Il bluesman inesistente che piace tanto
Si chiama Eddie Dalton e non esiste in natura. È un’invenzione dell’intelligenza artificiale. Con milioni di visualizzazioni ovunque soprattutto grazie a una canzone intitolata «Another Day Old»
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Il bluesman inesistente che piace tanto
Paolo Di Stefano | 6 giugno 2026Si chiama Eddie Dalton e non esiste in natura. È un’invenzione dell’intelligenza artificiale. Con milioni di visualizzazioni ovunque soprattutto grazie a una canzone intitolata «Another Day Old»
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È stato il caso musicale degli ultimi due mesi. Si chiama Eddie Dalton, è un bluesman che non esiste in natura. È un’invenzione dell’intelligenza artificiale, nato per iniziativa di Dallas Ray Little, proprietario di una società della Carolina del Sud nota per la produzione algoritmica di musica e video sotto nomi di artisti fittizi. Talmente abile da aver creato dal nulla o quasi un cantante capace di scalare le classifiche, con milioni di visualizzazioni ovunque soprattutto grazie a una canzone intitolata «Another Day Old».
Non è la prima volta che un artista inesistente riesce a spopolare sulla scena digitale. Eddie Dalton appare in video con l’aspetto di un elegante afroamericano di età matura, espressione malinconica, voce roca e calda tipica del genere. Tutto prevedibile, senza errori, senza incertezze. Non si tratta di un plagio così come lo si conosceva finora. Non è neanche un’imitazione comunemente intesa. Tutti gli artisti hanno sempre lavorato e lavorano anche per imitazione (o emulazione), tutti gli artisti copiano a loro modo nel tentativo (felice ma più spesso disperato) di creare un’opera nuova, sorprendente per quanto imperfetta.
La prima discussione scatenata dal caso Dalton ha riguardato il copyright. Di chi i diritti? A chi i diritti? Ma la questione più interessante è un’altra: sapevamo bene che il grande pubblico mostra di gradire prodotti seriali, liofilizzati e per così dire senza sangue. Ora l’AI riesce in tempi brevissimi a sintonizzarsi con il gusto diffuso, assecondando e anzi rafforzando quel conformismo di massa a cui il mercato (umano e non artificiale) ci ha formati e abituati per decenni grazie alla quasi esclusiva promozione di opere (musicali, letterarie eccetera) perfettamente banali e dal successo sicuro. Resta da sapere fino a quando l’imperfezione sofferta, l’errore, la quota di fallimento che esiste in ogni capolavoro resteranno prerogativa umana.
6 giugno 2026
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