A rete con la Storia, le origini del tennis in un trattato cinquecentesco scritto da Don Antionio Scaino da Salò
Corriere della Sera - Cultura

A rete con la Storia, le origini del tennis in un trattato cinquecentesco scritto da Don Antionio Scaino da Salò

Sabato 6 giugno 2026
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Un testo citato anche dal monumentale lavoro sullo sport di Gianni Clerici

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A rete con la Storia, le origini del tennis in un trattato cinquecentesco scritto da Don Antionio Scaino da Salò

di Pietro Keller Cassetti

Un testo citato anche dal monumentale lavoro sullo sport di Gianni Clerici

Nella vecchia pallacorda, perdere cinque cacce consecutive voleva anche dire consegnare l’incontro nelle mani del proprio avversario. «Dopo aver perso cinque cacce, senza poter prendere fiato né reggersi saldamente, coperto di sofferenza e di vergogna, egli [il giocatore] si infuria o diventa insensibile. E sono pochi coloro che non cadono in qualche forma di strana e rabbiosa disperazione».

Il trattato del giuoco della palla (1555), di Don Antonio Scaino da Salò, non parla ancora di lawn tennis, che nascerà in Inghilterra soltanto alla fine del diciannovesimo secolo. I suoi «giuochi con la corda o col palmo» ricordano però molto da vicino, se non nelle sembianze certo nello spirito essenziale – sempre sospeso fra grazia e ossessione maniacale – l’evoluzione moderna dello sport. Don Antonio, brillante studioso di filosofia aristotelica e, nel tempo libero, compagno di doppio del principe Alfonso d’Este (che poi sarebbe diventato duca di Ferrara come Alfonso II: l’Alfonso II «magnanimo» ed «emulo di Goffredo» del proemio della Gerusalemme liberata di Tasso), ha il merito di aver codificato per la prima volta la natura e le regole di quei passatempi aristocratici e popolari, diffusi da secoli in Europa e in modo particolare nel suo sedicesimo secolo. 

Lo scorso sabato, nel contesto delle celebrazioni dedicate al seicentenario della “Magnifica patria” - la comunità autonoma che riunì durante la dominazione veneta e ancor prima il Garda e la Valle Sabbia - il MuSa di Salò ha dedicato all’opera di Scaino un pomeriggio di interventi, corredati dall’esposizione di una copia della prima e unica edizione del trattato, insieme ad altri reperti del tennis delle origini. Hanno parlato di Scaino Pierangelo Goffi, responsabile della Biblioteca dell’Università Cattolica di Brescia, e Stefano Grismondi, psicologo e ricercatore Phd in scienze dello sport.

Il trattato di Scaino venne definito da Gianni Clerici, che lo esaminò all’inizio del suo monumentale 500 anni di tennis, un «cortigiano del tennis», cioè un’opera che intendeva prescrivere, come quella quasi contemporanea di Baldassarre Castiglione, un modello di comportamento ideale del gentiluomo di corte, di cui l’arte della racchetta doveva essere parte integrante (come dice Scaino, la pallacorda è «lo sport più appropriato per un uomo di lettere»). Il trattato è diviso in tre parti: le prime due sono dedicate alle regole e alla natura dell’attività. Don Antonio vi spiega «in qual modo si faccia il giuoco della corda»: innanzitutto con la mano o con la racchetta (lo scanno). 

Poi c’è il pallone col busuolo (il bracciale) e, naturalmente, il calcio. Ancora, il jeu de paume può essere courte (al chiuso) o longue (all’aperto), e ciascuna specialità ha un suo campo e dei suoi strumenti peculiari. La terza sezione invece tratta la valenza dello sport come pratica salutare per il corpo e per la mente: è su quest’ultima che si è concentrato nel suo intervento Stefano Grismondi.

Le celebrazioni per il seicentenario della “Magnifica patria” si protrarranno fino al convegno conclusivo del 4 ottobre; nel frattempo, fino al 28 giugno, è ancora possibile visitare nelle sale del Museo la mostra dedicata, che comprende documenti, mappe e testimonianze originali provenienti dall’Archivio storico di Salò.

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6 giugno 2026

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