Hieronymus Bosch piace agli scrittori
Corriere della Sera - Cultura

Hieronymus Bosch piace agli scrittori

Martedì 16 giugno 2026
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L'opera del pittore olandese ispira da sempre la letteratura, anche in modo latente o indiretto. Ecco alcuni esempi

16 June 2026

Hieronymus Bosch piace agli scrittori

L'opera del pittore olandese ispira da sempre la letteratura, anche in modo latente o indiretto. Ecco alcuni esempi

di Ida Bozzi

L'opera del pittore olandese Hieronymus Bosch (1453-1516), noto anche come Jheronymus Bosch, o Bosco, oppure El Bosco, in Spagna (dove il re Filippo II collezionò molti suoi capolavori), è caratterizzata da una ricchezza allegorica straordinaria, ispirata da credenze dell'epoca,testi alchemici, iconografie medioevali, miniature devozionali, oltre alla frequentazione di confraternite e sette. Un immaginario religioso composito che racconta il male, la follia e il bene dell'umanità, tra gli estremi de I sette peccati capitali e dell'Ascesa all'Empireo (raffigurato come un tunnel di luce bianca, come nelle visioni peri-mortem) passando per il celebre trittico del Giardino delle delizie (sopra: un particolare). Sono miraggi nitidi, in cui compaiono figure della cristianità, santi, demoni, bestie esotiche come leoni o giraffe, uova o conchiglie giganti, uomini albero, esseri che galleggiano in bolle di vetro e quant'altro. Una produzione a tratti non solo surreale, ma surrealista in modo moderno: un enigma misterioso e chiarissimo insieme.

Così, Hieronymus Bosch piace agli scrittori, li influenza in modo anche latente, indiretto, o come una improvvisa illuminazione. L'americano Henry Miller (1891-1980), scrittore a lungo censurato per romanzi come Opus Pistorum, e la trilogia Sexus, Plexus e Nexus, rivela una potente furia anticonformistica e anticonsumistica nel memoir Big Sur e le arance di Hieronymus Bosch (1957): qui la natura selvaggia e pura di Big Sur, in California, dove lo scrittore vive a lungo in eremitaggio (o quasi), circondato da altri scrittori e bizzarri eremiti, viene descritta come simile alla terra primigenia dipinta dal Bosco nel Giardino delle delizie, visto durante i viaggi in Europa, e diventa la guida per una lezione morale, in cui la vera oscenità è quella del mondo contemporaneo.

Il pittore Bosch infatti è etico, anzi moralista, distingue e dipinge il bene e il male, la follia umana: una visione netta, che calzerebbe a pennello a un personaggio di detective immerso fino al collo nei peccati umani, nella perdizione, ma anche nell'innocenza delle vittime. Questo detective esiste, nei libri, ed è Hieronymus Harry Bosch, nato dalla penna dell'americano Michael Connelly nel romanzo del 1992 La memoria del topo, e da allora protagonista di 25 romanzi, editi da Piemme:segnato dal male fin dalla nascita, Harry Bosch è figlio di una prostituta che è stata uccisa quando lui aveva 11 anni, e persegue la ricerca della verità a qualunque costo, prima alla Omicidi di Los Angeles, poi come investigatore privato, poi come riservista di nuovo al LAPD. Uomo silenziosamente sofferente, dopo un'infanzia tra orfanotrofi e istituti, è una versione etica e meno «compromessa col male» dei suoi colleghi dell'hard boiled, ma è certamente un duro: e conosce benissimo l'inferno che lo circonda, proprio quello dipinto dal pittore di cui porta il nome, spesso citato durante le indagini.

Si può essere folgorati dai dipinti di El Bosco, pieni di particolari arcani: è successo a un grande autore da poco scomparso, il poeta e scrittore olandese Cees Nooteboom (1933-2026), che a questa epifania ha dedicato il libro In viaggio verso Jheronimus Bosch. Un oscuro presentimento (Jaca Book, 2023). Nel memoir-racconto, Nooteboom descrive lo sconvolgimento suscitato dai capolavori esposti al Prado (che lasciano il segno anche in visitatori meno sensibili del poeta): e allora decide di inseguire il mistero di Bosch, «pedinandolo» nei musei in cui le sue opere sono conservate, da Lisbona a Rotterdam, per capire quell'«uomo invisibile», che si è raccontato solo nei dipinti. Scrive Nooteboom: «Questa strabiliante esuberanza dell'immaginazione, questo incredibile accumulare dettagli anche minimi, l'alto cappello dell'uomo vestito di rosso in primo piano, a sinistra, che sembra uscire dai tempi di Toulouse-Lautrec; la vorace testa di pesce tra oggetti indefinibili (...), qui il mistero degli enigmi era effettivamente accresciuto senza che si intravvedesse una soluzione, a meno che la soluzione non fosse il mistero stesso, e l'unico rimedio fosse la resa». Attenzione, perché in Nooteboom la folgorazione per Bosch rimane e lavora sottotraccia, anche non citata: in una delle ultime raccolte poetiche, uscita nella bianca di Einaudi nel 2019, L'occhio del monaco, questa presenza latente, piena di visioni quasi oltremondane, è viva, anche se non nominata esplicitamente.

Esistono anche altri romanzi e testi vari, ispirati a Bosch, e ne citiamo alcuni: il libro illustrato per bambini di Thé Tjong-Khing, grande disegnatore cino-indonesiano che vive in Olanda, Bosch. L’avventura magica del giovane artista, il berretto, lo zaino e la palla (Beisler); l'antologia di racconti fantastici ispirati a un celebre dipinto di Bosch, La nave dei folli. Quando l'arte ispira la scrittura (Delos Digital) a cura di Emiliano Maramonte; la graphic novel biografica Delights: A Story of Hieronymus Bosch (Fantagraphics, 2024) di Guy Colwell, inedita in Italia; e l'opera teatrale in sette parti Eptalogia di Hieronymus Bosch (Einaudi) di Rafael Spregelburd, che riprende lo sguardo etico di Bosch per mettere in scena i «peccati» di oggi, come l'inappetenza, la stravaganza o la stupidità.

Su «la Lettura» #759, disponibile in edicola e in questa App, Severino Colombo recensisce «Il giardino delle ombre» (Mondadori) di Mirko Zilahy, thriller che ruota intorno al trittico di Hieronymus Bosch, «Il giardino delle delizie».

16 giugno 2026 ( modifica il 16 giugno 2026 | 20:56)

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