Gli italiani non erano tutti criminali ma in Africa abbiamo commesso crimini
Gli italiani non erano tutti criminali ma in Africa abbiamo commesso crimini
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Caro Aldo,
ho visto la sua puntata Faccetta Nera. Io ho avuto entrambi i nonni, ufficiali dell’esercito italiano in Africa, durante le colonie. Anche i miei genitori hanno quindi vissuto in Africa e noi della mia generazione abbiamo avuto in casa non le credenze della nonna e tende di merletto, ma tappeti di scimmia, collezioni di frecce di ferro degli indigeni alle pareti, pesanti coperte raspose a righe multicolor sui letti, enormi cesti di paglia decorati appesi in cucina. Periodo ricco di fascino, sempre per me, in quanto mio nonno paterno, generale medico Siro Fadda, ha eseguito personalmente già nel 1929 vaccinazioni in vaste zone all’aperto in Somalia e in ospedali militari da campo somministrandole a moltitudini di indigeni, compresi donne e bambini. La famiglia Fadda, comprensiva di 4 figli, è vissuta negli accampamenti nella Foresta del Mansur, nel Gololei, ha attraversato con il traghetto il Giuba, ha vissuto a stretto contatto con il popolo somalo, finché mia nonna non è andata a Port Said con i figli a prendere il piroscafo ed è tornata in Italia per farli studiare. Mio nonno, Siro Fadda, è rimasto in Africa fino a circa il 1937. Ha per forza dovuto far capo a Graziani, per poter governare a livello medico tutta la zona colonizzata o parte di essa, e non credo che ne condividesse gli intenti, ma lui era un medico e aveva necessariamente bisogno dell’appoggio dell’esercito.
Sarebbe giusto poter ricostruire ciò che di buono hanno fatto certe figure lavorative durante le colonie in Africa, portandosi anche le famiglie dietro, non pensa? Io sono convinta che abbiano compiuto un lavoro enorme a cui nessuno rende merito, di cui nessuno conosce le proporzioni, grazie proprio a quanto è stato commesso da individui come Graziani.
Anna Fadda
Cara Anna,
la ringrazio per la sua bella storia, così come ringrazio i tantissimi lettori che mi hanno scritto per raccontare le vicende dei loro padri e dei loro nonni. Mussolini mandò in Etiopia quasi mezzo milione di soldati e circa quattrocentomila civili. Fu il culmine di una migrazione cominciata nel 1869 e proseguita anche dopo la Seconda guerra mondiale e la caduta dell’impero. Gli esperti distinguono le «colonie di popolamento» — quelle italiane non lo furono — dai soggiorni più brevi, resta il fatto che milioni di italiani in vari decenni andarono in Africa, e non erano certo tutti criminali. Resta il fatto che l’aggressione dell’Italia fascista all’Etiopia fu un crimine, anche a causa dell’uso dei gas vietati dalle convenzioni internazionali e del massacro di innocenti seguito all’attentato a Graziani, culminato nell’orrenda carneficina di monaci cristiani a Debra Libanòs. Stupri, stragi, apartheid. Tutto questo è accaduto, anche se è quasi del tutto assente dalla memoria nazionale, e andava raccontato, con la pietà e il rispetto dovuto a tutte le vittime: quelle africane, che furono incomparabilmente di più, ma anche le migliaia di soldati italiani che furono mandati a morire anche prima del fascismo: si pensi ai disastri di Dogali e di Adua.
8 giugno 2026
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