Idraulica ed endorfine
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Idraulica ed endorfine
di Maria Angela RobustelliParliamoci chiaro, il sesso è importante.
Indubbiamente è un fattore che indicizza una buona salute, una pelle radiosa, parametri umorali più stabili, una salda comunione con l’universo iperuranico e non di meno, uno strumento concreto a portata di tutti, per conseguire una certa consapevolezza esistenziale nonché una posizione equilibrata e risolutiva a sostegno della sexual equality.
In buona sostanza, la prescrizione di Madre Natura sarebbe quella di farlo più o meno regolarmente, come ci piace, con chi ci piace nel rispetto di sé e degli altri. Ma di farlo.
Il che sarebbe già di per sé un bell’impegno in questi tempi oscuri fatti di una corsa spasmodica al rendimento, della lotta all’inflazione e dello smarrimento che ci assale ormai costantemente, dato dall’orrore di cui è capace il genere umano nel mondo. O in coda per il parcheggio.
Mens sana in un letto meravigliosamente sfatto equamente da entrambi i lati, che non sia più solo un campo di battaglia o un’antidiluviana rete idraulica di pompa a pressione che marcia a secco. Ma che basti alla gioia di lui e di lei - declinabile in lui e lui, lei e lei e + infinito - come un’ossitocinica moltiplicazione dei pani e dei pesci in corpore sano, rimettendo finalmente d’accordo il testosterone bullo che si fionda a bomba di Y e le endorfine sofisticate e molto esigenti di X.
Nel mio caso - un’eterosessuale basic con un certo immaginario letterario fantasioso, nata negli anni ottanta e da poco affrancatasi dalla sindrome del principe azzurro e dal girone infernale delle autoreggenti come conditio sine qua non di un certo erotismo pavloviano tanto caro non solo a quei maschioni alfa che hanno abitato per anni la nostra immaginazione inconfessata da cenerentole e che poi per qualche linea di febbre chiamano la mamma; ma anche a quelli più sgualciti e scapigliati, gli intellettuali decadenti, quelli con gli occhiali che non lo diresti mai, impegnatissimi nella rivoluzione per la parità dei sessi che poi si accendono come solo i fondamentalisti della guepiere sanno fare - la questione sta diventando assai più complessa.
Avevo traslocato da poco in una casa a cento metri da quella vecchia, eppure tutto nel mio quartiere sembrava nuovo.
Mi ero concessa una pausa tra l’apertura di un pacco e l’altro e stavo prendendo un’aranciata al bar sotto casa, quando Tilde, una mia collega e cara amica che abitava fuori zona, mi chiama a gran voce dal marciapiedi di fronte, salutandomi con entrambe le braccia e una quanto mai rispolverata esuberanza.
Dopo aver ordinato un gelato al cioccolato e posato un cappello insolitamente a falde larghe su una terza sedia vuota, mi chiese come stessi dopo il cambiamento profondo che aveva scompaginato la mia vita e se avessi avuto bisogno di una mano per risistemare casa; poi con grande padronanza dell’argomento, mi spiegò come la recente ristrutturazione della sua alcova da single, le aveva fatto sviluppare delle skills inaspettate e incredibilmente utili.
Mi raccontò che una delle prime mattine di inizio lavori, in un orario assolutamente inconsueto, bussò alla sua porta l’idraulico inviatole dalla ditta.
A quel punto il suo racconto cominciò ad avere dell’incredibile e nella mia testa, il suono delle sue parole venne gradualmente sostituito da El Tango de Roxanne e l’immagine era lei nel suo pigiamino con gli orsacchiotti che apriva la porta a un ragazzo tonico e corpulento con tuta tecnica e scarponcini anti infortunio. Si guardano e in una frazione di secondo, riconoscendo l’una negli occhi dell’altro un inequivocabile messaggio di desiderio incontenibile, come investiti da una luce spot a pioggia ormonale, si catapultano appiccicati labbra su labbra in camera da letto, lasciando lungo tutto il corridoio tracce di indumenti volati via, utensili rovinosamente in frantumi e un cellulare che squillava insistentemente sul pavimento.
Qui, come interrotta dalla goffratura di un vinile che si blocca di colpo, tornai alla lucidità e cercando di nascondere a fatica quanto fossi sconvolta per quello che la mia saggia, equilibrata e responsabile amica, mi stava raccontando, pensai a quanto mi sembrasse inconcepibile, anche solo per il rischio al quale si fosse esposta con quel perfetto sconosciuto all’alba da sola in casa sua.
Eppure Tilde che fu così euforica e colorita nella descrizione dei dettagli, mi rassicurò che era filato tutto più che liscio, che lui le aveva messo le mattonelle in un modo impeccabile e che le aveva fatto pure la fattura.
Ci salutammo con affetto ma per una strana ragione, tornando a casa, cominciai a sentirmi sempre più simile allo svuota tasche nell’ingresso - polverosa, sempre uguale e immobile - quando in soccorso mi venne in mente, letto su una rivista qualche settimana prima, uno studio della sessuologa e psichiatra inglese venuta a mancare ad aprile scorso, Rosemary Basson, della University of British Columbia, che in un certo senso poteva mettere la parola fine al mio senso di inadeguatezza erotica occasionale d’arrembaggio e scongiurare la potenziale fregatura biologica dietro la disparità ormonale uomo-donna, per farci ritornare finalmente a del buon sesso equamente partecipato, fatto di condivisione reale.
Lei affermava che il cosiddetto desiderio spontaneo (o pulsionale), pre-esistente all’incontro e refrattario alla ruggine, di prerogativa principalmente maschile, avrebbe dovuto inevitabilmente ricalibrarsi sul quello responsivo (o reattivo), quella forma di desiderio molto femminile così aperto e ricettivo, circolare, che si attiva se sollecitato non per una sequenza rigida e automatica ma per una partitura prima emotiva e poi fisica.
Quando quasi senza essermene accorta, facevo ormai questi pensieri al sicuro del caos di scatoloni nel mio salotto, inaspettatamente suonarono al citofono. Una voce maschile chiara e profonda mi chiedeva il piano.
La libreria che avevo ordinato era arrivata con due giorni di anticipo.
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11 giugno 2026 ( modifica il 11 giugno 2026 | 09:42)
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