Viaggio fra le ferite della Terra con la mostra di Salgado, fotografo dei ghiacciai e dei deserti
Corriere della Sera - Cultura

Viaggio fra le ferite della Terra con la mostra di Salgado, fotografo dei ghiacciai e dei deserti

Mercoledì 17 giugno 2026
3 visualizzazioni

In autunno a Bassano l'esposizione racconterà la sua lunga esperienza artistica con 160 immagini di carestie, guerre, siccità, ma anche luoghi ancora fortunatamente incontaminati

Memorandum Usa-Iran in 14 punti: perché (se il testo è questo) Teheran ha vinto ed esce dalla guerra riconosciuto e rifinanziato

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Viaggio fra le ferite della Terra con la mostra di Salgado, fotografo dei ghiacciai e dei deserti

di Barbara Codogno

In autunno a Bassano l'esposizione racconterà la sua lunga esperienza artistica con 160 immagini di carestie, guerre, siccità, ma anche luoghi ancora fortunatamente incontaminati

«La terra era malata quanto me: tutto era distrutto». Quando Sebastião Salgado tornò nella fattoria di famiglia ad Aimorés, in Brasile, dopo aver fotografato guerre, carestie e genocidi, aveva perso fiducia nell’umanità. Così, insieme alla moglie Lélia decise di piantare milioni di alberi. Da quella rinascita personale e ambientale sarebbe nato anche «Genesis», il progetto che chiude la prima retrospettiva completa dedicata in Italia al grande fotografo brasiliano. 

Dal 24 ottobre al 4 aprile 2027 il Museo Civico ospiterà «Sebastião Salgado. Fotografie della collezione Maison Européenne de la Photographie, Parigi», mostra curata da Pascal Hoël e costruita attraverso oltre 160 immagini provenienti dalla prestigiosa istituzione francese. Laureato in Economia e specializzato in macroeconomia, Salgado si trasferì in Europa alla fine degli anni Sessanta insieme alla moglie. Dopo alcuni anni di lavoro come economista, entrò nell’Organizzazione Internazionale del Caffè a Londra, un incarico che lo portò a viaggiare frequentemente in Africa. Fu proprio durante queste missioni che iniziò a fotografare. Quell’esperienza cambiò radicalmente la sua vita: comprese che attraverso le immagini poteva raccontare il mondo. E nel 1973 decise di consacrarsi alla fotografia.


La mostra ripercorre cinquant’anni di lavoro e consente di leggere l’autore nella sua interezza: dal fotografo delle grandi ferite sociali del Novecento al testimone della fragilità del pianeta. Il percorso si apre con «Other Americas», dedicata alle comunità rurali dell’America Latina, e con «Sahel», intensa testimonianza delle conseguenze della siccità e della carestia in Africa. Seguono le immagini della miniera d’oro di «Serra Pelada Gold Mine – Brazil», una delle più potenti metafore visive del lavoro e dello sfruttamento contemporaneo, e «Workers», il grande racconto del lavoro manuale nell’epoca della trasformazione industriale. La sezione dedicata ai conflitti comprende «Kuwait», realizzata durante la guerra del Golfo tra i pozzi petroliferi in fiamme, mentre «Exodus» e «Children of the Exodus» affrontano il tema delle migrazioni e dei grandi movimenti di popolazione della storia recente. 

L’esposizione si conclude con «Genesis», il progetto sviluppato nell’arco di oltre sette anni e dedicato ai luoghi ancora incontaminati della Terra: un viaggio tra ghiacciai, deserti, foreste, animali e comunità indigene che diventa un appello urgente alla salvaguardia del pianeta. Per Barbara Guidi, direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa, «Salgado è un autore capace di coniugare al massimo grado etica ed estetica. La sua è una metodologia documentaria entrata nell’immaginario collettivo, fatta di fotografie iconiche che hanno lasciato un segno tangibile nella coscienza visiva del nostro tempo». In Salgado il bianco e nero è sempre strumento di racconto: l’assenza del colore elimina gli elementi accessori e concentra lo sguardo sui volti, sui corpi, sul paesaggio.

I forti contrasti di luce e la costruzione rigorosa dell’immagine trasformano la cronaca in memoria collettiva. Nei minatori di «Serra Pelada», nei lavoratori di «Workers», nei profughi di «Exodus», lo sguardo del fotografo tiene insieme denuncia e bellezza, dolore e dignità, memoria e responsabilità. Proprio «Genesis» segna uno dei passaggi più intensi del percorso. Dopo aver attraversato guerre, carestie, migrazioni e genocidi, Salgado rivolse il proprio obiettivo verso i territori rimasti al riparo dalla distruzione umana. Le immagini di ghiacciai, deserti, animali e comunità native diventano un appello alla cura del pianeta, in un tempo in cui l’uomo sembra attribuire ancora poca importanza alla sua salvaguardia. «Dopo le mostre dedicate a Robert Capa, Ruth Orkin, Dorothea Lange e Brassaï, Bassano conferma il ruolo di polo di riferimento per la grande fotografia internazionale», conclude Guidi

LEGGI ANCHE

Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto

17 giugno 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'orso sull'Altopiano di Asiago in cerca di cibo: nuovi avvistamenti

L'animale, monitorato dalla Provincia, si sposta in cerca di cibo: rovista fra i cartoni dei rifiuti e poi si sposta nelle zone boschive

L'informazione nella tua mail

Corriere del Veneto

Le news principali sul Veneto
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione

IscrivitiLA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo