Dentro la Consolata di Torino. I tesori e i segreti della chiesa più amata della città
Alla Basilica di Santa Maria della Consolazione lavorarono sia Filippo Juvarra che Guarino Guarini: la processione, il campanile, i capolavori d'arte e la raccolta degli ex voto (anche quella per la missione Savoia al Polo Nord)
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Dentro la Consolata di Torino. I tesori e i segreti della chiesa più amata della città
di Paola StroppianaAlla Basilica di Santa Maria della Consolazione lavorarono sia Filippo Juvarra che Guarino Guarini: la processione, il campanile, i capolavori d'arte e la raccolta degli ex voto (anche quella per la missione Savoia al Polo Nord)
Il 20 giugno Torino celebra la Festa della Consolata, una delle ricorrenze religiose più amate dai torinesi, che di poco anticipa l’inizio dell’estate. La denominazione ufficiale del santuario, posto sull’omonima via, è Basilica di Santa Maria della Consolazione, dedicata alla Vergine Consolatrice. Nella devozione popolare da secoli è per tutti, semplicemente, «la Consolata», già patrona della città dopo l’assedio del 1706, in compresenza con San Giovanni Battista.
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Consolata: la processione
Ogni anno una processione, ancora oggi molto sentita, attraversa le vie del centro storico e accompagna la statua della Vergine fra migliaia di fedeli. La Basilica è custode di una devozione millenaria, strettamente collegata alla storia civile, artistica e spirituale di Torino, della quale rappresenta ancora oggi uno dei simboli più radicati e riconoscibili.
La Basilica della Consolata
L’edificio, un complesso imponente il cui ingresso si affaccia su una elegante, torinesissima piazzetta, appare come una mirabile stratificazione monumentale, nella quale convivono vestigia romane, architettura medievale, invenzioni barocche e interventi ottocenteschi, a partire dal solenne colonnato del pronao della facciata. Le sue origini affondano ai tempi della fondazione di Augusta Taurinorum: il nucleo originario sorge infatti in prossimità delle mura romane, accanto ai resti della torre angolare nord-occidentale della città antica, ancora oggi visibili su via Ignazio Giulio. Dal lato opposto si innalza il poderoso campanile medievale di 40 metri di altezza in muratura, tra i più alti in città, rara testimonianza medioevale e unica sopravvivenza dell’antica chiesa di Sant’Andrea; costruito nel IX secolo dai monaci provenienti dalla Novalesa, rifugiatisi a Torino per sfuggire alle incursioni saracene in Valle di Susa, conserva le caratteristiche dello stile romanico, riconoscibile negli archetti pensili, nelle bifore e nelle trifore in laterizio.
Cosa vedere intorno alla Consolata
Anche lo spazio esterno conserva importanti memorie della devozione cittadina. Sullo slargo di via della Consolata si erge la colonna votiva in granito alta venticinque metri, sormontata dalla statua della Madonna col Bambino scolpita da Giuseppe Bogliani. Il monumento venne innalzato nel 1835 come ringraziamento per la protezione attribuita alla Consolata durante l’epidemia di colera che colpì il Piemonte. Poco distante, all’interno della cancellata, un piccolo cippo recante la data 1706 ricorda invece l’assedio franco-spagnolo della città e la protezione che i torinesi chiesero — e ottennero — durante uno dei momenti più drammatici della storia sabauda.
Il miracolo del cieco di Briançon
La vicenda che lega il santuario alla devozione più popolare prende forma nel XII secolo, attorno al celebre miracolo del cieco di Briançon. Secondo la tradizione, Giovanni Ravacchio, pellegrino non vedente proveniente dalla Francia, avrebbe ricevuto in sogno una visione della Vergine con indicazioni precise per ritrovare l’antica icona mariana scomparsa durante i lavori dell’antica chiesa di Sant’Andrea. Giunto in città, il giovane avrebbe individuato il luogo esatto: durante gli scavi, ordinati dal vescovo Mainardo, l’immagine sacra sarebbe riemersa dalle macerie. Nello stesso istante Giovanni recuperò la vista: era il 20 giugno 1104. Gli studi critici hanno successivamente identificato nel dipinto legato all’evento prodigioso, oggi posto al centro dell’altare maggiore, una buona copia quattrocentesca attribuita all’ambito di Antoniazzo Romano.
Il progetto di Guarino Guarini
Dal punto di vista architettonico la grande trasformazione della chiesa, successivamente elevata al rango di basilica, avviene tra Sei e Settecento. Nel 1678 Guarino Guarini riceve l’incarico di ripensare radicalmente l’antica struttura: l’architetto teatino concepisce il grande spazio ellittico dell’Aula di Sant’Andrea, ambiente di straordinaria presenza scenica, nel quale la percezione dello spazio viene continuamente dilatata dalla curva delle superfici, dal ritmo delle membrature architettoniche e dai giochi di luce sui marmi policromi. La grande volta affrescata con il Trionfo di Maria Assunta in cielo domina l’intero ambiente come una vertiginosa apertura ascensionale. Oltre la cancellata si apre il celebre esagono guariniano, ideato come un sancta sanctorum. Anche qui Guarini sperimenta una concezione spaziale innovativa, fondata sulla continuità tra architettura e decorazione.
LaConsolata: tra Bertola e Juvarra
La cupola, completata poi da Antonio Bertola, introduce il visitatore in uno spazio dominato dalla verticalità e dalla luce. Tra il 1729 e il 1740 Filippo Juvarra interviene sul presbiterio, progettando uno degli altari più raffinati del Settecento piemontese con il fine dichiarato di esaltare la visione dell’immagine sacra. L’aspetto attuale della basilica si definisce tra Otto e Novecento grazie all’intervento di Carlo Ceppi, che amplia il santuario con nuove cappelle e due coretti laterali. Ed è proprio in uno di questi ambienti, sulla sinistra per chi entra, che si conserva uno dei capolavori assoluti della scultura ottocentesca italiana: il monumento alle «Due Regine» di Vincenzo Vela. Realizzato nel 1861, il gruppo in marmo di Carrara raffigura a grandezza naturale le due regine sabaude Maria Teresa d’Asburgo-Lorena di Toscana, moglie di Carlo Alberto e madre di Vittorio Emanuele II, e Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena, consorte di Vittorio Emanuele II, inginocchiate in preghiera. L’opera colpisce per la straordinaria raffinatezza tecnica con cui il grande scultore di Ligornetto tratta i dettagli più minuziosi: si veda in particolare il traforo finissimo del merletto in marmo bianco.
La raccolta degli ex voto
Se architettura e scultura raccontano prestigiose vicende artistiche, gli ex voto restituiscono la dimensione più profondamente popolare del sito. La Consolata custodisce, come è noto, una delle più importanti raccolte votive d’Italia: circa 2.500 dipinti esposti nelle gallerie del santuario, mentre migliaia di altri oggetti sono conservati nei depositi. Le pareti compongono, sin dall’inizio del 1700 e fino ai giorni nostri, un pittoresco e commovente racconto figurato della città, nella quale si susseguono incidenti, guarigioni, epidemie, naufragi, guerre e vicende quotidiane.
La barca di Luigi Amedeo
Fra gli oggetti votivi si segnala il modellino in argento di oltre 80 centimetri di lunghezza della Stella Polare, la nave con cui Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi, affrontò la spedizione artica del 1899-1900. Lo splendido oggetto di oreficeria, sospeso sopra la Cappella delle Grazie, fu donato dalla Regina Margherita come auspicio per un felice ritorno della spedizione, e ricorda il rapporto di sentita devozione che anche la dinastia sabauda, al pari del popolo, ebbe sempre con il santuario mariano.
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