Le mappe di Alighiero Boetti
Una delle otto sale della mostra dedicata all'artista allo Smac Venice (San Marco Art Center) ospita cinque arazzi «geopolitici»
09 June 2026
Le mappe di Alighiero Boetti
Una delle otto sale della mostra dedicata all'artista allo Smac Venice (San Marco Art Center) ospita cinque arazzi «geopolitici»
di ANDREA FANTIL’attualità delle opere di Alighiero Boetti (Torino, 1940 - Roma, 1994) è un dato incontrovertibile, la coerenza con la quale attraversa la contemporaneitàutilizzando diversi materiali e le sue raffinate trappole intellettuali restituiscono la centralità del linguaggio. La mostra a lui dedicata allo Smac Venice (San Marco Art Center), curata da Elena Geuna racconta il genio visionario e ne ribadisce - se ce ne fosse bisogno - l’attualità poetica.
Delle otto sale tematiche della mostra una è dedicata alle Mappe,cinque grandi arazzi ricamati tra il 1973 e il 1989 ipnotizzano lo sguardo del visitatore riportandolo indietro nel tempo e invitandolo a una lettura diversa del mondo e delle aree geopolitiche che descrivono.
Le Mappe rappresentano un lungo lavoro di complessa elaborazione.In principio, tra il 1967 e 1971, Boetti elabora le Dodici forme: lastre di rame con le dimensioni della pagina del quotidiano «La Stampa». Lì Boetti incide le zone geopolitiche interessate da conflitti e le posiziona sulle lastre in corrispondenza della cartina riportata in prima pagina. Sono piccole immagini tra l’astratto e il figurativo riferite alla realtà geopolitica del momento. Forme apparentemente immaginarie che risaltano in una composizione equilibrata.
L'artista seguiva ogni cambiamento politico fin dal 1971,anno della nascita cruenta del Bangladesh (già Pakistan orientale), e affermava che i disegni non nascevano dalla sua immaginazione ma da raid aerei, bombardamenti o negoziati diplomatici. Precedentemente aveva chiesto alla moglie Annemarie Sauzeau di ricamare una mappa di Gaza, di Gerusalemme,del Sinai e del Golan con una lana monocromatica ocra e tratti arancioni.
La ricerca di Boetti nasce sempre da un aspetto antropologico-culturale,che non esclude la politica: nel suo operare l’arte è anzi un atto necessario per capire la realtà. Altra combinazione essenziale di questo ciclo di lavori è la scoperta di un planisfero politico acquistato nel negozio di rigattiere. Una carta scolastica di grande formato. Da questa suggestione l’artista elabora un’ulteriore mappa nella quale i diversi territori sono rappresentati con i colori delle relative bandiere. Queste opere riescono a parlare in modo ovvio e immediato a tutti perché utilizzano una simbologia nota e universale.
Nel 1971 Boetti intraprende il suo primo viaggio a Kabule nella capitale afghana aprì il «One Hotel» con Gholam Dastaghir. La geografia si fa prossimità.
Le mappe realizzate da Boetti in quasi vent’anni sono circa 160 e rappresentano una testimonianza dei cambiamenti geopolitici a livello internazionale del periodo. In una del 1979, in mostra a Venezia, i Paesi nei quali infuriano guerre civili non hanno colore,lo spazio appare completamente bianco; la frase ricamata, in caratteri maiuscoli, che incornicia il planisfero recita: «Alighiero Boetti a Kabul nella primavera delmillenovecentosettantanove stanco di felicità e infelicità Eioua», trama, ordito e colore sfidano con ironia a decodificare il pensiero dell’autore. Il 24 dicembre di quello stesso 1979 l’Unione Sovietica avrebbe invaso l’Afghanistan.
Boetti preparava in Italia i tessuti con il disegno e le scritte sul bordo, poi la stoffa partiva per l’Afghanistan dove anonime ricamatrici eseguivano in piena autonomia cromatica la realizzazione.Pur facendo parte di un sistema (artistico e comunicativo) ogni singola mappa è diversa: per dimensione, colori, e per la sensibilità di chi le realizza manualmente.
Ogni opera è incorniciata con un testo pensato dall’artista stessoo preso a prestito dal calligrafo, poeta afghano Sufi Berang, che svela una ricerca mistica partendo dal tutto (il planisfero) arrivando alla sfera personale con frasi e riferimenti al privato dell’autore. La scrittura a margine sui bordi delle mappe è come un diario che cita gli amati Ugo Foscolo, Denis Diderot, Sandro Penna.
La mostra di Venezia è un invito ad approfondire un genio visionario che risulta attuale nonostante il tempo trascorso,un anticipatore raffinato che sfugge a qualunque classificazione.
Nell'immagine: la sala della mostra «Alighiero Boetti» dedicata alle Mappe, Smac Venice (San Marco Art Centre), foto di Nicolò Miana © Alighiero Boetti, 2026.
Su «la Lettura» #758, disponibile in edicola e in questa App, l'articolo di Andrea Fanti sulla mostra allo Smac Venice, fino al 22 novembre.
9 giugno 2026 ( modifica il 9 giugno 2026 | 20:54)
© RIPRODUZIONE RISERVATA