«Per noi era un mito inarrivabile»: il ricordo di Carlo Ginzurb alla Normale di Pisa (dove fu allievo e poi professore)
Il ricordo dello storico morto a 87 anni della professoressa Stefania Pastore: «Era spiazzante, aperto e curioso». Il direttore Schiesaro: «La Scuola Normale Superiore perde uno dei suoi figli e dei suoi maestri più grandi»
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«Per noi era un mito inarrivabile»: il ricordo di Carlo Ginzurb alla Normale di Pisa (dove fu allievo e poi professore)
di Luca LunedìIl ricordo dello storico morto a 87 anni della professoressa Stefania Pastore: «Era spiazzante, aperto e curioso». Il direttore Schiesaro: «La Scuola Normale Superiore perde uno dei suoi figli e dei suoi maestri più grandi»
È morto a Bologna, all’età di 87 anni, lo storico Carlo Ginzburg. Allievo e poi professore emerito della Scuola Normale di Pisa, in mezzo premi, cattedre e riconoscimenti da tutto il mondo per uno sguardo obliquo sulla storia e una voce che ha dedicato la vita a chi voce non l’aveva. Nei grandi eventi che hanno modellato la Storia con la esse maiuscola, Ginzburg cercava le storie: piccole, delle persone comuni, e attraverso il loro sguardo restituiva al lettore angolazioni e simmetrie inesplorate del passato recente e profondo.
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«Per noi era una sorta di mito inarrivabile, che avevamo letto, riletto, studiato – ricorda la professoressa Stefania Pastore, amica e collega - mi piace ricordare le sue classi piene di studentesse e studenti che lo ascoltavano ammirati. Erano lezioni coinvolgenti, sempre a braccio. Iniziavano spesso da un testo, una frase, un lapsus e portavano ognuno al cuore del problema, della questione critica che di volta in volta affrontava, in un percorso mai scontato e mai intuibile a priori. In quelle ore che passavano velocissime fluivano teorie, nozioni, ma più spesso domande, ricordi memorabili e poi indizi e provocazioni che invitava a seguire o a confutare».
Nato a Torino il 15 aprile 1939, figlio di Leone (antifascista martire della Resistenza, ucciso a Regina Coeli nel 1944) e di Natalia Ginzburg, è allievo del corso ordinario della Normale dal 1957 al 1961 e del corso di perfezionamento fino al 1962, insegna in università e centri di ricerca di tutto il mondo: Bologna, Harvard, Yale, Princeton, il Getty Center, il Warburg Institute di Londra, l'École Pratique des Hautes Études di Parigi. Dal 1998 è alla UCLA, fino alla chiamata della sua Normale, dove dal 2006 al 2010 tiene la cattedra di Storia delle culture europee.
«Era spiazzante aperto e curioso e con gli studenti si divertiva, si appassionava e dava il meglio di sé – continua Pastore - ho seguito diverse tesi con lui e poi affiancandolo come relatrice quando è andato in pensione. Lo ricordo una volta arrivare da Los Angeles dopo ore di volo e senza pranzare per discutere una tesi di una studentessa cinese cui era stato tolto il passaporto, dandole tutta l'attenzione e lo spazio possibile e poi ripartire senza sosta per un altro lunghissimo viaggio, dove lo aspettavano premi, celebrazioni. Era generoso e infaticabile, e assolutamente aperto e anti-gerarchico, una qualità rara nell’università italiana».
Membro dell'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, dell'American Academy of Arts and Sciences, socio Lincei, riceve fra molti altri riconoscimenti il Prix Aby Warburg, il Premio Antonio Feltrinelli, il Premio Balzan, l'Humboldt-Forschungspreis. I suoi libri sono tradotti in più di trenta lingue, riceve diciannove lauree honoris causa.
«La Scuola Normale Superiore perde uno dei suoi figli e dei suoi maestri più grandi – commenta il direttore della Normale, Alessandro Schiesaro - con Carlo Ginzburg scompare uno studioso che cambia il modo di praticare il mestiere di storico: restituisce voce a chi ne è privo, mostra che il rigore della prova è una forma di giustizia, tiene fede a un'idea esigente di verità in tempi che spesso la irridono. La Normale, dove appunto è stato allievo, perfezionando e poi maestro, lo ricorda con gratitudine e affetto, e si stringe attorno alla sua famiglia e all'ampia comunità di studiosi, lettori e amici che la sua opera ha generato in mezzo secolo di lavoro».
Lo ricorda anche l’assessora alla cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti: «La sua figura è stata profondamente legata alla Toscana, alla Scuola Normale Superiore di Pisa e a quel patrimonio culturale rinascimentale che ha contribuito a interpretare con rigore, originalità e straordinaria capacità di lettura delle fonti. Proprio in questi giorni, il suo nome è tornato al centro del dibattito culturale grazie alle riflessioni che hanno accompagnato il nuovo allestimento delle opere di Botticelli agli Uffizi, dove il dialogo tra la Primavera e la Nascita di Venere richiama quel metodo di lettura delle immagini e dei simboli che Ginzburg ha contribuito a rendere fecondo e attuale. Con la sua scomparsa il mondo della cultura perde una voce autorevole, libera e appassionata, capace di coniugare ricerca, senso critico e impegno civile. Resta un’eredità intellettuale immensa - conclude Manetti - che continuerà a parlare alle nuove generazioni e a guidare chiunque creda nel valore della conoscenza come strumento di libertà».
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