Perché il femminicidio esiste ed è il reato più odioso
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Perché il femminicidio esiste ed è il reato più odioso
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Caro Aldo,
anch’io, come tanti, trovo corretta l’affermazione di Vannacci che il femminicidio sia un omicidio. Niente di più esatto. Solo che Vannacci mi sembra abbia fatto un clamoroso autogol dimostrando una notevole ignoranza e un grande cinismo. Infatti, il nostro sistema giudiziario prevede pene diverse a seconda del tipo di omicidio commesso. Cioè il legislatore, Rocco e successori, prevede delle aggravanti o delle attenuanti di fronte al singolo omicidio. Tornando al femminicidio, il legislatore ha ritenuto opportuno aggravare la posizione dell’assassino non tanto perché una donna è stata uccisa ma perché il fatto è accaduto in un contesto familiare ben preciso.
Pierluigi Ziliotto, Verona
Caro Pierluigi,
non sono d’accordo né con il generale Vannacci, né con lei. Il femminicidio è un reato particolarmente grave e odioso, perché una donna viene uccisa in quanto donna.
Certo, l’omicidio è il crimine più orrendo, perché consiste nel togliere la vita a un altro uomo. Ma lei stesso riconosce che non tutti gli omicidi sono puniti allo stesso modo. In moltissimi Paesi, tra cui alcune democrazie, lo Stato si arroga il diritto di togliere la vita a un cittadino. In Italia fino al 1981 esisteva il delitto d’onore: chi trovava la moglie, la figlia o la sorella con un altro uomo e la uccideva a volte non finiva neanche in prigione. Dal punto di vista del legislatore, che ovviamente rispecchiava quello della morale corrente, l’assassino aveva una giustificazione: lavava il proprio onore, ristabiliva il codice morale. La donna veniva al mondo per fare figli, per dare all’uomo una prole; se la paternità non era certa, allora la donna veniva meno al proprio dovere, al proprio ruolo sociale. Se a violare il codice morale era una figlia, che non poteva più trovare marito, allora la famiglia subiva un danno economico, che andava in qualche modo risarcito. Un codice che affonda le radici in un passato in cui i figli appartenevano alla famiglia del padre, e non alla madre; se il marito moriva, la moglie sposava un suo fratello, oppure tornava nella famiglia d’origine, ma i figli non la seguivano, restavano nella famiglia del padre.
Davvero abbiamo nostalgia di un passato del genere?
Personalmente credo che uccidere una donna in quanto donna, perché l’uomo si considera proprietario del suo corpo e della sua anima e non è disposto a riconoscere la sua libertà e la sua indipendenza, sia un reato particolarmente odioso, che merita di essere punito in modo particolarmente severo.
16 giugno 2026
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