Unesco, la musica in Arena a Verona unisce l’Italia ma Plácido Domingo fa saltare «‘O Sole Mio»
L'evento ha celebrato le eccellenze tricolori in mondo visione ma il bis del tenore allunga i tempi e viene tagliato il simbolo della canzone napoletana
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Unesco, la musica in Arena a Verona unisce l’Italia ma Plácido Domingo fa saltare «‘O Sole Mio»
di Marianna PelusoL'evento ha celebrato le eccellenze tricolori in mondo visione ma il bis del tenore allunga i tempi e viene tagliato il simbolo della canzone napoletana
Un milione 881 mila spettatori e il 14,9 per cento di share su RaiUno. Il giorno dopo la diretta dall’Arena, i dati Auditel misurano il risultato televisivo di «Campioni del mondo - Italia loves Unesco», la serata dedicata alle eccellenze italiane riconosciute dall’organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura. «Un bellissimo evento che ha parlato al mondo dell’Italia e della sua bellezza – dice soddisfatto il ministro del Turismo, il veronese Gianmarco Mazzi –. Si stima che, sull’onda delle cerimonie olimpiche, l’abbiano seguito oltre 60 milioni di spettatori internazionali, tra cui tanti nostri connazionali che potranno tornare in Italia da turisti delle radici».
Promozione internazionale
Una serata che, nelle parole del ministro, ha confermato anche la capacità di Verona di trasformare il patrimonio culturale in un’occasione di promozione internazionale. «Mi entusiasma aver festeggiato così i miei primi due mesi al ministero del Turismo. È il risultato di un grande lavoro di squadra» ha aggiunto Mazzi, ringraziando i ministri Francesco Lollobrigida e Alessandro Giuli, gli artisti, la Rai, l’Arena e l’Unesco. Qualche scivolone nello show, però, c’è stato. Il più evidente è arrivato proprio sul finale, quando l’Arena si aspettava «’O sole mio», forse la canzone napoletana più celebre al mondo (dal 1898, quando è stata scritta, a oggi). E se l’aspettavano anche gli artisti già pronti a rientrare sul palcoscenico. Il brano, affidato a Sal Da Vinci e Vittorio Grigolo, avrebbe dovuto chiudere la serata con una scelta tutt’altro che casuale: accompagnare l’avvio del dossier Unesco dedicato alla canzone napoletana classica.
Cosa è successo con la canzone di Domingo
«Era stato provato, eravamo pronti – spiegano alcuni artisti del coro –. Poi Milly Carlucci ha salutato il pubblico e la diretta si è chiusa così». E il sole, almeno quello musicale, non è sorto. A pesare sul finale sarebbe stato l’allungamento dei tempi della diretta, anche dopo la richiesta di Plácido Domingo di ripetere l’aria «No puede ser», eseguita nel corso dello spettacolo. Minuti preziosi dentro una scaletta che, raccontano dal coro, aveva già cambiato forma più volte nei due giorni precedenti. «Hanno modificato il programma almeno cinque volte. E all’ultimo momento è stato ulteriormente cambiato senza avvisarci prima – continuano i musicisti –. Capiamo che la tv abbia ritmi diversi dal teatro, però avremmo potuto regalare il gran finale agli spettatori presenti in Arena, come era già accaduto altre volte. Invece nulla. A saltare è stata anche la cabaletta del “Trovatore”, “Di quella pira”, mentre è stato introdotto il “Canto degli Italiani”. Lo sappiamo a memoria, certo, come tutti gli italiani. Però quando un inno viene cantato da un coro ci sono linee melodiche diverse: bassi, tenori e contralti hanno parti differenti, che vanno provate insieme almeno una volta».
Valore dello spettacolo
La sovrintendente della Fondazione Arena, Cecilia Gasdia, sottolinea invece il valore complessivo dello spettacolo e l’impegno dell’intero ente lirico. «La musica ha unito l’Italia da nord a sud, dimostrando ancora una volta come cultura e arte siano un motore fondamentale per la crescita del nostro Paese e uno straordinario strumento di promozione internazionale». Il ringraziamento va a tutti gli artisti e ai lavoratori che hanno reso possibile l’evento, affrontando «con grande maestria anche cambi e variazioni dell’ultimo minuto dettati dai tempi di una importante diretta televisiva in mondovisione».
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7 giugno 2026
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