Tre intese possibili per l’Italia
Legge elettorale, politica estera, energia: le emergenze da affrontare per del voto per le Politiche del prossimo anno
Tre intese possibili per l’Italia
Antonio Polito | 8 giugno 2026Legge elettorale, politica estera, energia: le emergenze da affrontare per del voto per le Politiche del prossimo anno
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Arezzo di qua, Agrigento di là; Macerata di qua, Chieti di là. Lecco di qua, Trani di là. I partiti si godono la loro giornata di corrida elettorale anche se lo stadio è sempre più vuoto, e l’astensione sfiora ormai la metà dell’elettorato. Ma non lasciatevi ingannare dai festeggiamenti del «pareggio»: la politica italiana è tornata immobile, e rischia di diventare di nuovo instabile. Sembra quasi una contraddizione delle leggi della fisica: ciò che non si muove, infatti, dovrebbe quantomeno godere di una certa stabilità.
La società italiana, peraltro, è tutt’altro che immobile. Mai come adesso sembra calzare al nostro Paese l’antica metafora del calabrone: ha un corpo così pesante che sembra impossibile riesca a volare con ali così piccole. Quelle ali sono il nostro sistema produttivo, una rete di aziende e lavoratori, in imprese spesso piccole o micro, che non perdono tanto tempo con la politica essendo impegnati ogni giorno a far di conto. Se nelle attuali condizioni davvero faremo alla fine dell’anno lo 0,7% di crescita di Pil, sarà stato un loro «miracolo». Una vitalità che d’altronde riguarda anche le aziende più grandi: lo stesso sistema bancario italiano sta dando segnali di voglia di crescere e di ambizione europea, dietro le sue partite a Risiko.
Il sistema politico, invece, sta un po’ caoticamente avviandosi a elezioni che possono farlo regredire alle sabbie mobili del passato decennio, quando non furono in grado di produrre maggioranze stabili e durature. Eppure nel frattempo l’attuale maggioranza, che pure è stata finora così stabile da vantare una durata record, sembra talmente impacciata da divisioni interne e competizioni personali da non riuscire nemmeno a nominare il presidente di Consob, scaduto a marzo, quello dell’Antitrust, scaduto a maggio, e quello della Rai che non è mai stato nominato, tra un po’ faranno due anni. Cioè non riesce a fare il più semplice e ordinario lavoro della politica.
Le due coalizioni sono entrambe rose da un male oscuro. Ma mentre il centro-sinistra, ancora inesistente in quanto a struttura, programma e leadership dell’alleanza, può solo rovinare se stesso, il male del centrodestra può inguaiare il sistema nel suo complesso. Non ci vuole infatti molto perché Vannacci, divorandosi la Lega di Salvini che se l’era messo in casa come un cavallo di Troia, diventi l’equivalente elettorale di ciò che fu il boom dei Cinquestelle nel 2013, che scassò il bipolarismo. Non siamo ancora a questo punto. Ma che succederebbe se nessuna maggioranza politica uscisse dalle elezioni?
Avessimo un sistema politico «normale», la soluzione si troverebbe in Parlamento, stringendo gli accordi possibili e impossibili (nel 2013 il Pd si alleò con Berlusconi, nel 2018 i Cinquestelle si allearono con Salvini). Ma oggi tutte le maggiori forze politiche escludono categoricamente di poter dare vita a governi parlamentari di grande coalizione o a sostenere insieme governi tecnici. Non solo Fratelli d’Italia, ma anche la Schlein e tanto più Conte. E allora? Che faremmo nel caso sciagurato? Andiamo a votare subito dopo un’altra volta?
Naturalmente questi mali hanno origini antiche e costituzionali. La nostra Carta, per esempio, prevede il voto di fiducia preventivo delle Camere, impedendo dunque che in condizioni di emergenza si possa fare come oggi si fa in Francia e in Spagna, cioè con governi di minoranza. Inoltre non esiste l’istituto della «sfiducia costruttiva», per cui i partiti possono allearsi per far cadere un governo senza l’obbligo di farne nascere contemporaneamente uno nuovo. Sulla Costituzione, come abbiamo visto, non c’è speranza che le forze politiche si mettano d’accordo per fare i cambiamenti necessari, e che esse stesse dichiarano necessari da decenni. Ma si potrebbe allora chiedere, quantomeno, che trovino un accordo su una nuova riforma elettorale, il modo ormai tradizionale con cui in Italia si risolvono i problemi del sistema politico? Quella legge è un pezzo importante della nostra «Costituzione materiale».
Così come lo è un altro cardine del nostro stare insieme: la difesa dell’indipendenza e sovranità nazionale. Imporrebbe di cercare una grande intesa, almeno di principio, sulle maggiori questioni internazionali e sulla collocazione del nostro Paese nella bufera in corso nel mondo. Altrimenti avremo un Parlamento spaccato e coalizioni divise al loro interno, proprio come oggi, tra filo-europei e anti-europei, filo-russi e filo-ucraini, tra pro-Pal e pro-Trump. L’effetto è paralisi e irrilevanza.
C’è infine un’altra condizione sine qua non della nostra sovranità, che meriterebbe perciò di essere sottratta alla conflittualità d’occasione per entrare nei principi condivisi: l’indipendenza energetica. Possibile che nemmeno sullo sforzo di ridurre la nostra dipendenza dalle fonti fossili, con una decisa accelerazione delle rinnovabili e un nuovo inizio del nucleare, i due poli possano trovare un terreno comune di dialogo?
Legge elettorale, politica estera, indipendenza energetica. Dopo quest’ultimo turno elettorale non c’è davanti a noi nient’altro che le elezioni generali del prossimo anno. Usare questo tempo mettendosi al servizio dell’interesse nazionale e del bene comune sarebbe l’unico modo per il nostro sistema politico di recuperare un po’ di quella credibilità e prestigio che negli anni è andato perdendo. Naturalmente appena hanno finito di piantare le bandierine dei ballottaggi.
8 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Antonio PolitoTre intese possibili per l’Italia
Lunedì 8 giugno 2026 di Carlo VerdelliL’onda che agita la destra
Lunedì 8 giugno 2026 di Paolo Di StefanoLa semplicità di Baldini: rispetto e lavoro
Lunedì 8 giugno 2026 di Giorgio MontefoschiLa lettera di Zelensky e l’immortalità di Putin
Lunedì 8 giugno 2026 di Dacia MarainiPerdere la fiducia incrina il futuro
Lunedì 8 giugno 2026 di Giuseppe SarcinaLa partita degli aiuti all'Ucraina
Domenica 7 giugno 2026 LEGGI TUTTI Antonio PolitoLe Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti