Salvatore Trifirò, il recordman sopravvissuto al terrorismo arriva in Veneto: «Vi racconto la mia vita da film»
Corriere della Sera - Cultura

Salvatore Trifirò, il recordman sopravvissuto al terrorismo arriva in Veneto: «Vi racconto la mia vita da film»

Mercoledì 10 giugno 2026
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La storia del principe del foro innovatore del diritto del lavoro e campione di corsa a 94 anni: «La longevità? Tutta questione di testa, volontà e disciplina. Nulla è impossibile»

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Salvatore Trifirò, il recordman sopravvissuto al terrorismo arriva in Veneto: «Vi racconto la mia vita da film»

di Francesca Visentin

La storia del principe del foro innovatore del diritto del lavoro e campione di corsa a 94 anni: «La longevità? Tutta questione di testa, volontà e disciplina. Nulla è impossibile»

«Si giocava per strada... giocavamo ‘u palluni con una palla di pezza ricavata dalle calze di mia madre, imbottita con ritagli di stoffa: ci bastava una porta fatta con due pietre e un tuffo sul marciapiede per sentirci grandi portieri...». La storia diSalvatore Trifirò inizia in un piccolo paese della Sicilia, Barcellona Pozzo di Gotto, terra di greci, arabi e normanni, di cui portava traccia negli occhi azzurri e capelli biondi di bambino. Un borgo di «gente ruvida dalla parola scarna»: quando arrivava lo scirocco dal Sahara, «sibilando nelle orecchie, risvegliava sogni di cavalcate, cammelli e dune».

Dalla Sicilia a Milano, l’ascesa di Salvatore Trifirò è nutrita di volontà. Avvocato nello studio di Cesare Grassetti, poi principe del foro, giuslavorista tra i più noti a livello internazionale, crea lo studio Trifirò & Partners, innova con le sue idee il diritto del lavoro. Ma non solo. Nel mirino delle Br negli anni Settanta per l’impegno in difesa delle grandi aziende italiane, sopravvissuto a più di un tentativo del terrorismo di gambizzarlo e ucciderlo, oggi a 94 anni l’avvocato Trifirò è anche campione italiano di corsa over 90 e recordman europeo. Una vita da film, che intanto è diventata un romanzo, scritto da lui, Volevo fare il vicerè (Solferino, 236 pagine, 17,90 euro, prefazione di Ferruccio de Bortoli). Lunedì 15 giugno il libro viene presentato da Trifirò con de Bortoli a Treviso nella sede di Confindustria Veneto Est a Palazzo Giacomelli (ore 17.30). (Per partecipare all’evento: https://forms.confindustriavenest.it//eventi)

Avvocato Trifirò, perché un libro?

«Avevo voglia di raccontarmi alle giovani generazioni. In tante conferenze e incontri, ogni volta che emergeva qualche aneddoto sulla mia vita, mi veniva ripetuto: devi scrivere un libro. Così ho fatto».

La perdita del papà da piccolo l’ha portata a 11 anni a diventare capofamiglia. È nata lì la voglia di emergere e non fermarsi mai?
«La morte di mio padre mi ha cambiato l’esistenza, mi ha dato un grande senso di responsabilità. A 11 anni, nella Sicilia del dopoguerra, sono diventato subito adulto. Con una volontà di ferro mi occupavo di bestiame e terreni, non vedevo l’ora di riscattare la nostra situazione, fare cambiare vita a mia madre. E studiavo senza tregua per questo».

La carriera è decollata, è diventato avvocato d’assalto nel difendere le aziende dalle azioni del terrorismo e dagli scioperi. E per questo bersaglio delle Brigate Rosse. Ma non si è fermato. Non aveva paura?
«La professione per me è sempre stata una missione, un dovere. Ero anche il legale di Confindustria, difendevo la comunità delle imprese, volevano fermarmi, ma non avevo paura. Vivevo all’erta, sapevo di essere un bersaglio. Giravo con la pistola sotto la giacca, una Smith & Wesson, entravo armato anche a Palazzo di Giustizia, mi allenavo al poligono di tiro per imparare a difendermi. E la mia auto era blindata. Un’altra auto me l’hanno bruciata sotto casa, le intimidazioni erano continue. Sono un miracolato del terrorismo».

Lei che ha innovato il diritto del lavoro, cosa pensa dell’ uso dell’AI?
«La mia applicazione nello studio del diritto ha portato a nuove soluzioni giuridiche. Sono stato il primo a introdurre nella retribuzione variabile le stock options. Credo che l’AI sia d’aiuto come raccolta dati, ma non è in grado di inventare nulla di nuovo, non può elaborare strategie. Nel diritto ci vuole studio, ma anche tanta creatività».

Oltre alla professione, che ancora oggi continua nel suo studio con 100 dipendenti, è diventato campione italiano di corsa over 90. Quando la svolta fitness?
«Ho iniziato a fare sport e ginnastica a 70 anni. Anche l’attività fisica, come il lavoro, è tutta una questione di testa, volontà e disciplina. Mi sono allenato con un personal coach, Valerio Gaudio, a 91 anni ho vinto la mia prima medaglia d’oro. Adesso a 94 anni mi sto preparando a vincere il record italiano di velocità sui 200 metri, è il mio traguardo per il 2027».

Tra le sue passioni, c’è il ballo...
«Il ballo è poesia, dolcezza, comunicazione. E un ottimo segreto di salute e longevità. A Portocervo durante uno show di burlesque, sono salito sul palco a ballare con le danzatrici, il richiamo della musica era troppo forte. E a Ischia durante un campionato di tango argentino, mi sono scatenato, tra gli applausi. Quando c’è da ballare, mi butto...»

Com’è a 94 anni la sua giornata-tipo?
«Mi sveglio alle 5.30 e sbrigo la corrispondenza, messaggi, mail dei clienti, alle 7 colazione, alle 7.30 mi alleno un’ora con il mio trainer, poi vado a lavorare in studio. Alle 14.30 due volte alla settimana allenamento di corsa. Alla sera ceno presto, alle 19.30. La longevità è una questione di testa e voglia di fare, mai perdere la curiosità di conoscere, imparare, sperimentare. Il lavoro per me è sempre nuovo, stimolante, discutere una causa è ogni volta una nuova avventura. Non ci penso a lasciare, la pensione significherebbe morte».

Cosa le piacerebbe che il suo libro lasciasse in chi lo legge?
«Vorrei che comunicasse una grande voglia di fare. E convincesse che niente è impossibile. Sarei felice che i giovani che lo leggono trovassero uno spunto, una motivazione per andare avanti».

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10 giugno 2026 ( modifica il 10 giugno 2026 | 16:12)

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