Da Goethe a Bob Dylan, quanti pittori insospettabili. Nel libro di Mimmo Di Marzio la seconda vita di politici, attori e rockstar
Il caso di Sharon Stone e il suo percorso di rinascita personale, insieme alle ispirazioni di David Bowie e dei grandi del cinema: «Rocky nasce da un dipinto di Stallone»
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Da Goethe a Bob Dylan, quanti pittori insospettabili. Nel libro di Mimmo Di Marzio la seconda vita di politici, attori e rockstar
di Barbara CodognoIl caso di Sharon Stone e il suo percorso di rinascita personale, insieme alle ispirazioni di David Bowie e dei grandi del cinema: «Rocky nasce da un dipinto di Stallone»
Sharon Stone e Johnny Depp con le loro opere
«Oggi mi sento semplicemente la migliore artista che posso essere». Con queste parole Sharon Stone conclude una delle interviste più sorprendenti raccolte da Mimmo Di Marzio nel volume Gli insospettabili. Da Goethe a David Bowie, la pittura come seconda vita (Giunti), che sarà presentato alla Feltrinelli di Padova giovedì 11 giugno alle 18. La celebre protagonista di Basic Instinct ha vissuto negli ultimi anni una vera rinascita artistica. Dopo aver iniziato a dipingere durante la pandemia, oggi espone in gallerie internazionali e si dedica alla pittura con la stessa intensità che un tempo riservava al cinema. Una storia che diventa il simbolo di un fenomeno molto più ampio: quello di celebrità che hanno trovato nella pittura una seconda vita.
Di Marzio, giornalista e critico d’arte, in questo suo libro indaga il doppio talento, raccontando di scrittori, musicisti, registi e personaggi dello spettacolo che hanno trovato nella pittura una seconda e spesso inattesa forma di espressione. Goethe, autore del Viaggio in Italia era una appassionato teorico del colore; August Strindberg riversava sulle tele i propri tormenti interiori; Federico Fellini trasformava sogni e visioni in immagini. Accanto a loro figure della cultura contemporanea come Bob Dylan, David Bowie, Paul McCartney, Sylvester Stallone e Franco Battiato tra i tanti. Ne emerge un racconto affascinante che mostra come, a un certo punto, la scrittura, la musica, il cinema o la politica non bastano più. E allora si comincia a dipingere.
L’idea del libro, racconta Di Marzio, affonda le radici in una fascinazione coltivata per anni attorno alla figura di Dino Buzzati: «Da tempo mi interrogavo sul suo bisogno viscerale di essere riconosciuto come pittore tanto quanto come scrittore». Approfondendo la vicenda dell’autore del Deserto dei Tartari, il giornalista si è accorto che quel conflitto identitario non rappresentava un caso isolato ma un fenomeno, molto più diffuso di quanto si potesse immaginare. Nel corso della ricerca l’autore si è imbattuto in storie sorprendenti, ma una in particolare lo ha colpito: «Sicuramente la storia di Sharon Stone. Perché non si tratta di una celebrità che si concede un hobby artistico ma un autentico percorso di rinascita personale».
Le traiettorie che conducono alla pittura, analizza l’autore, cambiano a seconda del percorso creativo di partenza: gli scrittori sembrano cercare nell’immagine una forma di espressione più immediata e intuitiva. I musicisti trasferiscono invece sulla tela il senso del ritmo e della composizione, mentre i registi costruiscono immagini con una forte dimensione narrativa. In molti casi la pittura assume anche una funzione terapeutica: Winston Churchill la considerava un antidoto alla depressione, mentre Henry Miller confessava apertamente di dipingere per non impazzire. Dietro molte di queste esperienze emerge il bisogno di trovare uno spazio personale, sottratto alle aspettative e ai ruoli imposti dalla notorietà: «Molti dei protagonisti erano prigionieri del loro successo- racconta Di Marzio- e la pittura offriva loro la possibilità di esistere al di fuori del personaggio pubblico».
Una sorta di zona franca nella quale reinventarsi. La ricerca avrebbe potuto proseguire a lungo, i casi incontrati sono stati molti più di quelli confluiti nel volume e non è escluso, confessa l’autore, che possano dare vita a un sequel. E se Rocky Balboa nasce da un dipinto di Sylvester Stallone e Battiato dipinse per anni sotto pseudonimo per Di Marzio il caso più riuscito è Bob Dylan: «Se guardiamo al riconoscimento ottenuto nel mondo dell’arte contemporanea, Bob Dylan è il caso più clamoroso. È riuscito a conquistare gallerie e collezionisti importanti». L’autore arriva a una conclusione significativa: «Se c’è una convinzione che questa ricerca ha rafforzato, è che la creatività sia una sola. Cambiano gli strumenti, ma la sorgente resta la stessa e può manifestarsi in più forme». Perché il talento autentico non ama i confini.
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10 giugno 2026 ( modifica il 10 giugno 2026 | 20:26)
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