Filomena Zamboli, capo dell'Ambito scolastico di Salerno: «Territorio a vocazioni diverse, voglio sfatare il mito delle pluriclassi»
Corriere della Sera - Cultura

Filomena Zamboli, capo dell'Ambito scolastico di Salerno: «Territorio a vocazioni diverse, voglio sfatare il mito delle pluriclassi»

Lunedì 15 giugno 2026
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Il nuovo provveditore da poche settimane al lavoro ma con le idee chiare: «Vi spiego come si può battere lo spopolamento, problema che non riguarda solo l'entroterra»

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Filomena Zamboli, capo dell'Ambito scolastico di Salerno: «Territorio a vocazioni diverse, voglio sfatare il mito delle pluriclassi»

di Rosa Carillo Ambrosio

Il nuovo provveditore da poche settimane al lavoro ma con le idee chiare: «Vi spiego come si può battere lo spopolamento, problema che non riguarda solo l'entroterra»

Da tre settimane è alla guida dell’Ambito Scolastico Territoriale di Salerno e sta già lavorando alacremente: «Ci stiamo organizzando per l’avvio del nuovo anno scolastico. In questo periodo nei nostri uffici l’impegno è intensissimo. La scuola volge al termine per la didattica ma per il versante amministrativo si lavora di più. Bisogna definire gli organici, prepararsi per le nuove assunzioni e tanto altro. Ho trovato degli ottimi collaboratori stiamo procedendo in piena sintonia», dichiara al Corriere del Mezzogiorno FilomenaZamboli. 
Una lunga carriera come docente iniziata ad appena 22 anni, 58 anni di età, Zamboli è stata dirigente scolastica e dirigente tecnico all’Usr della Campania e del Lazio e provveditore a Terni. È direttore editoriale per la rivista Dirigere Scuole edita da Tecnorid. Insomma di esperienza e grinta ne ha molta.

«Ho assunto questo impegno con il desiderio di essere “provveditore”, così noi dirigenti venivamo chiamati sino a qualche anno addietro, cioè essere un mediatore tra l’ente che rappresento e il territorio, le famiglie e soprattutto le scuole e i loro studenti. Il nostro compito consiste, prevalentemente, nel garantire il funzionamento della macchina amministrativa a tutte le comunità scolastiche». 

La provincia di Salerno è vasta e fortemente eterogenea, una realtà molto complessa…
«C’è bisogno di una grande sensibilità pedagogica, perché è un territorio a vocazioni diverse, ad esempio a Battipaglia e dintorni ci sono grandi immigrazioni mentre le zone interne soffrono di spopolamento». 

Rispetto alla esiguità degli alunni specie nel territorio cilentano cosa si può fare?
«Sfatare il mito delle pluriclassi. Ci sono delle realtà europee e non solo che operano coinvolgendo alunni in classi formate in modalità non strettamente legata alla data anagrafica. In Italia questo metodo viene già applicato nella scuola dell’Infanzia ed estremamente interessante è il Progetto di ricerca “Piccole scuole” dell’Indire, che sostiene la permanenza della scuola nei territori geograficamente svantaggiati, per mantenere un presidio educativo e culturale e contrastare il fenomeno dello spopolamento». 

Le pluriclassi sono un ripiego o una opportunità?
«Certemente una opportunità. La ricerca permette di rilevare che la qualità dell’esperienza educativa nelle piccole scuole, adeguatamente sostenuta e supportata da più soggetti istituzionali, consente di portare valore aggiunto al fine di costruire una competenza diffusa che consente alle scuole di migliorare l’offerta educativa». 

E quindi?
«È necessario aprire una riflessione su questa tematica coinvolgendo più interlocutori istituzionali. Il MiM ha già garantito le medesime risorse di organico in presenza di decremento di alunni. La composizione diversa delle classi può essere un volano di sviluppo e apprendimento, dobbiamo guardare a sistemi nuovi. Bisogna fare alleanze educative. Questo vale per tutta la provincia, non solo per le aree interne». 

Quali sono i suoi primi obiettivi?
«Andare verso il nuovo anno scolastico garantendone la migliore organizzazione. Poi lavorare come ho detto alla creazione delle reti territoriali per un sostegno efficace ai processi pedagogici sia nei centri urbani che nelle zone di spopolamento. Ci vuole ascolto, dialogo e supporto. La scuola affronta le sfide del presente per offrire alle giovani generazioni strumenti concreti per la vita». 

In tal senso che realtà ha trovato?
«Salerno e la sua provincia è già un luogo di reti di scuole che operano in sinergia, un elemento importante sarà coinvolgere ancor di più la Consulta degli studenti per esempio». 

In questo nuovo ruolo che ricopre si sente una manager o una docente?
«Mi sento una donna di scuola. Sin da piccola volevo essere come la mia maestra delle elementari Virginia. Una donna vedova, madre di tre figli, molto rigorosa. Mi ha trasmesso il senso del lavoro e l’amore per lo studio, aveva la scuola nel sangue. Mi sono laureata molto presto con una gran voglia di essere insegnante». 

La sua prima docenza?
«A Terzigno in provincia di Napoli. Anni bellissimi e formativi. Erano i primi anni in cui si applicava la didattica del modulo. Ho imparato tanto. Quella esperienza mi è servita molto«. 

Poi?
«In giro per la provincia di Napoli prima alle scuole medie poi alle superiori». 

Quando è diventata dirigente scolastica?
«Nel 2007, il mio primo incarico di dirigente scolastico fu a Trecase sempre in provincia di Napoli, poi passai al Liceo Pascal di Pompei, poi sono stata più volte dirigente tecnico nella nostra regione e nel Lazio, poi provveditore a Terni. Infine, rientrai al Pascal di Pompei ed ora sono qui per questa nuova bella, significativa sfida professionale». 

Ha qualche ricordo in particolare?
«Tanti. Quando ero docente all’Isis Enzo Ferrari di Castellammare avevo un alunno che veniva accompagnato a scuola dai vigili urbani perché aveva accoltellato una persona. Era incontenibile, anche violento. Un giorno l’ho affrontato e gli ho chiesto cosa avesse, perché si comportava così. Mi rispose che aveva fame. Gli offrii un panino. Questo stemperò il nostro rapporto, diventammo amici. Poi gli regalai un quaderno nel quale gli facevo copiare delle poesie. Mi è capitato di reincontrarlo e mi ha detto: prof, le poesie mi hanno salvato». 

La poesia è una sua passione?
«Eh sì. mi piace leggerle ma anche scriverne. La poesia, la scuola e la famiglia sono le passioni che animano la mia vita».

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