Il vero delitto è non accorgersi quando un amore è davvero finito
La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di DebitoDAmore e Filippo
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Il vero delitto è non accorgersi quando un amore è davvero finito
di Candida MorvilloLa posta del cuore del Corrmezz, le lettere di DebitoDAmore e Filippo
Cara Candida, ho 36 anni e da tre sto con un uomo che mi ama moltissimo. Quando ci siamo conosciuti viveva in un’altra città, aveva un lavoro che gli piaceva, amici, abitudini, una vita sua. Per stare con me si è trasferito. Ha cambiato impiego, ha lasciato la sua casa, si è allontanato dalla famiglia. All’inizio mi sembrava una prova d’amore enorme. Oggi, invece, mi pesa. Lui è buono, presente, generoso. Non mi rinfaccia nulla, ma ogni volta che lo vedo triste, ogni volta che dice che gli manca il suo vecchio mondo, io mi sento in colpa. E, insieme alla colpa, c’è una cosa che mi vergogno perfino a scrivere: forse non lo amo più. Il suo sacrificio mi commuove, mi obbliga, mi intenerisce, ma lui non mi accende più. La verità è che lui, oggi, mi annoia e io mi sento intrappolata. Mi sento mostruosa perché lui ha cambiato vita per me e io non so più se voglio condividere la mia con lui. Candida, come si lascia qualcuno che ha rinunciato a tanto per amarci?
DebitoDAmore
Cara DebitoDAmore, il senso di colpa è un sentimento deleterio che ha il raro effetto di rovinare la vita a chi lo prova ma anche a chi ne è oggetto. La nostra mente lo mette in campo soprattutto quando abbiamo paura di prendere decisioni difficili. Sentirti in colpa ti permette di rimandare, di non scegliere, di raccontarti che il problema sono i sacrifici che lui ha fatto per te, quando forse il problema è che il tuo sentimento si è consumato. Così, però, perdi tempo tu e lo fai perdere anche a lui. Resti in una relazione che non senti più tua, fingi una serenità che non provi e tieni quest’uomo dentro una storia che lui crede diversa da quella che è. Non c’è nulla di colpevole nello smettere di amare. I sentimenti cambiano, le persone cambiano, le storie finiscono. Succede. Il delitto non è accorgersi che un amore è finito. Il delitto è continuare a far credere all’altro che sia vivo quando non lo è più. Stai tacendo per paura di apparire crudele, ingrata, cattiva. Ma trattenere accanto a te un uomo che ti ama, lasciandolo nell’illusione di essere ricambiato, è più crudele che dire la verità. È una forma di egoismo travestita da bontà. Non si può restare in una relazione per gratitudine e tu non dovresti restare con lui per ripagare il prezzo delle sue scelte. Devi solo avere il coraggio di essere onesta. Nessuno merita di essere amato per riconoscenza.
Condividere va bene ma fidarsi è meglio
Cara Candida, ho 29 anni e una fidanzata convinta che le coppie debbano decidere tutto insieme. Tutto. Il colore delle lenzuola. Dove andare a cena. Quale detersivo comprare. Quanto spendere per un regalo a sua cugina. Naturalmente, che serie tv guardare la sera. Dice che così nessuno impone niente all’altro. Il risultato è che per scegliere una lampada impieghiamo più tempo di quanto ne serve per eleggere un Papa. Una volta siamo stati quaranta minuti davanti a due confezioni di pasta perché una era biologica e l’altra era in offerta e bisognava valutare tutti gli aspetti della questione. Io la amo, ma sto sviluppando una nostalgia struggente per le decisioni impulsive. Comincio a sospettare che la democrazia sia un bellissimo sistema politico e un pessimo metodo per comprare uno scolapasta. Credi che sarei amato di meno se chiedo di instaurare una dittatura benevola delle piccole decisioni?
Filippo
Caro Filippo, la tua fidanzata ha scambiato la condivisione per una conferenza di pace delle Nazioni Unite. L’intenzione è nobile: nessuno prevale, nessuno impone, tutti partecipano. Il problema è che, se tutto diventa materia di consultazione, la vita si trasforma in una conferenza permanente. Le cose importanti si decidono insieme; sulle altre, a un certo punto, ci si fida. Se tu scegli la pasta e lei le lenzuola, la Costituzione sentimentale non è in pericolo. Dietro questa consultazione continua c’è spesso paura: di sbagliare, di essere criticati, di non contare abbastanza. Ma l’amore non può diventare un referendum su ogni microdecisione. Amare significa anche ridimensionare il proprio ego quel tanto che basta per dire: mi fido, scegli tu. Amare è avere fiducia che l’altro comprerà una lampadina tenendo conto delle nostre preferenze, che conosce, e contemperandole con le sue e col contesto generale. Siete giovani, state imparando a convivere, e il problema non è lo scolapasta ma l’ansia di capire come si sta insieme senza scavalcare l’altro. Ci sta, ma bisogna uscire dall’impasse e non trasformare le buone intenzioni in inutili complicazioni. Non si tratta di dichiarare che, per acquistare uno scolapasta, sei disposto a sostenere una moderata, illuminata e circoscritta autocrazia, ma che ti fidi delle sue decisioni e che vorresti che lei si fidasse delle tue. Si tratta di imparare a coabitare dividendosi pesi, responsabilità, condividendo alcune scelte e delegandone altre. Spiegale che una pentola sbagliata non è una catastrofe domestica. Le misure di una coppia si prendono anche comprando, ogni tanto, la lampadina sbagliata.
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