Noi, esseri vulnerabili
Corriere della Sera - Cultura

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Mercoledì 10 giugno 2026
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La fragilità secondo il sociologo francese David Le Breton: essere indistruttibili è un'illusione

Giovedì 11 giugno 2026

Noi, esseri vulnerabili

La fragilità secondo il sociologo francese David Le Breton: essere indistruttibili è un'illusione

di CARLO BORDONI

«Sono invulnerabile», ha dichiarato Erri De Luca, dopo la tempesta mediatica seguita alle sue parole sul sionismo. Pensarsi invulnerabile è un gesto di difesa, una presa di distanza propria dell’individualismo, nella convinzione di essere immune. La crescente individualizzazione ha aumentato il livello di sicurezza percepito, fino a pensare di poter fare a meno dell’altro, mentre la tecnologia ha aperto una facile via di fugadalle responsabilità all’interno dei mondi virtuali. Chiusi in uno splendido isolamento, protetti da ogni contatto indesiderato.

Siamo davvero invulnerabili? David Le Breton, antropologo e sociologo francese, autore de Il rischio della scelta (Mimesis) mette in guardia da questa facile illusione: benché confortati dai progressi scientifici e dalla prospettiva di una vita più lunga, restiamo fragili e vulnerabili. Incapaci di valutare i rischi, più che in passato, quando bastava il buon senso e una dose di saggezza. Oggi non basta più. La saggezza ha bisogno di tempi lunghi per sedimentare, mentre la società attuale corre a una velocità crescente.Decidere è un verbo che non ammette esitazioni.

La vulnerabilità sta nell’imprevedibilità, dal momento che qualsiasi scelta è sottoposta ai rischi. La maggior parte dei quali è insopportabile per il singolo e richiede l’assunzione di una corresponsabilitàcollettiva.

Del resto, assicura Le Breton, il rischio è parte integrante dell’esistenza, è necessario e persino funzionale alla continuità dell’essere umano. Operare una scelta significaesprimere la volontà di vivere.

La scelta presuppone un indirizzo, un passo in avanti univoco da cui non è possibile tornare indietro. Quasi con nostalgia, ammette Le Breton, ci domandiamo quali potrebbero essere state le nostre vite se avessimo fatto scelte diverse. Cosa sarebbe cambiato nelle vite degli altri, delle persone vicine a noi, perché tutte le scelte personali, in qualche misura, determinano il destino altrui. Sono molteplici i futuri alle nostre spalle,ma c’è un solo futuro davanti a noi.

Uno dei maggiori sociologi tedeschi, Ulrich Beck (1944-2015), aveva parlato della società moderna come di una società del rischio. Già negli anni Novanta era evidente che il futuro si preparava ad accogliere la rivoluzione del digitale, con una maggiore propensione al rischio e una crescente fragilità personale.

Si apriva una stagione di grandi opportunità, ma anche di incertezze e di disuguaglianze dagli enormi costi sociali. La corsa verso la digitalizzazione, inizialmente vista come un entusiasmante processo di liberalizzazione e democratizzazione, si è dimostrata uno strumento di disgregazione sociale,sfociato nella palude della modernità liquida.

Siamo fatti di carne e sangue, scrive Le Breton; malgrado tutte le facilitazioni tecnologiche, restiamo vulnerabili e fragili nella nostra finitezza. E nella postfazione al libro, Francesca Nodari, direttrice del festival Filosofi lungo l’Oglio,nel commentare il pensiero del sociologo francese, avverte che l’individuo, inebriato com’è dalle meraviglie della tecnica, sottovaluta il rischio più grande: perdere la sua umanità. 

Nell'immagine: David Le Breton.

Su «la Lettura» #758, in edicola e in questa App, Carlo Bordoni intervista l'antropologo e sociologo David Breton in occasione dell'uscita del suo libro «Il rischio della scelta. Dalla fragilità all'entusiasmo di esistere» (traduzione, postfazione a cura di Francesca Nodari, Mimesis, pp 84. euro 10) in libreria dal 10 luglio. Il 13 luglio Le Breton alle ore 21 a Chiari (Brescia) all'interno del festival Filosofi lungo l'Oglio terrà una lectio magistralis dal titolo «Quando l'ascolto scompare: un mondo senza l'altro».

10 giu 2026 | 18:23

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