Il dibattito sulla patrimoniale
«Si vorrebbe andare verso un sistema in cui, a parità di ogni rilevante condizione, si può essere oggetto di tassazione in termini qualitativi e quantitativi radicalmente diversi. Il messaggio alla platea dei contribuenti è: il sistema fiscale è il regno dell’arbitrio»
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Il dibattito sulla patrimoniale
Mauro Marè e Nicola Rossi | 16 giugno 2026«Si vorrebbe andare verso un sistema in cui, a parità di ogni rilevante condizione, si può essere oggetto di tassazione in termini qualitativi e quantitativi radicalmente diversi. Il messaggio alla platea dei contribuenti è: il sistema fiscale è il regno dell’arbitrio»
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Gentile direttore,
credo si possano avanzare argomenti non proprio trascurabili – e probabilmente sostenuti anche da una evidenza robusta (se la si considera tutta, ivi inclusa quella riconducibile alla cosiddetta political economy) – per dubitare della opportunità di una imposta sui titolari di patrimoni eccedenti un determinato limite (fra 2 e 5,4 milioni di euro, secondo le declinazioni) di cui, fra l’altro, al recente intervento di Demetrio Guzzardi, Elisa Palagi e Andrea Roventini (Una risposta sulla patrimoniale, 12 giugno 2026). Di questi argomenti discuteremo, probabilmente, a lungo nei mesi prossimi.
Qui vorremmo limitarci a segnalare che la proposta di cui parliamo – per il solo fatto di essere stata avanzata e forse all’insaputa dei suoi stessi fautori – rappresenta un passo ulteriore nella direzione del degrado del nostro sistema fiscale.
Sostenere – come avviene ormai da giorni sui media più diversi – che si tratterebbe di una imposta più che sensata in quanto riguarderebbe, nella sua versione «ristretta», solo lo 0,1% dei contribuenti (non più di 50 mila persone fisiche per le quali – come si sente dire – si tratterebbe di «rinunciare ad un caffè»); sostenere – come solitamente si aggiunge – che dunque il 99,9% della platea dei contribuenti non potrebbe che accogliere la notizia, se non con entusiasmo, con un certo favore; lasciare intendere – come spesso si conclude – che di conseguenza sarebbe stolto che questo o quel partito non facessero propria la proposta: ebbene tutto ciò rappresenta forse il punto più elevato del processo di imbarbarimento che interessa da tempo il nostro sistema fiscale. Si tratterebbe, mutatis mutandis, dell’ennesima cedolare in deroga alle regole generali.
Nel 2016 – primo anno in cui la Commissione sulle Spese Fiscali ha prodotto il suo rapporto – le spese fiscali erano 468. Otto anni dopo (al netto delle spese fiscali strutturali) si arrivava a 573, con una perdita di gettito crescente. In larga misura trattamenti di favore, regalie – genericamente definite bonus – destinate a specifici gruppi di contribuenti e giustificate facendo ricorso ad un argomento uguale e contrario a quello utilizzato nel caso della imposta sui patrimoni di maggiori dimensioni: come negare una piccola espressione di benevolenza a questo o quel gruppo sociale? Come potrebbe mai opporsi la stragrande maggioranza dei contribuenti a una piccola tangibile gratifica da destinarsi ad un numero così ristretto di individui da costringere la Commissione sulle Spese Fiscali a segnalare come si tratti di «importi non quantificabili»?
La logica della proposta di cui si parla e degli interventi di segno opposto già in atto è identica. Il risultato è identico: la balcanizzazione – ormai sempre più evidente – del nostro sistema fiscale. Un sistema in cui, a parità di ogni rilevante condizione, si può essere oggetto di tassazione in termini qualitativi e quantitativi radicalmente diversi. Il messaggio alla platea dei contribuenti è altrettanto identico: il sistema fiscale è il regno dell’arbitrio. Lì dov’era la legge, è tornato il sovrano. Lì dov’era il cittadino, è tornato il suddito. Oggi si indicano al pubblico ludibrio 50 mila individui sulla base del loro patrimonio (non si dimentichi che altrove, non in Italia, c’è chi ha proposto – bontà sua! – di «vietare» tout court i grandi patrimoni). E domani? A quale piccolo gruppo ci si rivolgerà? Chi sarà oggetto delle attenzioni del sovrano di turno (o aspirante tale)? A chi di noi sarà richiesto un «contributo», variamente definito, o sarà concessa una mancia, altrettanto variamente definita, non in base a norme di carattere generale ma semplicemente perché appartenente al ristretto bacino di contribuenti che di volta in volta si riterrà opportuno isolare e colpire o fare oggetto di un obolo?
Sono state scritte innumerevoli e importanti pagine sulla opportunità o meno di tassare i flussi o gli stock. La proposta di tassazione dei grandi patrimoni non è un capitolo di quel dibattito. È piuttosto un nuovo e significativo capitolo di un graduale processo di allontanamento dai principi su cui un moderno sistema fiscale dovrebbe basarsi (trasparenza, stabilità, uniformità, semplicità). Un processo che non può non definirsi regressivo (e non nel senso fiscale del termine). Un processo a cui è necessario opporsi in nome proprio di quei principi.
16 giugno 2026
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