Addio a Carlo Ginzburg, il ricordo di Gianni Oliva: «Illuminante la sua intuizione sulla microstoria»
Corriere della Sera - Cultura

Addio a Carlo Ginzburg, il ricordo di Gianni Oliva: «Illuminante la sua intuizione sulla microstoria»

Mercoledì 17 giugno 2026
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Il ministro Giuli: «Figura di prima grandezza». Sinigaglia (Polo del '900): «Protagonista del nostro tempo». Loewenthal: «Ci ha insegnato: a guardare e leggere la storia. Continueremo a studiarlo»

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Addio a Carlo Ginzburg, il ricordo di Gianni Oliva: «Illuminante la sua intuizione sulla microstoria»

di Paolo Morelli

Il ministro Giuli: «Figura di prima grandezza». Sinigaglia (Polo del '900): «Protagonista del nostro tempo». Loewenthal: «Ci ha insegnato: a guardare e leggere la storia. Continueremo a studiarlo»

«Scompare una delle figure di prima grandezza nel panorama intellettuale, civile e morale italiano». Sono parole del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ricorda Carlo Ginzburg, intellettuale e storico torinese, scomparso a Bologna all’età di 87 anni. Il titolare del dicastero alla Cultura ha condiviso pubblicamente il ricordo, soprattutto, degli studi storico ed etno-antropologici di Ginzburg, rivolgendo il proprio cordoglio ad amici e parenti.

È solo uno dei tanti ricordi che, in queste ore, molte persone stanno condividendo su questa figura di assoluto prestigio. Perché Carlo Ginzburg, figlio di Leone e Natalia Ginzburg, considerato fra i padri della «microstoria», è uno degli storici italiani più noti al mondo, avendo insegnato nelle più prestigiose università del pianeta, da Yale a Princeton. Il legame con la sua Torino, però, non si è mai interrotto.

Quattro anni fa, Ginzburg ha donato al Polo del ‘900 di Torino l’archivio di suo padre Leone. «Era importante il ritorno delle carte di Leone Ginzburg a Torino, la città del destino che ne fece un protagonista della storia italiana: studi, libri, amicizie, l’amore, l’antifascismo», ha detto Alberto Sinigaglia, presidente del Polo. «Era importante che lo decidesse, con la sorella Alessandra, Carlo Ginzburg, tra i maggiori storici italiani, conteso tra le università di Harvard, Yale, Los Angeles, Princeton, Friburgo. Che un intellettuale noto per le scelte selettive e severe ci affidasse nel 2022 quel tesoro, fino ad allora personalmente custodito, era il più alto riconoscimento dell’affidabilità del Polo del ‘900 e del prestigio culturale dei suoi istituti».

Oltre allo spessore accademico, di Carlo Ginzburg si ricorda anche lo spessore umano. «Non mi faccio mai firmare i libri dagli autori, pur essendo stata alla guida del Circolo dei lettori dove di scrittori e scrittrici ce ne sono ogni giorno, ma per il suo penultimo libro, La lettera uccide, ho fatto un’eccezione», ha rivelato Elena Loewenthal, scrittrice e traduttrice, già direttrice del Circolo. «Avevo una copia – aggiunge – già tutta segnata, studiata, marcata, lui me l’aveva firmata con un sorriso meraviglioso, di una dolcezza struggente. È il mio ultimo ricordo di lui. Poi c’è tutto quello che ci ha insegnato: a guardare e leggere la storia. Continueremo a studiarlo».

«L'ho conosciuto poco di persona ma ho conosciuto bene la sua opera negli anni Settanta», aggiunge lo storico Gianni Oliva. «La sua - spiega - è un'opera molto innovativa perché ha immaginato come la microstoria, che si può analizzare nel particolare, alla fine possa diventare illuminante anche sulla macrostoria. Ha analizzato, come nel caso della ricerca sui benandanti, come si trasformano le culture popolari sovrapponendo spunti imporanti».

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