Manuela Faccon e il romanzo «La fabbrica delle donne»: con la vita di un'operaia racconta la storia di una rivoluzione collettiva
Corriere della Sera - Cultura

Manuela Faccon e il romanzo «La fabbrica delle donne»: con la vita di un'operaia racconta la storia di una rivoluzione collettiva

Lunedì 15 giugno 2026
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Elsa e la voce delle tessitrici, i primi scioperi e cortei nelle aziende del Veneto del dopoguerra

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Manuela Faccon e il romanzo «La fabbrica delle donne»: con la vita di un'operaia racconta la storia di una rivoluzione collettiva

di Francesca Visentin

Elsa e la voce delle tessitrici, i primi scioperi e cortei nelle aziende del Veneto del dopoguerra

«C’è quel pensiero fisso che non le dà tregua: vuole andare a votare e così devono fare tutte le donne del paese, d’Italia, del mondo». Elsa è una «pigliamosche», così erano chiamate nel primo dopoguerra le tessitrici nelle fabbriche del Veneto. Negli anni in cui il fascismo è alle porte, Elsa combatte per i diritti delle lavoratrici, dalla disparità salariale alla sicurezza in azienda. È tra le prime a farlo, vuole fare sentire la sua voce e quella di tutte le altre, il diritto di voto è la conquista che lo permette. La scrittrice padovana Manuela Faccon racconta la storia dell’operaia Elsa e di quel periodo storico di grandi cambiamenti, tra sogni di libertà e repressione politica, nel romanzo La fabbrica delle donne (Feltrinelli, 268 pagine, 19 euro).

Martedì Faccon presenta il libro a Padova, alla libreria Feltrinelli (ore 18), in dialogo con Sara Zanferrari. Il tour letterario prosegue poi il 19 giugno a Pontecasale al Fondo San Antonio, il 24 giugno a Ponte San Nicolò, il 30 giugno a Valdagno a Palazzo Festari copn Anna Pizzati, l’1 luglio a Montecchio Maggiore. Ambientata nel 1921 nel paese di Valsarto, che in realtà è la rappresentazione della provincia veneta, la storia racconta un percorso di emancipazione femminile attraverso le gesta e la visione di Elsa Reniero, giovane operaia che da sette anni lavora in un lanificio. Turni estenuanti, sorveglianza repressiva dei «padroni», sessismo, un destino di privazioni e vessazioni sembra segnato per lei e le altre operaie. Fino a quando Elsa eredita dal nonno Michelangelo una misteriosa valigetta, in cui scopre documenti, riviste e appunti che la legano a Giovanna Pico, sua madre, attivista per i diritti delle donne, morta tragicamente. È la svolta che accende nella giovane operaia vicentina la scintilla della rivoluzione che la porterà a combattere per dignità sul lavoro e voto alle donne.

Le tessitrici del primo dopoguerra a Nordest, le «Pigliamosche», per il colore grigio degli abiti, lavoravano in condizioni di grave pericolo e senza alcun diritto. La loro rivolta ha preparato il terreno per il suffragio universale del 1946. Elsa capisce che per migliorare le condizioni di lavoro, per ottenere diritti, bisogna lottare, manifestare, farsi sentire, decidere per sé, ottenere il diritto di votare, così come hanno fatto le suffragette nel Regno Unito. Una consapevolezza e determinazione che infiamma anche le altre operaie. Il primo corteo che riescono a organizzare, tutte unite, è l’inizio del cambiamento. Dall’operaia Orietta, morta tragicamente al telaio, niente sarà come prima in quella fabbrichetta veneta.

La solidarietà femminile, la battaglia che unisce le operaie, diventa l’unica salvezza dalla violenza, le vessazioni quotidiane e i soprusi patriarcali. Ma a questo percorso di consapevolezza, la protagonista arriva attraverso la riscoperta delle radici: la madre e la nonna Berenice Pico sono state fondatrici dell’Unione Femminile. Il dramma delle operaie, il coraggio di migliaia di lavoratrici, nel romanzo di Faccon diventano anche ricerca di identità e memoria. E poi c’è l’amore per Italo, giovane antifascista e la scoperta di un antico legame tra Elsa e Italo, che nasce nel passato. «Non riesce a concentrarsi su niente. Sono le nove del mattino di lunedì e le sue mani lavorano veloci sulla trama e l’ordito del telaio. Tiene lo sguardo fisso sul tessuto che si sta disegnando, ma Elsa è altrove con la testa. Il ricordo ancora vivido della giornata inebriante passata con Italo non l’abbandona e si intreccia alla tensione per la tanto anelata riunione con le donne di questa sera, alla fine dle turno. Si è preparata una lunga lista di rivendicazioni, su cui crede che tutte saranno d’accordo...».

La battaglia di Elsa, tra mille difficoltà e delusioni, è trascinata anche dal un «faro», il diritto di voto, «quel pensiero fisso». «Il sogno di Elsa si sarebbe infranto presto - scrive Manuela Faccon nella conclusione del romanzo - . La legge 2125, che concedeva il diritto di voto femminile, fu approvata il 22 novembre 1925, ma poco dopo le leggi fasciste abolirono l’elettività degli enti locali, sostituirono il sindaco con il podestà e fecero sì che non fosse mai applicata. La storia per più di 23 interminabili, indelebili anni avrebbe scritto pagine del tutto diverse. Le donne italiane dovettero attendere il 1945 per essere ammesse al suffragio universale. Votarono per la prima volta per il referendum istituzionale il 2 e 3 giugno 1946... accorsero ai seggi 12.998.131 donnea... Nacque così la Repubblica Italiana».

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