Giovanni Crupi, il fotografo (dimenticato) della Sicilia
L'artista ha costruito una visione della regione destinata a sedimentarsi nella memoria collettiva e che si discostò dall'immaginario del Novecento legato a mafia, cronaca, tensioni sociali. Qui la sua storia
GIOVEDì 18 GIUGNO
Giovanni Crupi, il fotografo (dimenticato) della Sicilia
L'artista ha costruito una visione della regione destinata a sedimentarsi nella memoria collettiva e che si discostò dall'immaginario del Novecento legato a mafia, cronaca, tensioni sociali. Qui la sua storia
di Fabrizio VillaL'uscita di Fotografi siciliani del Novecento di Monica Maffioli, pubblicato da Giunti, offre l'occasione per una rilettura ampia e meno prevedibile della storia fotografica dell'isola. Frutto di un'imponente ricerca archivistica, il volume restituisce una geografia molto più vasta di autori e studi fotografici che hanno contribuito a costruire l'immaginario della Sicilia. Tra le centinaia di fotografi censiti emerge una figura oggi poco conosciuta dal grande pubblico ma sorprendentemente attuale: Giovanni Crupi (sopra: uno scatto).
Nato nel 1859 e attivo tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, Giovanni Crupi aprì a Taormina lo studio Fotografia Artistica G. Crupi. Formatosi nell'ambiente fotografico di Giuseppe Bruno, fu amico e collega di Wilhelm von Gloeden. All'inizio del Novecento era considerato uno dei migliori fotografi di Taormina.Lo scrittore inglese Douglas Sladen, autore della celebre guida Sicily, the New Winter Resort: An Encyclopaedia of Sicily (1905), lo descriveva come il fotografo più apprezzato della città, soprattutto per le vedute del Teatro Greco e per i paesaggi con l'Etna sullo sfondo. Quando si osservano oggi le fotografie simbolo della Sicilia orientale — il Teatro Greco di Taormina con l'Etna sullo sfondo, i paesaggi lavici, la costa ionica, le città antiche immerse nella luce mediterranea — si ha l'impressione che siano sempre esistite. In realtà qualcuno le ha scelte, composte e diffuse. Qualcuno ha deciso quali luoghi dovessero rappresentare la Sicilia.
Lo dimostra una fotografia realizzata a Taormina intorno al 1900: una donna con un'anfora sul capo osserva il mare verso Capo Sant'Andrea. Guardandola oggi si riconosce non soltanto un luogo, ma un'idea di Sicilia. Più che documentare un paesaggio, Crupi costruisce una visione destinata a sedimentarsi nella memoria collettiva. Le sue immagini raccontano una Sicilia molto diversa da quella che avrebbe dominato il Novecento.Non ci sono cronaca, mafia, tensioni sociali o grandi eventi politici. Ci sono il territorio, l'archeologia, il paesaggio, la luce. Crupi ritrae il Teatro Greco di Taormina, le rovine di Tindari, la città medievale di Randazzo, Castrogiovanni, l'attuale Enna e località allora poco conosciute come Savoca.
Soprattutto guarda all'Etna. Molto prima che il vulcano diventasse un simbolo mediatico della Sicilia, Crupi ne comprende il potenziale visivo. Le immagini delle eruzioni, delle colate laviche e dei panorami etnei contribuiscono a trasformarlo in un soggetto fotografico autonomo, capace di raccontare da solo un'intera regione.In questo senso, Crupi non si limita a documentarlo: contribuisce a fissarla nell'immaginario collettivo.
Tra il 1899 e il 1910 lascia la Sicilia per trasferirsi a Heliopolis, in Egitto, dove apre un nuovo studio fotografico. Al ritorno collabora all'attività di famiglia fino alla morte, avvenuta nel 1925, lasciando un archivio vasto e una testimonianza preziosa della Sicilia orientale nel passaggio tra due secoli. Eppure il suo nome è rimasto ai margini della storia della fotografia. La fortuna critica di Wilhelm von Gloeden, la nascita del fotogiornalismo e l'affermazione dei grandi autori del secondo Novecento hanno progressivamente relegato Crupi in una zona d'ombra. È qui che il libro di Monica Maffioli acquista un valore particolare. Restituendo spazio a figure meno celebrate,permette di riscoprire non soltanto fotografi dimenticati, ma anche i processi attraverso cui si è formata la rappresentazione della Sicilia. La notizia non è soltanto la riscoperta di Giovanni Crupi. È che continuiamo ancora oggi a guardare la Sicilia attraverso immagini che lui contribuì a definire più di un secolo fa.
Non sono sempre i fotografi più celebri a cambiare il nostro modo di vedere.A volte sono quelli che il tempo ha reso invisibili, ma continuano a orientare il nostro sguardo.
Su «la Lettura» #759 Fabrizio Villa presenta il volume «Fotografi siciliani del Novecento» (Giunti) di Monica Maffioli. L'autrice, vicepresidente della Società italiana per lo studio della Fotografia, presenterà il volume a
Roma giovedì 18 giugno alle 17 all’Istituto Centrale per la Grafica con Fabio De Chirico, Daniela Fonti, Giovanni Fiorentino, Andrea Amico, Maria Francesca Bonetti, Tommaso Casini, Giuseppe Di Piazza e Silvia Trisciuzzi.
17 giugno 2026 ( modifica il 17 giugno 2026 | 20:32)
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