Oltre 7.800 anni fa gli alci vivevano nei boschi delle Dolomiti: la storia del fossile scoperto da nonna e nipote
In occasione dei 15 anni del museo di San Cassiano, due rari reperti archeologici saranno presentati per la prima volta al pubblico. L'esperto: «Questi ritrovamenti sono estremamente rari in Alto Adige»
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Oltre 7.800 anni fa gli alci vivevano nei boschi delle Dolomiti: la storia del fossile scoperto da nonna e nipote
di Silvia M.C. SenetteIn occasione dei 15 anni del museo di San Cassiano, due rari reperti archeologici saranno presentati per la prima volta al pubblico. L'esperto: «Questi ritrovamenti sono estremamente rari in Alto Adige»
Immaginare un alce che attraversa i boschi delle Dolomiti, muovendosi tra i profili rocciosi della Val Badia, oggi sarebbe un esercizio di fantasia. Eppure migliaia di anni fa questo maestoso mammifero dal portamento elegante abitava stabilmente i territori alpini. Una prova tangibile sono due rari reperti archeologici presentati per la prima volta al pubblico al Museum Ladin Ursus ladinicus di San Cassiano per i quindici anni di attività. Si tratta delle grandi ramificazioni ossee che ornano la testa dei maschi di questa specie, il termine tecnico è «palchi» e comunemente ma erroneamente vengono definite corna, al centro di una nuova sezione espositiva permanente.
Un clima in evoluzione
I due elementi biologici, persi naturalmente dagli animali dopo la stagione degli amori nel tardo autunno o in inverno, dimostrano scientificamente come il paesaggio dolomitico postglaciale fosse profondamente diverso da quello attuale: era caratterizzato da un clima in evoluzione, boschi in forte espansione e ampie zone umide ideali per la sopravvivenza dei grandi erbivori.
La datazione al radiocarbonio
Il primo reperto è stato rinvenuto nel 2020 al Passo Campolongo, a circa 1.875 metri di quota, durante la costruzione della stazione a valle dell’impianto di risalita Costorata. Notato per il suo valore da Maria Trebo, gestrice della vicina baita Munt Planfistí, il fossile è stato datato grazie all’analisi al radiocarbonio a circa 7.810 anni fa facendolo risalire al Mesolitico, l’era dei cacciatori-raccoglitori. La sua eccezionale conservazione si deve all’ambiente di un’antica torbiera in cui fu originariamente deposto: la totale scarsità di ossigeno e il fango hanno impedito il deterioramento.
Il reperto scoperto da nonna e nipote
Il secondo elemento è stato invece scoperto nel 2023 da Laura Fornasier e dalla nipote Sara Venturini nel letto asciutto del torrente Rü Sciaré, nella zona della Capanna Alpina a San Cassiano. Questo fossile ha un’età stimata di circa 6.060 anni e si è mantenuto intatto grazie al detrito roccioso dolomitico che lo ha inglobato e protetto. I pezzi sono esposti in un’unica vetrina museale. Lo studio e l’inquadramento scientifico sono stati curati dal paleontologo Herwig Prinoth, che evidenzia «la straordinaria rarità di questi ritrovamenti in Alto Adige, dove gli unici altri precedenti storici noti provengono dal Renon e dall’Alpe di Siusi».
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6 giugno 2026
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