Salmo a Firenze Rocks, pronti a pogare, altro che rapper
Il punk-metal nel Dna dell’artista sardo. Che ora è un «bravo ragazzo»
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Salmo a Firenze Rocks, pronti a pogare, altro che rapper
di Lorella RomagnoliIl punk-metal nel Dna dell’artista sardo. Che ora è un «bravo ragazzo»
Pronti a pogare? Eh sì, chi va ai concerti di Salmo lo sa bene, questo rito non manca mai. A un certo punto tutto quasi si cristallizza: lui dal palco divide la folla in due e dirige i giochi alla perfezione, un attimo e sei in un catartico vortice al cardiopalma. L’esperienza collettiva più entusiasmante fu a San Siro nel 2022 quando il rapper, producer, musicista, attore e regista sardo al grido di «Raga, è arrivato il momento», travolse con la sua energia più di 50 mila persone.
A Firenze Rocks dove arriva per la prima volta nella serata inaugurale, il graffio sarà sicuramente all’ennesima potenza. Chi — sui social, e dove altrimenti? — ha criticato la sua partecipazione a un festival rock scrive a vanvera, oppure non lo conosce o non lo ha mai visto live o ancora non sa che Maurizio Pisciottu e il rock sono interconnessi da sempre e che l’attitudine punk-metal è nel suo Dna, «marchio di fabbrica» inconfondibile. Che alla Visarno Arena sarà spinta al massimo tra fuoco e fiamme.
Proprio a Firenze Salmo inaugurerà infatti il tour estivo che lo porterà nei principali festival italiani con i suoi successi e soprattutto i brani del nuovo progetto «Hellvisback 10 Years Later». Con lui Le Carie, band punk-hardcore che più adrenalinica non si può: formata da fuoriclasse come Davide Pavanello (Dade, fondatore dei Linea 77) e poi Frenetik, Marzo Azara, Riccardo Puddu e Jacopo Volpe. Dieci anni dopo il disco di culto che ha rivoluzionato il rap contaminandolo con sonorità hardcore, hip hop, metal, elettroniche e che contiene perle come Giuda, 1984, Daytona, L’alba, ci parla ancora forte nella sua lettera dall’inferno di Elvis: «Che fine ha fatto Salmo?/ Ha toccato il fondo e sta ancora scavando/ Da quando son risorto non ho un giorno festivo. Dici: “Il rap è morto”, ma io sono ancora vivo, vai/ Quante cose son cambiate/ adesso bastano due strofe e già ti vestono Versace») canta in 10 AD, uno dei tre brani inediti, manifesto tagliente di libertà d’artista, di sguardo sociale («ti fanno il lavaggio del cervello ma alla fine è educazione»), di critica feroce al mercato discografico («Mafia musicale nel mercato, mele marce/Io che vorrei fare strage di incapaci»).
Più di 120 dischi d’oro e di platino alle spalle, oltre 4 miliardi di streaming su Spotify, Salmo è in evoluzione costante e quest’ultima tappa in fondo si specchia nel suo Ranch in Gallura dove un anno fa ha trovato nuova ispirazione dando alle stampe l’omonimo album.
Qui, immerso nel silenzio, ha ritrovato il contatto con le radici della sua Sardegna magica e si è letteralmente isolato da tutto, da tutti e pure dai social «che sono un freno alla creatività e mi hanno rovinato intere giornate». «Ho avuto una vita rock’n’roll e a 40 anni ho capito che sono un bravo ragazzo e ne sono fiero», disse.
Senza filtri, come è lui. La ribellione, ovvio, arde sempre. E adesso con la nuova maschera di «Hellvis» tornerà a sentirsi ancora se stesso, ancora senza compromessi. Sul palco, «l’unico posto dove mi sento al sicuro. La musica mi dà il coraggio e il privilegio di esistere».
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