Una storia di famiglia nel «Caprilegio» di Margherita Laterza
Corriere della Sera - Cultura

Una storia di famiglia nel «Caprilegio» di Margherita Laterza

Lunedì 8 giugno 2026
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Nel docufilm premiato al Bif&st per la Migliore Regia, la storia familiare, intima e dolorosa della bisnonna adottiva di Laterza restituisce una ricostruzione della Capri degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso

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Una storia di famiglia nel «Caprilegio» di Margherita Laterza

di Francesca Menna

Nel docufilm premiato al Bif&st per la Migliore Regia, la storia familiare, intima e dolorosa della bisnonna adottiva di Laterza restituisce una ricostruzione della Capri degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso

«A sient’ ‘a paura? È l’anima annura». La paura, l’anima nuda: in Caprilegio di Margherita Laterza e Rosa Maietta è quella di Capri stessa che viene mostrata. Nel docufilm, premiato al Bif&st per la Migliore regia, la storia familiare, intima e dolorosa della bisnonna adottiva di Laterza restituisce una ricostruzione storica della Capri degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso.

È Margarete Bielschovsky, da cui Laterza eredita il nome, a essere raccontata. Una donna ebrea che scappa dalla Germania nazista e approda su un’isola assolutamente libera e anticonformista, come lei. «Non poteva essere che Capri ad accoglierla», commenta Laterza, attrice e cantante. In un contesto storico definito dal crudele rigore delle leggi razziali, dalla guerra e dai bombardamenti su Napoli, che i bambini di Capri osservavano dalle colline come fossero fuochi d’artificio, l’isola rappresentava davvero una promessa di libertà. Per questo la casa di Margarete si chiama La gioia: qui può rinascere, coltivare una vita intellettuale piena e vivace e persino incontrare di nuovo l’amore. 

Gli spazi domestici sono mostrati in inquadrature centrali e più che sfondo sono attori di una narrazione che affida proprio ai luoghi la sua potenza evocativa. Lo stesso accade con Capri, presentata oltre i riferimenti più noti, dalla Grotta azzurra alla piazzetta, e non sempre luminosa e spensierata: «Anche qui l’inverno è lungo e silenzioso», prosegue Laterza. «Non bisogna dimenticare che nell’Ottocento i romantici sceglievano l’isola proprio durante la stagione fredda, attratti dai suoi precipizi, dalle vedute drammatiche e dalla natura aspra. Questa polarità è una sua caratteristica e non è un caso che Margarete l’abbia scelta: una persona che ha sofferto così tanto non cerca solo bellezza, ma anche un luogo che entri in risonanza con il proprio dolore». Gli artisti e gli intellettuali che abitavano a Capri in quel periodo portavano con sé storie drammatiche e spesso cercavano seconde possibilità: «Esisteva un comune sentire tra le persone, sapevano starsi vicine. Era sì l’isola della trasgressione, ma anche dell’empatia».

Il ritratto di Margarete è affidato alle voci dei nipoti, degli abitanti e frequentatori dell’isola — anche illustri come Peppino di Capri e Giorgio Napolitano — e di Laterza stessa. Nel film sfoglia le pagine di volumi e album fotografici della libreria di famiglia come faceva sua nonna Carmelina per non farli ingiallire. E ci consegna canzoni suggestive, dal ritmo ipnotico, arcaico e contemporaneo insieme. I brani sono raccolti nell’EP «Caprilegio» appena pubblicato su tutte le piattaforme digitali in cui Laterza compare con lo pseudonimo Syrene.

Il progetto nasce dieci anni fa, dopo la morte di sua nonna, come un atto d’amore e una promessa: «Per raccontare lei e questa storia sono diventata autrice e regista», spiega Laterza. «Sentivo di aver ereditato qualcosa di prezioso e di avere il dovere di consegnarlo al mondo». Il film sarà proiettato lunedì 8 giugno  alle 19 a CasaCinema, Napoli.

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