The Cure, poche parole, tanto eyeliner in bilico fra new wave e dark alla Visarno Arena
Corriere della Sera - Cultura

The Cure, poche parole, tanto eyeliner in bilico fra new wave e dark alla Visarno Arena

Giovedì 11 giugno 2026
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Solo Robert Smith riesce a ricreare quelle atmosfere che incantano i fan

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The Cure, poche parole, tanto eyeliner in bilico fra new wave e dark alla Visarno Arena

di Edoardo Semmola

Solo Robert Smith riesce a ricreare quelle atmosfere che incantano i fan

Robert Smith zoppicava. Sembrava quasi gli mancasse il fiato, lo sguardo a terra. E la chitarra nel gesto di imbracciare la tracolla pareva pesare una tonnellata. Quel giorno — era il 16 giugno 2019, era domenica, l’ultimo giorno della terza edizione di Firenze Rocks, esattamente come accadrà questa domenica, per l’ottava — i Cure salirono sul palco della Visarno Arena e in molti pensarono «non ce la fanno, non reggono due ore». 

Il primo pezzo era Shake Dog Shake, lo stesso che apriva The Top del 1984 segnando la prima svolta e il primo «calo» importante nella storia di una delle band più importanti non solo degli anni Ottanta ma di sempre. Nonostante l’avessero eseguita dal vivo per 456 volte in 30 anni, lasciava presagire una serata storta.

Poi, d’improvviso, la scintilla: la scaletta gira sui brani di Kiss Me Kiss Me Kiss Me e Disintegration e negli occhi perennemente truccati di notte di Robert Smith si riaccende la luce. Tutto cambia, l’energia esplode e quella domenica di afosa e polverosa estate fiorentina si trasforma di colpo nella più bella esperienza — almeno per chi scrive — che sette edizioni dell’unico grande festival rock di Firenze abbiano offerto. 

C’era della magia che cercava di farsi largo tra i 35 mila presenti quella sera: aveva solo bisogno di accendere la spina. Il risultato finale fu un perfetto bilanciamento tra l’anima pop dei Cure e quella dark e new wave, un bellissimo incubo musicale senza pari, la più amata, la più genuina, sanguigna e carnale. Una serata capolavoro.

Con un precedente così pieno di sensazioni, l’annuncio del ritorno dei Cure nella line up del festival di Live Nation non poteva che generare aspettative altissime. Rispetto a sette anni fa, poi, è successo qualcosa di grande: l’uscita di Songs Of A Lost World che proprio in quell’estate 2019 iniziava a germogliare. 

Abbiamo dovuto aspettare solo 5 anni per vederlo nei negozi: un capolavoro che parla di solitudine, spaesamento, alienazione, disperazione, ricerca di un non si sa cosa possa servire per sopravvivere in un mondo che sempre più somiglia al labirinto di Shining. Ma, soprattutto, un ritorno per i Cure ai loro tempi, stili e temi dell’età dell’oro. Una sorta di Disintegration 2.0.

Ed ecco che se il 16 giugno del 2019 il concerto iniziò con Shake Dog Shake, ora la scaletta — sbirciare quella dell’ultimo Primavera Sound per farsi un’idea: è a Barcellona una settimana fa che hanno iniziato il loro tour europeo, Firenze è la prossima tappa — si apre con quel concentrato di meraviglia cure-sca distillata che è Alone. I brani in programma sono sempre 29, come allora. 

E le due ore e trenta di concerto sono sempre quelle 2 ore e trenta di un crescendo continuo di bellezza. Ma con l’aggiunta di cose follemente potenti come Alone, appunto, o Endsong, che — come dice il nome — chiude la parte pre-bis e si congeda dalla poesia sublime di cui è permeato il ritorno alla grandezza di Smith e soci con Songs Of A Lost World. Ma non è solo il nuovo album a rinfrescare l’aria intorno alla proposta dei brani che ora propongono ai fan, c’è anche una lunga serie di ripescaggi nella memoria non solo dei fan ma anche dei Cure stessi che lascia stupiti: Mint Car mancava dai loro live da una decina d’anni, alt.end quasi dallo stesso tempo, per non parlare di 2 Late e Wrong Number. Preparatevi perché ci sono tutte. 

E poi via con Pictures of You, Lovesong, A Forest, Just Like Heaven. Come finisce lo sappiamo già: Lullaby, Friday I’m in Love, Close to Me, Boys Don’t Cry. Chiedere di più sarebbe un sacrilegio. Anche perché il concerto non ha pause, pochissime parole tra un brano e l’altro. La comunicazione tra Smith e il suo pubblico avviene occhi negli occhi, anzi eyeliner negli occhi. Orpelli e chiacchiere le lascia agli altri.

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11 giugno 2026

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