Da Ippocrate alle biotecnologie: al Policlinico di Milano un convegno sull'immunosenescenza
Longevi (e in salute): venerdì 19 giugno l'incontro dedicato alla memoria di Carlo Vergani
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Da Ippocrate alle biotecnologie: al Policlinico di Milano un convegno sull'immunosenescenza
di Giulia ZiinoLongevi (e in salute): venerdì 19 giugno l'incontro dedicato alla memoria di Carlo Vergani
Nicolaes Moeyaert (Amsterdam, 1592–1655), «Ippocrate che visita Democrito» (1636, particolare)
«Le forze naturali che sono dentro di noi sono le vere guaritrici delle malattie». Un’intuizione antica — la frase è attribuita a Ippocrate, considerato il padre della medicina moderna — e un fronte di studio attualissimo: quello dell’immunosenescenza, la progressiva perdita di efficacia del nostro sistema immunitario dovuta all’invecchiamento. Un campo che, con l’età media che avanza, diventa centrale per garantire a chi invecchia di poterlo fare nel migliore dei modi. I dati Istat più recenti fotografano un’Italia sempre più anziana, con nascite in calo e una speranza di vita alla nascita che per gli uomini ha quasi raggiunto gli 82 anni (81,7) e per le donne gli 86 (85,7): «In questo quadro — spiega Tiziano Lucchi, direttore dell’Unità operativa di Geriatria del Policlinico di Milano — concentrarsi su come invecchiare in salute è un vantaggio per il singolo ma anche una strategia di sostenibilità per il consorzio di cui il singolo fa parte». Ed è qui che l’immunosenescenza diventa una sfida cruciale, il calo delle difese immunitarie, infatti, ci espone a un aumento del rischio di ammalarci: «Di malattie infettive, innanzitutto — prosegue Lucchi — ma è coinvolto anche nel controllo dei tumori, nell’insorgenza di malattie autoimmuni, cardiovascolari e neurodegenerative».
Carlo Vergani (1938-2020)Ma quanto questa perdita di efficacia è legata all’inevitabile processo dell’invecchiamento e quanto invece è il portato di stili di vita, ambiente, inquinamento? «Questo è un aspetto saliente dell’immunodeficienza, anzi l’interazione tra questi due aspetti è quello che, probabilmente, spiega perché il fenomeno è così diverso da individuo a individuo». È uno dei nodi su cui si concentrerà il convegno in programma venerdì 19 giugno a Milano (dalle 8 nell’Aula Magna della Clinica Mangiagalli, via della Commenda 12)L’anziano tra fisiologia e patologia. Immunosenescenza, di cui Lucchi è responsabile scientifico. Promosso dal Policlinico con il patrocinio dell’Università degli Studi di Milano, Ordine provinciale dei Medici e Chirurghi di Milano e Società italiana di Gerontologia e Geriatria, il convegno è dedicato alla memoria di Carlo Vergani, grande geriatra scomparso nel 2020.
Tiziano LucchiAll’ordine del giorno, un tema che si lega alle cronache recenti, e al nodo delle vaccinazioni. «Noi abbiamo due tipi di immunità — spiega il geriatra —, una innata, che ci consente di dare una rapida risposta alle infezioni, e una adattativa, cioè mediata dai linfociti e dalla produzione degli anticorpi. L’adattativa conserva memoria: quando cioè abbiamo un aggressore, ce ne ricordiamo e siamo in grado di affrontarlo di nuovo. Il declino riguarda soprattutto quella adattativa: l’anziano diventa sempre più dipendente dalla sua memoria immunologica e sempre meno responsivo ai nuovi antigeni, quindi a nuovi virus e batteri ma anche alle vaccinazioni». Non è un punto da poco: «Attualmente una delle armi più efficaci che abbiamo nei confronti delle infezioni legate all’immunosenescenza è costituita proprio dalle vaccinazioni. Ma già in quella più conosciuta, quella dell’influenza, nella popolazione anziana non raggiungiamo l’obiettivo minimo, ossia la copertura del 75%».
Il problema è anche culturale: «Ci sentiamo ribattere che l’influenza colpisce di più bambini e adolescenti, ma sono gli anziani che pagano le conseguenze maggiori in termini di complicanze. O che, vaccinati, ci si ammala lo stesso, ma c’è da considerare la latenza tra l’inoculo del vaccino e lo sviluppo dell’immunità e il fatto che, quando avanza l’età, cala la percentuale dei soggetti in grado di rispondere alla vaccinazione. Questo non deve portare a una rinuncia: quello che si può fare, casomai, è cercare di dare vaccini più carichi di antigene oppure coadiuvarli con sostanze che ne aumentino la potenzialità».
L’immunosenescenza si contrasta anche con gli stili di vita: «Mantenere un’attività fisica moderata, un’alimentazione adeguata, non fumare, moderare il consumo di alcol sono tutte strategie per aumentare soprattutto la capacità dell’immunità innata. Poi si stanno studiando vitamine, farmaci, probiotici che possono aiutare. Una grande prospettiva è data dalle biotecnologie attraverso la manipolazione di alcuni geni importanti che controllano l’attività del sistema immunitario». Una frontiera che, conclude Lucchi, ci riconnette alla Grecia del V secolo: «Sicuramente Ippocrate non conosceva la complessità del sistema immunitario, eppure ha intuito che nella nostra guardia del corpo naturale potremmo trovare la soluzione».
Il convegno «L’anziano tra fisiologia e patologia. Immunosenescenza» è in programma il 19 giugno, dalle 8 alle 18 nell’Aula Magna della Mangiagalli (via Commenda 12, policlinico.mi). L’incontro è in memoria del geriatra Carlo Vergani (1938-2020), il responsabile scientifico è Tiziano Lucchi.
17 giugno 2026
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