Il rigore di bilancio? Una virtù non una perversione
Il rigore di bilancio? Una virtù non una perversione
di Ferruccio de Bortoli | 10 giugno 2026I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Nei momenti difficili bisogna spendere, d’accordo. Ma bisogna farlo bene. E soprattutto occorre ragionare in prospettiva su quello che può accadere alla dinamica dei conti pubblici anche quando ci sarà un altro governo, magari di colore diverso. Perché la Nazione è sempre la stessa. Il rigore è una virtù se è accompagnato da un condiviso senso di responsabilità.
La lettura della relazione della presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, Lilia Cavallari, è densa di messaggi chiari e pragmatici come si richiede a un organismo indipendente. Riconosce al governo di aver tenuto in ordine, nel limite del possibile, il quadro macroeconomico. Migliorato l’avanzo primario (saldo tra entrate e uscite al netto della spesa per interessi) e ottenuto una promozione dalle agenzie di valutazione dell’affidabilità dei debitori. Nonostante questo la traiettoria di rientro del debito, anche per una congiuntura avversa, appare più lenta del previsto e la dinamica della spesa forse richiederà una manovra autunnale di aggiustamento. L’impatto della guerra in Medio Oriente è valutato in tre decimali in meno di crescita quest’anno e quattro il prossimo. Mentre l’inflazione aumenta, rispettivamente di 1,4 e 1,1 punti. Il rapporto tra debito e Prodotto interno lordo (Pil) toccherà quest’anno il 140 per cento.
C’è un passaggio della relazione Cavallari che dovrebbe far meditare tutti. «Le previsioni dell’Ufficio prefigurano un andamento solo leggermente più sfavorevole della crescita e del ritmo di consolidamento, eppure gli effetti cumulati di lievi scostamenti sarebbero rilevanti: alla fine del periodo settennale di consolidamento, il debito in rapporto al Pil si attesterebbe circa 3 punti percentuali al di sopra del livello previsto nel Piano strutturale di bilancio e circa 10 punti al di sopra al termine dei dieci anni successivi». Molto dipenderà dall’andamento dei tassi d’interesse (domani la Bce potrebbe già alzarli) che renderebbe più cara la spesa per interessi già stimata salire intorno al 4,5 per cento nel 2029.
Iscriviti alle newsletter di L'Economia
Le idee di Ferruccio de Bortoli e Daniele Manca
I fatti e le persone letti attraverso la lente dell'economia.
E non dimenticare le newsletter
L'Economia Opinioni e L'Economia Ore 18
10 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultimi pubblicatiEnergie rinnovabili, un’intesa bipartisan per farle subito
Martedì 9 giugno 2026Banche, il ritorno della galassia del Nord
Lunedì 8 giugno 2026Non lasciarsi imprigionare dal proprio passato
Venerdì 5 giugno 2026
La jella non esiste ma meglio evitarla
Martedì 9 giugno 2026 di Danilo TainoSe l’Europa diventa un’appendice dell’Asia
Martedì 9 giugno 2026 di Sergio HarariI batteri vincono se abusiamo di antibiotici
Martedì 9 giugno 2026 di Daniele Franco *Un patto globale per le pandemie
Martedì 9 giugno 2026 di Paolo FallaiUltimatum, da una condizione irrevocabile a una farsa tragica
Martedì 9 giugno 2026 di Carlo VerdelliL’onda che agita la destra
Lunedì 8 giugno 2026 LEGGI TUTTI Frammenti"Economia, politica, società: il punto sulle notizie del giorno a partire dai dettagli che le compongono - frammenti in grado di illuminare la realtà più profonda delle cose".
Frammenti, giorno per giorno.