Starmer e il divieto dei social ai minori
Corriere della Sera - Cultura

Starmer e il divieto dei social ai minori

Lunedì 15 giugno 2026
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Starmer e il divieto dei social ai minori

di Ferruccio de Bortoli | 15 giugno 2026

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Anche il Regno Unito ha annunciato che introdurrà il divieto d’accesso ai social per i minori di 16 anni. L’annuncio del premier britannico, Keir Starmer, arriva all’indomani dell’ondata di proteste contro gli immigrati, a Belfast e in altre città, fomentate anche dai post su X di Elon Musk. 

Forse, al di là della legittima preoccupazione di proteggere, o almeno di tentare di farlo, i minori dalla massa oceanica di contenuti mai sufficientemente moderati delle piattaforme, c’è anche una sorta di vendetta politica contro l’uomo più ricco del mondo. Tra le misure proposte compare il «coprifuoco» social dopo le 20 e 30 per gli under 18 che solleva qualche fondato dubbio sulla sua applicabilità. Una sorta di «a letto dopo Carosello» social di impervia, se non impossibile, realizzazione. 

Sembra un modo per dire da parte di un governo come quello laburista in affanno di consensi: non se ne farà nulla o quasi ma noi ci abbiamo provato. Alcuni divieti sono ormai inevitabili. Necessari ma non sufficienti. L’Australia è stata la prima a non consentire l’uso dei social ai minori di 16 anni con risultati contrastanti. Anche perché è relativamente facile aggirare il divieto, grazie all’anonimato in Rete che, giustamente, il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, vorrebbe contrastare. L’accertamento dell’età è ritenuto invasivo. Le stesse piattaforme hanno reagito con azioni legali. Sostengono che le loro libertà d’impresa e di espressione vengono, in questo modo, danneggiate. 

La discussione è aperta, con diverse proposte, anche in Italia. L’Unione europea, con il Digital Services Act, incoraggia gli stati membri ad adottare una disciplina, a tutela dei minori, che fa leva opportunamente sull’educazione digitale. Gli adulti dovrebbero fare un serio esame di coscienza e dare il buon esempio. Mentre cresce la loro patologica frequenza di post, spesso con espressioni poco consone al loro ruolo di genitori o educatori. L’anonimato poi scatena, vilmente, gli istinti peggiori. Il punto vero è che senza una leale collaborazione dei grandi proprietari dei social è estremamente difficile, se non impossibile moderare contenuti, contrastare il dilagare di espressioni violente o di falsità strumentali che spesso scatenano movimenti di massa. Proprietari, come Musk o Zuckerberg, che sono poi venerati come geni e innovatori. Ai quali è permesso tutto. Non solo sul lato dei loro giganteschi patrimoni.

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15 giugno 2026, 12:00 - modifica il 15 giugno 2026 | 12:37

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