Lo scrittore Andrea Molesini e «La macina della risacca»: amori ricordi e segreti del padre morto 50 anni fa
Corriere della Sera - Cultura

Lo scrittore Andrea Molesini e «La macina della risacca»: amori ricordi e segreti del padre morto 50 anni fa

Martedì 16 giugno 2026
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La scoperta del talento per la scrittura emerse durante le visite del docente universitario al san Camillo del Lido di Venezia, dove il padre era ricoverato

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Lo scrittore Andrea Molesini e «La macina della risacca»: amori ricordi e segreti del padre morto 50 anni fa

di Francesca Visentin

La scoperta del talento per la scrittura emerse durante le visite del docente universitario al san Camillo del Lido di Venezia, dove il padre era ricoverato

Andrea Molesini

Mio padre era un gran rompipalle, come quasi tutti quelli che sanno fare il difficile mestiere del padre. Era burbero, distante, autoritario, parlava ai cani come fossero amici da redarguire e ai bambini come se fossero adulti. Si chiamava Aurelio, ma tutti lo chiamavano Rolli». Lo scrittore Andrea Molesinipresenta così il padre nel «Preludio» del suo nuovo libro La macina della risacca (Sellerio, 411 pagine, 16 euro). «Babbo Rolli», morto 50 anni fa, ha vissuto molte vite, come spiega Molesini. Che ha deciso di raccontarlo, tra autobiografia e fiction letteraria. «Molto del poco che so viene dalle storie di mare e di guerra che a tratti elargiva con grazia - rivela lo scrittore - . Per quelle storie gli sono ancora grato». Molesini aveva appena compiuto vent’anni e studiava Lettere e Filosofia all’Università di Padova, quando iniziò il calvario di Aurelio Molesini, «babbo Rolli»: cancro alla vescica, enfisema polmonare, perdita della vista. «Dalla prima adolescenza aveva fumato il fumabile - rivela Molesini - . Detestava l’Ospedale Civile di Campo San Giovanni e Paolo a Venezia, fece di tutto per farsi ricoverare all’Ospedale al Mare del Lido, dove il reparto dei lungodegenti dozzinanti era quasi vuoto». La mamma dello scrittore a quel tempo soffriva di depressione, era ricoverata in una clinica tra i boschi delle Dolomiti. Un periodo doloroso per il giovane Molesini, che però in quei mesi riscoprì il padre, attraverso i suoi racconti.

Il rapporto con il padre

«I miei rapporti con babbo Rolli, fino ad allora, erano stati a dir poco burrascosi - scrive - , pensavo che non mi capisse e lui pensava di non essere capito... da quando è morto e da quando non ci vediamo le cose tra noi vanno meglio». Il libro, che prende il titolo da quell’onda della risacca, «macina senza tempo» che risuonava nell’ospedale del Lido di Venezia, è un omaggio postumo di Andrea Molesini a quel papà «dalle mille risorse» e dalla vita che sembra un romanzo. Guerra, fughe, amori, tradimenti, dal letto di ospedale «babbo Rolli», in lotta con le flebo e in polemica con i medici, racconta senza sosta la sua vita al figlio Andrea, quasi una terapia che lo tiene ancorato al quotidiano, mentre lentamente si spegne.
Lo scrittore scopre così che il padre è stato un ufficiale braccato dai nazisti per il progetto top secret l’Aquila, che doveva diventare la sola portaerei italo-tedesca. Ma «babbo Rolli» è stato anche l’uomo che da giovane ha frequentato «i salotti e i bordelli dei porti di cinque continenti», ingegnere navale che nell’ultima guerra era nel Genio della Regia Marina. Dopo l’8 settembre 1943, l’occupazione nazista lo costringe a lasciare in fretta i cantieri di Genova e riparare a Venezia, sperando in un rifugio a casa della sorella.

L'intreccio con la storia dello scrittore

Il racconto del passato del padre, si alterna al presente del figlio Andrea, le visite in ospedale, riflessioni e sentimenti, il rapporto con la mamma, a tratti «perduta», a tratti lucidissima, l’incontro e la storia d’amore con la dottoressa Anna, medica del padre. Mentre il caso dispensa destini. Rievocando la storia di ieri, incrociando persone e relazioni, lo scrittore Molesini in questo dialogo con il padre che sta morendo, comprende la fragilità della vita e il peso della memoria, a volte gioiosa, altre volte malinconica e carica di rimpianti. È stato attraverso quel racconto, che un giovane Molesini ha scoperto dentro di sé la scintilla della scrittura.
«Il tempo passa, quel che succede ti riempie la vita e i ricordi un poco si appannano, ma senza svanire... Il tempo attenua, non distrugge».
All’inizio del libro, le parole di Marco Aurelio che lo scrittore riporta, come una dedica, condensano l’anima e la visione della storia: «Tutto quel che sentiamo è un’opinione, non un fatto. Tutto quel che vediamo è una prospettiva, non la verità». Andrea Molesini presenta il libro martedì 23 giugno a Padova, alla libreria Laformadelibro (ore 18.30).

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