Quando la guerra arriva sulla lingua
Corriere della Sera - Cultura

Quando la guerra arriva sulla lingua

Martedì 16 giugno 2026
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È un peccato che Kiev abbia deciso l’altro giorno (fermo restando l’ucraino come ovvia lingua ufficiale), di togliere il russo dalla lista delle lingue delle minoranze cui si applicano le disposizioni della Carta europea

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Quando la guerra arriva sulla lingua

Gian Antonio Stella | 16 giugno 2026

È un peccato che Kiev abbia deciso l’altro giorno (fermo restando l’ucraino come ovvia lingua ufficiale), di togliere il russo dalla lista delle lingue delle minoranze cui si applicano le disposizioni della Carta europea

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«Vi dicono che odiamo la cultura russa. Come si può odiare una cultura, qualsiasi cultura? I vicini si arricchiscono a vicenda sempre dal punto di vista culturale, ma ciò non li rende un unico insieme, non ci fa fondere con voi. Siamo diversi, ma non è un motivo per essere nemici». Era bello, quel discorso di Zelensky la notte del 23 febbraio 2022 (vigilia dell’invasione moscovita) rivolto non solo agli ucraini ma (in russo) a tutti i russi che avessero ascoltato il drammatico appello. Altri toni rispetto al bellicoso proclama che Putin aveva diretto ai «Cittadini della Russia, amici, compatrioti in Ucraina»: «La Verkhovna Rada (parlamento di Kiev) ha generato un flusso continuo di leggi discriminatorie ed è già in vigore la legge sui cosiddetti popoli indigeni. Quanti si identificano come russi e aspirano a preservare le proprie identità, lingua e cultura ricevono il messaggio che non sono benvenuti in Ucraina. In base alle leggi sull’istruzione e la lingua ucraina come lingua di stato, il russo non ha posto nelle scuole né negli spazi pubblici, nemmeno nei negozi». Una tesi così forzata che il Consiglio europeo sentenzierà: «È inaccettabile che la Federazione Russa continui a usare la situazione del russo come lingua minoritaria in Ucraina come pretesto per l’aggressione».

Fece un figurone quella volta, Zelensky, agli occhi di chi crede occorra sempre distinguere tra popoli e despoti, cittadini travolti dalla guerra e chi quella guerra ha voluto. Ed è un peccato che Kiev abbia deciso l’altro giorno (fermo restando l’ucraino come ovvia lingua ufficiale), di togliere il russo dalla lista delle lingue delle minoranze cui si applicano le disposizioni della Carta europea perché «la lingua dello stato aggressore non può godere di strumenti di protezione pensati per sostenere le lingue dei popoli indigeni e delle minoranze nazionali». Che sono ben 18 inclusi Romanì, Ceco, Gagauzo e Krymchak, un idioma giudeo-crimeano-tataro parlato oggi da pochi sparuti anziani. Il russo, si capisce, non è vietato. Ma non avrà più certi diritti. Nonostante uno studio del Kyiv International Institute of Sociology (dati 2025) dica che il 63% degli intervistati in casa parla l’ucraino, il 13% russo e un altro 19% ucraino e russo alla pari. Se avessero studiato il caso (virtuoso) del Sudtirolo bilingue si sarebbero risparmiati guai supplementari.

16 giugno 2026 ( modifica il 16 giugno 2026 | 21:25)

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