L'addio di Bologna a Romano Montroni: scrittori, editori, politici e accademici salutano il «re dei librai»
L'ultimo saluto nella camera ardente nel Cortile dell’Archiginnasio. Il figlio Filippo: «Bologna per lui era tutto, non ha mai voluto andare via da questa città. Ha sempre combattuto per la diffusione della cultura e dei libri»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
L'addio di Bologna a Romano Montroni: scrittori, editori, politici e accademici salutano il «re dei librai»
di Piero Di DomenicoL'ultimo saluto nella camera ardente nel Cortile dell’Archiginnasio. Il figlio Filippo: «Bologna per lui era tutto, non ha mai voluto andare via da questa città. Ha sempre combattuto per la diffusione della cultura e dei libri»
L'addio a Romano Montroni (LaPresse)
Ad attendere per primi Romano Montroni per dargli l’ultimo saluto, mattina nella camera ardente in quel Cortile dell’Archiginnasio dove ha organizzato decine di incontri letterari, sono in fila composta alcuni dei tanti librai che ha formato negli anni.
Poi arrivano tutti gli altri pezzi di quella città per cui Montroni si è sempre prodigato. Come conferma il figlio Filippo, alto come lui: «Bologna per lui era tutto, non ha mai voluto andare via da questa città. Ha sempre combattuto per la diffusione della cultura e dei libri, a partire dalle scuole e dai giovani».
Bologna saluta Romano Montroni, «re dei librai»
Attorno alla bara, insieme alla famiglia, gli amici di una vita. Scrittori come Paolo Nori, Silvia Avallone, Valerio Varesi, Alessandro Vanoli; accademici quali Ivano Dionigi, Giuseppe Sassatelli, Marco Antonio Bazzocchi, editori dal Mulino ad Antonio Bagnoli e Antonio Sellerio; esponenti del mondo politico, culturale ed economico, da Pierluigi Stefanini a Gaetano Maccaferri, da Isabella Seragnoli a Oscar Farinetti.
Ci sono anche Pier Ferdinando Casini («È stato un grande bolognese e penso che in quanto tale la città lo dovrà ricordare. Bologna è quella che è per persone come lui, che mettono un mattone in questo grande puzzle») e l’ex ministro della Cultura Dario Franceschini, che lo volle alla guida del Centro per il libro e la lettura. Franceschini immagina l’aldilà di Montroni come «una grande libreria con libri di tutto il mondo, dove può incontrare Eco e Borges».
La folla che ha salutato il libraio (LaPresse)
Dalla famiglia agli amici: l'addio
La moglie Piera, 56 anni passati insieme, segue commossa i ricordi che si succedono, a partire da quello della figlia Irene: «Eri un uomo forte, coraggioso, intraprendente e solare. Avevi un entusiasmo contagioso, dalle piccole e grandi imprese, ed eri un vulcano di idee. Ti ho sempre stimato per il fatto che sei partito dal nulla e con la tua grande grinta e caparbietà hai costruito moltissimo».
Per poi concludere: «Eri un po’ burbero, difficile, impaziente, pretendevi moltissimo e spesso ci mettevi senza accorgertene in grandi difficoltà, ma alla fine sei stato una grande palestra di vita. Tuttavia ti distinguevi tra tutti i giganti per la grande generosità che avevi».
Il nipote Lorenzo lo ringrazia per avergli insegnato tutto: «Eri un cuore matto, matto da legare e pensandoti non riesco a ricordare il tuo volto senza un sorriso. Eri estremamente ironico, forse anche un po’ troppo, e sapevi goderti la vita come ognuno dovrebbe imparare a fare».
Alessandro Bergonzoni (LaPresse)
Il mondo dell'editoria in lutto
Poi tocca a Carlo Feltrinelli, che rimarca il rapporto di stima reciproca tra Montroni e la madre Inge e lo ricorda nel marzo del ’72, quando il libraio portava in spalla il feretro di suo padre Giangiacomo davanti a duemila poliziotti: «Da allora non ci siamo più lasciati, avevo 10 anni». L’amico di una vita, Giorgio Forni, gli dedica un’ultima zirudèla: «Un gran naso, due piedoni, una testa da pannocchia, "soccia ma che due maroni borbottavi sempre…". Chi può essere? Montroni!».
Il legame con Bologna: una figura centrale nel sistema culturale
Alessandro Bergonzoni lo saluta a modo suo: «Libriamoci, continuiamo anche la lettura del gas, ma soprattutto della luce, degli occhi, della mano, delle nuvole. Edizione Montroni. Tanti uomini stanno andando al macero e non li abbiamo nemmeno letti, sono i resi, ma non arresi. Sfogliamoli. Saluto Romano? Tendenzialmente no. Se posso, bene, lo penserò».
E se Stefano Bonaga lo rievoca come un angelo annunciatore «che ricordava sempre che c’era altro da te che valeva la pena seguire», Giovanni De Plato racconta una barzelletta di cui ridevano insieme, rivelando: «Non sapevi dire le barzellette, ridevamo solo per come le raccontavi».
Il funerale di Romano Montroni (LaPresse)
Una vita per i libri
Il sindaco Lepore, a Shanghai per la mostra di Morandi, affida un messaggio alla sua vice Emily Clancy in cui lo definisce «un animatore civico convinto che la cultura fosse prima di tutto un diritto di cittadinanza». «Parlare oggi della sua allegria gli sarebbe piaciuto», dice Feltrinelli citando la moglie Piera, mentre in tanti si mettono in fila davanti al libro delle firme.
Che riporta una sua frase: «Sono nato in una casa senza libri, invece tutta la mia vita era lì dentro». I suoi libri. Conquistati, coltivati e mai più abbandonati.
LEGGI ANCHEMarcello Fois ricorda Romano Montroni: «Leggeva mainstream e letteratura senza confonderle. Era un lettore privilegiato a disposizione degli altri»di Piero Di Domenico
Vai a tutte le notizie di Bologna
Iscriviti alla newsletter del Corriere di Bologna
15 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il video del Gay Pride di Bologna, ad aprire il corteo la bandiera della Palestina e lo striscione: «No pride in genocide»
L'informazione nella tua mailCorriere di Bologna
Le news principali su Bologna
Ogni giorno alle 18, a cura della redazione