Luxuria e la confessione choc: «Mi sono prostituita per vendetta. Ma se sei trans, non farlo: studia e trovati un lavoro»
Corriere della Sera - Cultura

Luxuria e la confessione choc: «Mi sono prostituita per vendetta. Ma se sei trans, non farlo: studia e trovati un lavoro»

Giovedì 18 giugno 2026
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L'attrica, conduttrice e attivista transgender si confessa con Monica Setta a "Storia al bivio di sera", raccontando particolari molto intimi della sua vita. E ammette: «Temo la solitudine»

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Luxuria e la confessione choc: «Mi sono prostituita per vendetta. Ma se sei trans, non farlo: studia e trovati un lavoro»

di Rosanna Scardi

L'attrica, conduttrice e attivista transgender si confessa con Monica Setta a "Storia al bivio di sera", raccontando particolari molto intimi della sua vita. E ammette: «Temo la solitudine»

«La prima esperienza d’amore ti segna per sempre, nonostante sia stata in terapia da una psicologa non riesco a togliermi questa cicatrice di dosso». A parlare è Vladimir Luxuria, intervistata da Monica Setta a «Storie al bivio di sera», su Rai Due, nella puntata in onda martedì 16 giugno. 

«Ero innamorata – ripercorre Luxuria - e per me lui era tutto, era l’uomo del mio futuro, perché lui mi amava, ma lo dimostrava solo al chiuso, ci dovevamo incontrare solo in una stanza d’albergo, non esisteva il prendere un gelato insieme. Si vergognava, era uno schiavo, ha reso il giudizio sociale il suo padrone e ha preferito, quando questo sentimento stava diventando troppo forte, troncare di botto, dicendo: “Se mi incontri per strada, non permetterti di salutarmi"». 

Luxuria spiega il comportamento: «Ha represso un sentimento che provava, non ha avuto il coraggio di affrontarlo con i colleghi, la famiglia. Quando eravamo soli, al chiuso, mi faceva sentire una regina però il male peggiore è la diffidenza che entra dentro nei confronti di tutti gli uomini». Alla domanda della giornalista che le chiede se abbia chiuso con gli uomini, Vladimir risponde: «Ho socchiuso, non voglio chiudere. C’è sempre tempo per l’amore». 

Il racconto ha affrontato vicende forti, accadute anni fa a Roma. «Hai detto – afferma Monica Setta – che ti sei anche prostituita, non so se sia vero o se siano leggende metropolitane». «Non ne parlo con facilità o leggerezza – risponde Luxuria - perché questo argomento fa soffrire i miei genitori e non vorrei diventasse un modello di riferimento per adolescenti trans». 
E proprio ai giovani vorrebbe dare il suo messaggio. «Se sei trans non devi sentirti obbligato alla prostituzione, devi pensare a studiare e a trovarti un lavoro, io pensavo fosse un’esigenza economica. L’avevo mascherata, ma non era così. Io il lavoro lo trovo. Sono intelligente e capace». 

Poi la rivelazione. «L’ho fatto per un sentimento di vendetta per quel famoso uomo, ho pensato: voi uomini mi farete soffrire, volete il mio corpo, a questo punto se mi volete dovete pagare. Con tutto il rispetto per chi decide consapevolmente di farlo, nel mio caso questa è stata la molla». Riguardo a quell’uomo del passato, Luxuria dice di non amarlo, «però mi è capitato di rincontrarlo, si è molto imbruttito, non provo più niente. Ci sono stati altri amori, ma mi è mancata una grande storia d’amore, eppure io ce l’ho dentro, sento canzoni d’amore e vedo film d’amore…». 

Alla vita lascia una possibilità. «Vivo sola, l’idea di avere qualcuno, tornare a casa e poter raccontare sarebbe bello – sono le sue parole -. Temo la solitudine, perché da adolescente frequentavo un giardino di fronte alla casa di riposo. Vedevo i vecchietti soli e mi sedevo vicino. Appena rivolgevo loro la parola, si vedeva che volevano parlare, non vorrei invecchiare sola».

Un’altra confidenza riguarda un rimpianto, il non aver dato la mano a un amico che non c'è più, mentre stava per andarsene. «Era il 2004, questo ragazzo, Enzo, lo conobbi alla discoteca "Mucca assassina" e si presentò come un mio fan; poi era di Foggia come me, sarebbe diventato un avvocato, da lì è nata un’amicizia profonda, tanto che ci siamo frequentati e siamo stati in vacanza insieme in Croazia». Qui accadde l’evento drammatico.

«Ricordo che una notte si lamentava – ripercorre Luxuria -, non si sentiva bene. Lo trovai bianco come un lenzuolo, lo portai in auto in ospedale, lo ricoverarono, arrivò la dottoressa, che mi disse: “Meningite fulminante”. Lui era sdraiato, mi tendeva la mano, dicendo: “Vladi, voglio solo dormire”, ma ho capito che era la mano dell’addio, mi rifiutavo e questo me lo sono portato dentro come un senso di colpa». 
L’amico entrò in coma. «La cosa piu straziante della mia vita – conclude – non sono stati gli insulti, né le botte, né gli sputi: è stato telefonare ai genitori per avvisarli che il figlio era in coma, sentivo l’urlo della madre che lacerava la terra. L’avevo portato in vacanza e non lo stavo restituendo vivo. Tornando indietro, la mano gliel’avrei data».

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18 giugno 2026

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