza pagare il biglietto.
Una sera, al solito cassonetto in Via Carelli, all’angolo con Via Orsi, ci saranno state almeno una dozzina di poltroncine rosse. Erano forse più di tre anni che Toni mi diceva che si rischiava la chiusura, ma dopo la ristrutturazione del 2014 sembrava che le cose sarebbero andate meglio - continuò lui come parlandomi della dipartita di un parente - anche se lui diceva sempre che quella ristrutturazione era stata fatta con i piedi, perché a parte la sala grande che comunque non suonava bene, le altre più piccole stavano ancora ‘nguaiate .
Sarebbe difficile descrivere con esattezza lo sguardo profondo e commosso di Michele mentre mi descriveva quella che sarebbe stata l’ultima volta che parlò col vecchio Toni.
Era fine marzo del 2021, la sua prima figlia aveva due anni e Carmen aspettava la seconda.
Alla solita ora il suo amico fumava da solo una sigaretta, all’ingresso della sala deserta con la saracinesca chiusa a metà.
Guagliò, te servono ?!, gli disse Toni con lo sguardo insolitamente spento, riferendosi alle storiche poltroncine della sala grande, smontate all’angolo della strada, E pigliatelle !, tagliò corto.
Quella fu l’ultima volta che Michele lo vide.
Di quel mucchio di arredi abbandonati, quella notte prese quattro poltroncine rosse che sistemò nella sua tavernetta garage, che negli anni era diventata il luogo più amato dalle sue figlie, la stanza dove si poteva giocare, aggiustare le cose e stare col loro papà.
Ci salutammo, e sebbene nessuno dei due avesse comprato il biglietto che cercava, mi sembrò come se entrambi avessimo ritrovato qualcosa che credevamo persa per sempre e che rispunta inaspettatamente aprendo un vecchio cassetto.
Guardai l’orologio, sarei stata in tempo per il secondo spettacolo.
Marinai la cena e andai al cinema.
Vai a tutte le notizie di Napoli
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania
18 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cinzia, guarita dal tumore, dona all'ospedale la "Campanella del sollievo"
All'Ospedale del Mare di Napoli, nel Day Hospital di Oncologia
Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?
ScriviciIscriviti alla newsletterCorriere del Mezzogiorno
Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione