Mario Oscar Gabriele e il sogno che diventa realtà: «Da bimbo guardavo Toy Story, ora sono il fumettista della serie 5 del libro che presto diventerà un film»
L'illustratore di Corato scritturato dalla Pixar per il volume anteprima della pellicola in co-produzione con Walt Disney. «Arrivato a questo traguardo dopo aver partecipato alla selezione del Little Golden Book»
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Mario Oscar Gabriele e il sogno che diventa realtà: «Da bimbo guardavo Toy Story, ora sono il fumettista della serie 5 del libro che presto diventerà un film»
di Giuseppe Di BisceglieL'illustratore di Corato scritturato dalla Pixar per il volume anteprima della pellicola in co-produzione con Walt Disney. «Arrivato a questo traguardo dopo aver partecipato alla selezione del Little Golden Book»
C’è un illustratore pugliese dietro le pagine del Little Golden Book ufficiale di «Toy Story 5», il libro-anteprima del film. Si chiama Mario Oscar Gabriele, 32 anni, professionista di Corato, già attivo nel panorama internazionale dell’illustrazione, scelto per realizzare integralmente il volume ispirato al prossimo film della Pixar in co-produzione con Walt Disney Picture. Un incarico prestigioso che lo porta a confrontarsi con uno dei franchise più celebri dell’animazione mondiale e che, come racconta lui stesso, rappresenta la realizzazione di un sogno nato da bambino davanti ai classici Disney.
Come è arrivata la proposta di lavorare al Little Golden Book di Toy Story 5?
«Lavoro per un’agenzia che collabora soprattutto con il mercato statunitense e con realtà come Disney e Pixar. Mi è stata data la possibilità di partecipare alla selezione per il Little Golden Book di “Toy Story 5”, una collana molto famosa negli Stati Uniti. Diversi illustratori hanno realizzato delle prove e, alla fine, il mio lavoro è stato quello scelto dagli studios».
Che cosa cercavano?
«Tradizionalmente i Little Golden Books hanno uno stile molto pittorico. Questa volta cercavano un approccio che richiamasse maggiormente il fumetto. Ho cercato di interpretare quella richiesta e fortunatamente è andata bene».
Per chi è cresciuto guardando Toy Story, dev'essere qualcosa di speciale.
«Lo è davvero. È il coronamento di una passione che nasce da molto lontano. Il primo film d’animazione che ho visto nella mia vita è stato Biancaneve e i sette nani. Me lo regalò mio padre in videocassetta quando ero bambino. Quel film mi fece innamorare della Disney e dell’animazione. Da lì è iniziato tutto».
L’arte come lavoro. Voleva davvero fare quello nella vita?
«Sì. Mi iscrissi all’Istituto d’arte di Corato e frequentai l’indirizzo di architettura e legno. Non era considerata una strada semplice. Molti mi dicevano che nel disegno sarebbe stato difficile costruirsi un futuro professionale. Però ho continuato a seguire quella che sentivo essere la mia strada».
Che cosa è successo dopo il diploma?
«Ho frequentato la scuola di fumetto “Grafite” a Taranto grazie ad una borsa di studio. Per due volte a settimana prendevo il treno per seguire le lezioni. Poi ho iniziato a partecipare ai festival di settore, portando il mio portfolio e cercando di farmi conoscere».
All’inizio il suo obiettivo era il fumetto?
«Sì, volevo diventare fumettista. Col tempo, però, diversi professionisti mi fecero notare che il mio stile aveva caratteristiche più vicine all’animazione che al fumetto tradizionale. Ho deciso di seguire quella direzione e, poco alla volta, sono arrivate le prime collaborazioni importanti».
Ha mai pensato di creare un personaggio tutto suo?
«Mi piacerebbe molto. È uno dei desideri che porto con me da tempo. Il problema è trovare lo spazio necessario per sviluppare un progetto personale. Quando lavori contemporaneamente su più produzioni internazionali il tempo diventa una risorsa preziosa».
Dopo aver raggiunto un traguardo come Toy Story 5, qual è il prossimo sogno?
«Mi piacerebbe realizzare un cortometraggio animato in 2D. È la forma d’arte che amo di più. L’animazione tradizionale, quella disegnata a mano, continua ad affascinarmi. Richiede un lavoro enorme: per un solo secondo di animazione possono servire fino a ventiquattro disegni. Però resta il linguaggio che più mi emoziona».
Se dovesse descrivere questo momento con una frase?
«Vale sempre la pena credere nelle proprie passioni. Quando ero bambino guardavo quei film sognando quel mondo. Oggi poter contribuire a raccontarlo attraverso i miei disegni è qualcosa che ancora faccio fatica a realizzare».
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