Scrive un libro dopo il suicidio del figlio: «Un modo per dare voce alla sofferenza e rinnovare il ricordo di Edoardo»
Corriere della Sera - Cultura

Scrive un libro dopo il suicidio del figlio: «Un modo per dare voce alla sofferenza e rinnovare il ricordo di Edoardo»

Lunedì 8 giugno 2026
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Michela Lion introduce nella quarta di copertina il libro «Buen Camino Edo, Vuela Alto», dedicato al figlio giovane 24enne di Stra che si è tolto la vita

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Scrive un libro dopo il suicidio del figlio: «Un modo per dare voce alla sofferenza e rinnovare il ricordo di Edoardo»

di Matteo Valente

Michela Lion introduce nella quarta di copertina il libro «Buen Camino Edo, Vuela Alto», dedicato al figlio giovane 24enne di Stra che si è tolto la vita

«L’assenza cambia ogni cosa, ma l’amore per un figlio, quello, non conosce fine. Se nel silenzio hai trovato la tua fine, l’amore sarà per sempre la tua voce». Sono le parole con cui Michela Lion introduce nella quarta di copertina il libro «Buen Camino Edo, Vuela Alto», dedicato al figlio Edoardo, giovane 24enne di Stra, che nell’ottobre scorso si è tolto la vita. Attraverso il dolore, la memoria, i frammenti di una vita spezzata, ha preso forma un racconto autobiografico intenso destinato a lasciare il segno. Parole nate per rompere quel silenzio che spesso circonda il suicidioe offre uno spazio di comprensione, ascolto e vicinanza a chi lo sta vivendo.

Un libro che nasce dalla sofferenza

«È un libro che nasce dalla mia sofferenza, dal momento della scomparsa di Edoardo — racconta la mamma e autrice del libro, che verrà presentato domani a Villa Loredan, a Stra —. Il dolore mi stava divorando, ho perso quasi 12 chili in poche settimane. Invece grazie al supporto dell’associazione Penelope e di uno psicologo, ho iniziato a trascrivere tutto quello che avevo dentro. E quel diario, oggi è diventato un libro».

Le parole per i ragazzi che soffrono

La storia di Edoardo ha infatti lasciato il segno nelle tante persone che lo conoscevano. «Scrivendo il libro ho pensato a tutti questi ragazzi come mio figlio che sembrano aver tutto, e invece vivono una grande fragilità — continua mamma — mio figlio non era depresso, non beveva, non si drogava, aveva il suo lavoro, le sue amicizie, era un ragazzo ben inserito nel contesto sociale». Ed ecco perché questo libro può diventare anche uno strumento di aiuto per tante famiglie e per i giovani che attraversano una fase complessa della propria vita: «Dal momento della pubblicazione, in pochi giorni, sono stata contatta sui social già da diverse persone, e ho capito come questo libro possa essere anche uno strumento di aiuto — sottolinea Michela Lion —. In modo particolare mi ha chiamata una mamma di Napoli che mi ha detto come questo libro sia arrivato al momento giusto. "Le tue parole mi hanno salvato la vita” mi ha detto al telefono. Ci sarà anche lei a Stra, ci conosceremo per la prima volta, ma in questi giorni è già nato un legame profondo». 

Il legame che univa mamma e figlio

Quel legame che accomunava proprio mamma e figlio, uniti anche fuori casa, complici fin da quando era piccolo vista l’assenza del papà. Assieme erano appena stati a fare il Cammino di Santiago, dove avevano incontrati altri pellegrini. «Da qui nasce il titolo del libro, da quel saluto che abbiamo ricevuto durante il cammino, “Buen Camino Edoardo, Vuela alto”. E proprio quei pellegrini hanno deciso di dedicare un ricordo, con una lettera che alla fine è diventata il titolo». Un volume che tocca tante corde: dal dolore, alla disperazione, dal silenzio alla speranza. «Il dolore ti mangia, non ti fa mangiare, non ti fa dormire, tu stai lì, guardi il soffitto. Anche semplicemente lavarsi, diventa una trappola perché ti senti soffocare. Ma in fondo a quel dolore si può trovare una luce, grazie all’aiuto di tante persone». Il prossimo passo è quello di creare una associazione dedicata ai giovani e alle loro fragilità: «Si occuperà di andare a parlare con i ragazzi: troveremo psicologi e struttureremo uno spettacolo rivolto ai ragazzi e ai genitori, in maniera che se un ragazzo ha un’idea strana o si sente solo, sa che c’è un numero di telefono e una persona a cui può rivolgersi».

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